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Le Chat Noir


Fu un celebre locale adibito a spettacoli di cabaret di Montmartre (Parigi), fondato nel novembre 1881 da Rodolphe Salis (1851-1897).

Situato ai piedi della butte (collina) di Montmartre, Le Chat noir fu uno dei principali luoghi d'incontro della Parigi-bene ed il simbolo della Bohème alla fine del XIX secolo.
Figlio di un produttore di bibite di Châtellerault, Salis, arrivato a Parigi nel 1872, si guadagna da vivere, in un primo tempo, come artista fabbricando oggetti di devozione, prima di concepire l'idea d'associare arte e spaccio di vino.

Immagina di creare un caffè «di puro stile Luigi XII...con un lampadario in ferro forgiato, d'epoca bizantina, e dove i gentiluomini, i borghesi e i contadini sarebbero invitati, d'ora in poi, a bere l'assenzio, il solito di Victor Hugo (preferito anche da Garibaldi) e l' hypocras (vino zuccherato e aromatizzato con chiodi di garofano e cannella) in coppe d'oro».
In realtà, Le Chat noir, aperto nel novembre 1881, iniziò servendo vino di poco pregio in un ambiente privo di sfarzo ma già, sulla porta, i clienti erano accolti da uno Svizzero splendidamente gallonato, coperto d'oro dalla testa ai piedi, incaricato di far entrare i pittori e i poeti lasciando fuori gli «infami curati e i militari». Il primo Chat noir era situato in due piccole stanze in boulevard de Rochechouart. Il suo nome, per alcuni, è dovuto ad un gatto nero che Salis trovò sul marciapiede durante i lavori. Per altri, il nome e il simbolo del gatto nero erano stati ripresi da un disegno trovato su un muro durante i lavori di restauro di un precedente locale. Progressivamente, l'ambiente fu migliorato per dare un aspetto pseudostorico evocatore dell'epoca di Rabelais.

Salis aveva incontrato, qualche tempo prima, Émile Goudeau e lo aveva convinto a trasferire a Le Chat noir i suoi Hydropathes, che si riunivano sulla rive gauche. Rapidamente, i poeti e gli chansonnier che si esibivano a Le Chat noir attirarono la migliore clientela di Parigi. Si veniva prima di tutto per le battute spiritose che scaturivano spesso a spese dei clienti, interpellati da uno «Guarda un po'! Sei finalmente uscito di prigione?» o da un altro «Cosa ne hai fatto della tua sgualdrina di ieri ?» ad un nuovo cliente palesemente accompagnato dalla moglie. Una sera, il futuro re Edoardo VII vi fu apostrofato in questi termini : «E bene! Guardate quello là: lo si direbbe il Principe di Galles tutto bagnato di piscia !»

Si potevano incontrare a Le Chat noir il pittore Adolphe Willette, gli chanssonnier Aristide Bruant e Jules Jouy, l'umorista Alphonse Allais e i poeti Charles Cros, Albert Samain, Maurice Rollinat, Maurice Mac-Nab, Jean Richepin ecc. Rodolphe Salis ebbe l'idea d'installare un pianoforte, novità per un cabaret, in modo che la canzone vide veramente il giorno a Le Chat noir.

Raggiunto il successo, Salis trasferì il cabaret in un fabbricato di tre piani situato in prossimità di rue de Lavel (oggi rue Victor-Massé). Nelle diverse sale, fece realizzare decori pseudostorici, sotto l'egida d'illustratori come Henri Rivière e Caran d'Ache. Creò pure, con l'aiuto di Henrie Rivière, un teatro di ombre a colori nel quale furono dati veri piccoli capolavori

Le Chat noir fu, secondo Laurent Tailhade, «L'Assommoir e La Divina Commedia amalgamate» e, secondo Jean Lorrain, «olla-podrida di tutti gli stili e di tutte le stravaganze, la bottega dell'artista rigattiere, di tutto un quartiere di imbrattatele e di poeti, un museo picaresco e barocco di tutte le elucubrazioni di scapigliati venuti ad arenarsi tutti là per vent'anni, di tutti questi relitti: il cattivo gusto accanto a deliziose trovate, statuette policrome e affreschi di Willette; voli di nudità gracili e perverse, sferzate di rose e nimbi d'oro, e gufi impagliati, ferri forgiati e gatti di maiolica; vetrate allegoriche assordanti di colore e di crudele modernità, e bassorilievi miniati; musica di Delmet e canzoni di Xanrof…Le Chat noir, la taverna artistico-commerciale del gentiluomo Salis, signore di Chatnoirville-en-Vexin (ossia Città-del-gatto-nero nel Vexin), dove con mano benedicente uno scaltro compagnone con baffi da soldataccio smerciava canzoni, sonetti, pochade, uova sode e boccali di birra conditi di gloria nell'ambiente più miracolosamente truccato».

Numerosi cabaret sparsi nel mondo da allora hanno preso questo nome. Ai suoi tempi, Le Chat noir conobbe delle imitazioni, la più conosciuta fu L'Abbaye de Thélème, place Pigalle, creata da Jules Roques.

Per promuovere il cabaret, Rodolphe Salis creò la rivista bisettimanale Le Chat Noir che fu stampata dal gennaio 1882 al 1895  e che incarnò lo spirito "fin de siècle". I collaboratori erano i cantanti e i poeti che si esibivano nel cabaret come pure gli artisti che l'avevano decorato. Caran d'Ache vi disegnava scene militari e Willette dei Pierrot e delle Colombine.

Le Chat noir fu uno dei primi a pubblicare brevi articoli scritti da Jean Lorrain.

Jules Roques non imitò soltanto il cabaret Le Chat noir aprendo L'Abbaye de Thélème, ma anche la rivista pubblicando Le Courrier français.

http://it.wikipedia.org/wiki/Le_Chat_noir





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Theda Bara


Cincinnati, 29 luglio 1885 – Los Angeles, 7 aprile 1955

E' stata un'attrice statunitense, prima "vamp" o "donna fatale" del cinema. Il suo vero nome era Theodosia Burr Goodman.
Dopo aver esordito in parti secondarie, viene lanciata dal produttore William Fox nel melodramma A Fool There Was (1915), con lo pseudonimo di Theda Bara, anagramma di "Arab Death" ("morte araba" in inglese). I produttori le modellano addosso l'immagine di donna perversa e tentatrice, pubblicizzandola con foto che la ritraggono con intriganti abiti egizi, e in cui è attorniata da ragnatele e serpenti.

Per il pubblico americano è ormai la "vamp", nome che deriva da Vampire (ossia vampiro), e che sta ad indicare il tipo di donna dissoluta e tentatrice che si diverte a rendere gli uomini suoi schiavi, sbarazzandosene una volta che si è conquistata la loro devozione. The Vampire è anche il titolo di una novella di Rudyard Kipling dalla quale viene tratto appunto il primo film di cui Theda Bara è protagonista.

Negli anni dieci ella diventa celebre per le sue interpretazioni, dal gusto eccessivo ma certo di grande effetto, di eroine come Salomè, Cleopatra, Carmen e altre femme fatale, è inoltre una delle attrici ad aver interpretato nei film in bianco e nero la zingara Esmeralda, personaggio del capolavoro di Victor Hugo Notre Dame de Paris.

Nel decennio seguente il personaggio della "vamp" passa di moda per far spazio a quello della "maschietta" simbolo dell' "età del jazz". Così nel 1926 Theda Bara si ritira a vita privata insieme al marito, il regista Charles Brabin sposato nel 1921, un matrimonio che durò fino al 1955, anno di morte dell'attrice.

Si spegne all'età di sessantanove anni per cancro allo stomaco.

http://it.wikipedia.org/wiki/Theda_Bara



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Gli ateliers di Modigliani a Parigi


Con il prezioso aiuto del libro "La Ruche et Montparnasse" di Jeanine Warnod, ho potuto ricostruire con precisione gli spostamenti di Modigliani a Parigi: le sue tante abitazioni e i suoi ancor di più ateliers.
Posto qui di seguito gli screenshot tratti da Google Maps che ritraggono come sono ora i luoghi conosciuti e vissuti dal pittore.




Cité Falguière


53, Rue de Montparnasse


55-57, Rue de Montparnasse (probabilmente un tempo era questo il n° 53)


54, Rue du Dome


Rue Jospeh-Bara


8, Rue de la Grande-Chaumière. Sulla targa c'è scritto

Ateliers Gauguin et Modigliani


Rue de la Grande-Chaumière. Sulle targhe compaiono
Academie de la Grande-Chaumière - Peinture Sculpture - Fondée en 1904 - Les Maitres Antoine Bourdelle, André Ménard, Lucien Simon, Xavier Prinet, Castelucho ont enseigné ici.

Sculpture - Atelier Charles Despiau
Sculpture - Atelier Robert Wlerick
Sculpture - Atelier O. Zadkine
Peinture - Atelier Yves Brayer
Peinture - Atelier Pierre Jerome


216, Boulevard Raspail

Non so se quanto si dice in questo sito http://www.parisbestlodge.com/grandechaumiere.html sia vero. Modigliani avrebbe abitato anche in 16, Rue de la Grande-Chaumière. Probabilmente si.
Nel caso in cui fosse vero, non so come si possa affittare uno studio di un artista famoso. L'idea, in ogni caso, è carina e molto suggestiva.

Ultimi aggiornamenti

Nel novembre 1907, Modigliani incontra il Dottor Paul Alexandre, suo protettore, a tempi alterni, per i sette anni successivi, ed inizia a frequentare la colonia che questi, con il fratello Jean, aveva creato in Rue du Delta a beneficio dei suoi amici artisti.


7, Rue du Delta

Ancora ultimi aggiornamenti

Leggendo l'ultimo libro acquistato, scopro ancora altre abitazioni e ateliers di Modigliani.


13, Place Emile Goudeau, Hotel du Poirier


Rue de Douai


Rue Girardon


7, Place Jean Baptiste Clément



13, Rue Ravignan, Le Bateau Lavoir



Le maquis di Montmartre
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Targhe commemorative a Venezia

Alcune targhe commemorative che ho fotografato a Venezia nei miei soliti pellegrinaggi.


 In questa casa abitò Alessandro Manzoni negli anni 1803-1804

Campo San Maurizio


Qui visse Giorgio baffo 1694-1768 Poeta dell'amore che ha cantato con la massima libertà e con grandiosità di linguaggio. Guillaume Apollinaire 1910 - Gli amici del Baffo 1987

Campo San Maurizio


Da Venezia ho ricevuto gli insegnamenti più preziosi nella vita; da Venezia sembra di uscirmene adesso come accresciuto dopo un lavoro.. Modigliani - Amedeo Modigliani qui operò nel 1905. A cura degli Amici dei Musei e dei Monumenti veneziani, 24.05.2002

Rio San Sebastiano


John Ruskin abitò in questa casa (1877) - Sacerdote dell'arte nelle nostre pietre nel nostro S. Marco quasi in ogni monumento d'Italia cercò insieme l'anima dell'artefice e l'anima del popolo - Ogni marmo ogni bronzo ogni tela ogni cosa gli gridò che bellezza e religione se virtù d'uomo la susciti e riverenza di popolo l'accolga - Il Comune di Venezia riconoscente P. XXVI gennaio MDCCCC

Zattere ai Gesuiti


André Suarès scrittore, saggista, critico e uomo di lettere soggiornò in questa casa nel novembre 1902 - Il Comune di Venezia aprile 2006

Zattere ai Gesuiti

Ultimi aggiornamenti


A Riccardo Wagner morto fra queste mura il XIII febbraio MDCCCLXXXIII Venezia.

Sul muro posteriore di Ca' Vendramin Calergi
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La Ruche

http://commons.wikimedia.org/wiki/File:La-ruche-2-montparnasse-paris-1918-amedeo-modigliani.jpg

E' un luogo artistico dove dal 1902 si alternano artisti di tutto il mondo. Situato nel quartiere Vaugirard ai confini di Montparnasse  al 2, Passagge de Dantzig, la Ruche è una vecchia struttura a forma poligonale che con i suoi numerosi atelier ha dato ospitalità a molti dei più grandi pittori scultori e mosaicisti dei primi anni del novecento. La struttura fu acquistata dal Mecenate e scultore Alfred Boucher, durante la demolizione dell'esposizione universale di Parigi del 1900 e la fece ricostruire al 15 arrondissement che all'eopca era la campagna di Parigi.
L'idea di Alfred Boucher (1850-1934) era quella di aiutare gli artisti poveri, ma ricchi di talento, che arrivavano a Parigi da ogni parte del mondo e offrire, ai residenti, i modelli e uno spazio espositivo. L'inaugurazione avvenne nel 1902 e fu chiamata La Ruche (in italiano l'alveare) perché la struttura piena di finestre e di atelier con artisti al lavoro ricordava appunto l'alveare delle api.
Chi abitava alla Ruche doveva pagare un bassissimo affitto che quasi mai i giovani artisti pagavano, ma Alfred Boucher non ha mai sollecitato e cacciato nessuno. Alcuni artisti che vi hanno abitato: Alexander Archipenko, Amedeo Modigliani, Marc Chagall, Lorenzo Viani, Leger, Soutine, Kremegne, Kikoine, Zadkine, Epstein, Marie Vorobieff Marevna, Diego Rivera, Ardengo Soffici, Lipchitz, Marcel Damboise, Luigi Guardigli (mosaicista), Leonard Leoni, Vitaliano Tarabella e molti altri.
La Ruche durante la Seconda Guerra Mondiale è andata in declino e al momento del boom immobiliare del 1968, ha rischiato la demolizione. Ma grazie ad un comitato a difesa della Ruche con Marc Chagall presidente onorario e altri 30 artisti tra cui Renato Guttuso  e un magnate è stato riacquistato il terreno e fatto dono allo stato francese creando una fondazione nazionale, quindi intoccabile. La Ruche non è aperta al pubblico, anche se dall'esterno vale solo una visita.

http://it.wikipedia.org/wiki/La_Ruche

Posto qui di seguito due immagini per me preziose tratte da un volume che ho cercato a lungo ("La Ruche et Montparnasse" di Jeanine Warnod). Si indicano con grande precisione gli ateliers abitati dagli artisti. Non me ne voglia l'autrice, ma il suo libro è un sapere prezioso da condividere.



Ultimi aggiornamenti

 


La lanterna della cupola riutilizzata alla Ruche, ma proveniente dal Padiglione Russo.







Il cancello d'entrata riutilizzato a La Ruche, ma costruito, in realtà, per il Palais de la Femme



Jacques Chapiro


Chaim Soutine


Jacques Yankel


Nel mese di settembre 2003, il Café La Coupole ha organizzato all'interno delle sue sale una bella esposizione dove diversi artisti hanno mostrato al pubblico la loro "rivisitazione artistica" de La Ruche.


























Dupuy-Berberian, Montparnasse 1920


François Avril


Edmond Baudoin


Nicolas Vial
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