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Buon Anno, Bonne Année, Happy New Year, Fröhliches Neujahr!











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Tino Giardini 2ª parte

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"Le crépuscule du soir" da "Les fleurs du mal" di Charles Baudelaire


Ho ritrovato un vecchio libro e oggi approfitto per condividere qui una bella poesia di Charles Baudelaire che mi è molto piaciuta.



Buona lettura!
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Buon Natale, Joyeux Noël, Merry Christmas, Fröhliche Weihnachten!









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Il Casone di Valle Zappa


Valle Zappa è una delle valli da pesca della Laguna Sud, situata nel territorio di Campagna Lupia e raggiungibile oltre che via mare, anche via terra, percorrendo la statale Romea. In questo paesaggio affascinante si allevano le anguille, i branzini, e le orate che compriamo al mercato di Rialto e negli altri mercati ittici del Veneto. Si tratta di un’area poco frequentata dagli abitanti di Venezia dove si susseguono campi e barene che, visti dall’alto, disegnano particolari figure geometriche dove si nasconde un patrimonio naturalistico notevole. La valle era infatti considerata tra le più ricche per avifauna e ancora oggi vi si possono scorgere esemplari di uccelli che la raggiungono per svernare o per nidificare.

E’ qui che spicca per la sua particolarità lo splendido Casone di caccia di Valle Zappa. Nessuno si aspetterebbe di trovare un'abitazione in stile nordico nel bel mezzo della laguna sud, e invece eccola li che si fa notare anche in lontananza per le sue forme e colori. Sebbene non abbia nulla a che vedere con le tradizionali case di caccia della laguna, si inserisce perfettamente nel paesaggio lagunare e forse ne amplifica quasi la bellezza, dando al paesaggio un aspetto tipico dei racconti fantastici, delle saghe nordiche.
Il complesso, inserito all’interno di un giardino ben curato dove si trovano tantissime specie vegetali e alberi da frutto, comprende, oltre all’edificio principale, anche una barchessa e una torre di avvistamento per la caccia della selvaggina con scala esterna a chiocciola. La torre è sempre provvista di binocoli con cui ammirare il paesaggio circostante e, perché no, anche scorgere qualche particolare specie di volatile.
Come ricorda una lastra di marmo posta sul muro sinistro, il casone fu edificato tra il 1923 e il 1928 per volere del vicentino Mario Malvezzi, su progetto dell’architetto Duilio Torres, fratello di Giovanni, a cui dobbiamo alcuni lavori dell’isola del Lido di Venezia, tra cui il Tempio Votivo.
Torres, appassionato di architettura nordica,  e probabilmente spinto anche dal volere del proprietario, costruì questo gioiello olandese che non è particolare solo all’esterno, ma anche all’interno. Ogni stanza è infatti dipinta con un colore diverso perché gli ospiti che vi passavano la notte in attesa della battuta di caccia dovevano dormire nella stanza il cui colore era abbinato alla botte, la stazione di appostamento, a loro assegnata dal capo caccia. Questi durante la settimana controllava dove stazionava la selvaggina e, in base all’importanza degli ospiti, assegnava i posti nelle botti. (la caccia in botte è tipica della laguna veneta e del delta del po).

Sulla facciata è posto  lo stemma della famiglia Arrigoni Degli Oddi (proprietari dal 1867-1942) raffigurante tre zappe. Una lapide di marmo ricorda anche come il conte Ettore, famoso ornitologo, abbia abbattuto dall’agosto 1877 al dicembre 1921 circa 51.303 uccelli, con una media di 62 capi per tratta. Il record fu il 21 aprile 1911 quando abbatté 374 uccelli. La sua raccolta di uccelli conservata al Museo di Zoologia di Roma è la più importante d’Italia.
Si tratta di un posto da favola, splendido soprattutto durante le ore del tramonto, quando il sole si specchia nelle acque della laguna e dà vita ad uno spettacolo cromatico di incomparabile bellezza.  Oggi appartiene alla famiglia padovana Roncato, famosi produttori di valigie, ma è visitabile gratuitamente.

Si può raggiungere il Casone solo con imbarcazione privata: imboccate il canale di Malamocco, anche detto Canale dei petroli, percorretelo per un bel po’ e imboccate il secondo canale, il canal Piovego che vi condurrà in mezzo alle barene. In lontananza scorgerete il casone, proseguite quindi a vista.


http://www.meetingvenice.it/itinerari-venezia/naturalistici/tra-barene-e-campi-a-coltura.-alla-scoperta-di-valle-zappa-e-del-suo-casone-di-caccia.html




Ultimi aggiornamenti

Ieri sera, in attesa della Mezzanotte, il mio ragazzo mi fa "Guarda guarda! Il Casone di Valle Zappa in TV!".
Ed effettivamente era proprio lui.
Vi posto qui di seguito il video della pubblicità (Valigie Roncato) nella quale compare la splendida abitazione.

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"Modigliani Scultore" al MART di Rovereto


Sabato 18 dicembre ha aperto la mostra "Modigliani Scultore" al MART di Rovereto (TN).
Ovviamente non potevo mancare e, come cerco sempre di fare, il primo giorno io ero là.

Come sempre il MART è un Museo davvero sensazionale. L'ho visitato già altre volte in occasione di altre mostre e ogni volta tornarci è sempre un gran piacere.
Nonostante non ami molto le architetture moderne, nel MART non ci si sente oppressi dal cemento, dal bianco, dalla "tecnologia". Sembra, piuttosto, di entrare in una grande casa con tante scale che ti conducono ai diversi piani e il tutto accompagnato dalla gentilezza delle guide, dei ragazzi guardasala, dai commessi dello shop e dalle molte iniziative piacevoli (questa volta c'erano degustazioni gratis per gli ospiti del museo) che indubbiamente rendono ancora più gradevole la visita in un luogo di cultura.

Ma parliamo della mostra. Sarò di parte (anzi, indubbiamente), ma davvero sono restata senza parole.
Ho visto e rivisto le teste e le cariatidi di Modigliani mille volte su tutti i libri che ho, ma non me le sarei mai immaginate così. Sono gigantesche rispetto a quello che mi aspettavo e di una perfezione certosina.
La pietra, per la maggior parte calcarea (e quindi facilmente lavorabile), rende ancora di più l'idea della linea, la stessa linea che si riscontra nei disegni e nelle bozze appese alle pareti e sapientemente illuminate da piccoli faretti che rendono l'atmosfera calda e un po' mistica.

Interessantissimo è stato anche l'accostamento con altre sculture (alcune non le conoscevo) di altri artisti e di diverse epoche.
E le maschere africane sono qualcosa di davvero sensazionale. E' forte, come ben si sa, l'influenza che le teste di Modigliani hanno subìto dalle maschere del continente nero ed è ancora più forte, camminando tra le sale del museo, la piena comprensione di come Parigi, a inizio secolo, doveva essere la culla di incontro e di nascita di tante teorie artistiche.

Mi è mancato il fiato davanti a tutte le sculture di Modigliani, ai disegni (uno in particolare è molto interessante: pieno di annotazioni e conti matematici), ma mi sono emozionata anche davanti ad "Adamo ed Eva" di Costantin Brâncuşi, uno degli scultori che amo di più in assoluto.
Con mio grandissimo piacere c'erano anche alcune tele dell'artista livornese, anche una tra le più belle, il "Ritratto di Elena Pavlowski". E ho rivisto con piacere il "Ritratto del pittore Frank Haviland" (si trova permanentemente esposto alla Guggenheim di Venezia).

Una mostra stupenda, il MART stupendo (come ho scritto nel libro degli ospiti all'entrata).
Qualcosa di indimenticabile.

Grazie al MART e al mio ragazzo che, fedelmente, mi accompagna e mi segue nelle mie "avventure artistiche".




Testa di donna, 1912


Testa di donna, 1911-13


Testa, 1911-12 ca.
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Preparazione della tela e dei metalli per la pittura da cavalletto, dall' "Abecedario pittorico" di Maria Bazzi


Un altro capitolo: Fondi per la pittura da cavalletto e loro preparazione. Le tele e i metalli.


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Rrose Sélavy


Rrose Sélavy, o Rose Sélavy, era uno degli pseudonimi dell'artista Marcel Duchamp.

Il nome, un gioco di parole, suona come il francese frase "Eros c'est la vie", che si traduce come "eros, è la vita". Spesso è stato anche letto come "arroser la vie" ("brindare alla vita").
Il personaggio di Sélavy emerse nel 1921 in una serie di fotografie di Man Ray a Duchamp travestito da donna.
 Nel corso del 1920 Man Ray e Duchamp collaborarono più volte su questo ambiguo personaggio indeato da Marcel.
Duchamp poi decise di utilizzare il nome come sottotitolo al materiale scritto e firmato di alcune sue creazioni. Una delle più famose opere firmate da Rrose è la scultura dal titolo "Perchè non starnutire Rrose Sélavy?". La scultura, una sorta di ready-made, è costituita da un osso di seppia e un paio di dozzine di piccoli cubetti di marmo che assomigliano a zollette di zucchero all'interno di una gabbia. Appare anche l'etichetta di "Belle Haleine, Eau de Voilette", un readymade 1921 consistente in una boccetta di profumo in una scatola.

Duchamp ha inoltre firmato il suo film "Anemic Cinema" (1926) con il nome Sélavy. Dal 1922 in poi il nome di Rrose Sélavy appare anche iniziato in una serie di aforismi e freddure del poeta surrealista francese Robert Desnos. L'aforisma n°13 ha reso omaggio a Marcel Duchamp: "Rrose Sélavy connaît bien le marchand du sel" ("Rrose Sélavy conosce bene il mercante di sale"); in francese le ultime parole suonano come Mar-Champ du-cel, un suono, ovviamente, molto simile al cognome di Marcel.
Nel 1939 una raccolta di queste aforismi è stato pubblicata sotto il nome di Rrose Sélavy, intitolata "Poils et coups de pieds en tous genres".





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Chana Orloff


E' una pscultrice figurativa.

Nata in Ucraina nel 1888, Chana emigrò insieme alla sua famiglia in Israele nel 1904 e nel 1905 si stabilì a Giaffa, dove trovò un lavoro come sarta.
Successivamente entra a far parte del movimento operaio Hapoel Hatzair. Dopo cinque anni nel paese, le viene offerto un posto di insegnante di taglio e cucito a Ginnasi Herzliya.
Si trasferisce, poi, a Parigi per studiare moda, ma qui sceglie l'arte, iscrivendosi ai corsi di scultura presso l'Académie Russe a Montparnasse.
E' qui che conosce Marc Chagall, Jacques Lipchitz, Amedeo Modigliani, Pascin, Chaim Soutine, e Ossip Zadkine. Nel 1913 espone al Salon d'Automne.
Nel 1916, sposò Ary Justman, uno scrittore e poeta nato a Varsavia, ma da anni residente nella capitale francese. La coppia ha un figlio, ma Ary muore, purtroppo, a causa di una forte influenza (epidemia del 1919).

Quando i nazisti invasero Parigi, Chana fuggì in Svizzera con il figlio e il pittore ebraico Georges Kars. Nel febbraio del 1945, Kars si suicida Ginevra. Ed è in questo momento che Chana decide di tornare a Parigi con il figlio, per trovare che la sua casa saccheggiata e le sue sculture distrutte.
Dopo la fondazione dello Stato d'Israele, la scultrice inizia a trascorrere una crescente quantità di tempo nella sua terra. Il Museo di Arte di Tel Aviv organizza, nel 1949, una mostra di 37 sue sculture.
Rimane in Israele per circa un anno al fine di completare una scultura di David Ben-Gurion, il Monumento Hero ai difensori di Ein Gev e Maternità.
Altri monumenti sono quelli in memoria di Chana Tuckman e per i morti durante la Guerra di Indipendenza israeliana.
Oltre ai monumenti, Chana Orloff scolpisce i ritratti del Primo Ministro israeliano David Ben-Gurion e del futuro primo ministro Levi Eshkol, degli architetti Pierre Chareau, di Auguste Perret, dei pittori Henri Matisse, Amedeo Modigliani, Pablo Picasso e Krohg Per, dei poeti Hayyim Nachman Bialik e di Pierre Mac Orlan.

Chana Orloff muore in Israele il 16 dicembre 1968.


Ad Ein Gev nel 1953


Jeanne Hébuterne, 1914


Modigliani, 1949
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