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Le Isole Tremiti


E' molto tempo che volevo pubblicare qualcosa su questo piccolo arcipelago dell'Adriatico che ho visitato più volte e ora lo faccio.

Le isole Tremiti (o Diomedee) sono un arcipelago del mare Adriatico, sito 12 miglia nautiche a nord del promontorio del Gargano e 24 ad est della costa molisana.

Amministrativamente, l'arcipelago costituisce il comune italiano di Isole Tremiti di 496 abitanti della provincia di Foggia in Puglia.

Il comune fa parte del Parco Nazionale del Gargano. Dal 1989 una porzione del suo territorio costituisce la Riserva naturale marina Isole Tremiti. Anche essendo il più piccolo e il secondo meno popoloso comune della Puglia (con meno abitanti vi è solo Celle di San Vito), è uno dei centri turistici più importanti dell'intera regione. Per la qualità delle sue acque di balneazione è stato più volte insignito della Bandiera Blu, prestigioso riconoscimento della Foundation for Environmental Education.

L'arcipelago è composto dalle isole di San Nicola, sulla quale risiede la maggior parte della popolazione e si trovano i principali monumenti dell'arcipelago; San Domino, più grande, sulla quale sono insediate le principali strutture turistiche grazie alla presenza dell'unica spiaggiasabbiosa dell'arcipelago (Cala delle Arene); Capraia (detta pure Caprara o Capperaia), la seconda per grandezza, disabitata; Pianosa, un pianoro roccioso anch'esso completamente disabitato e distante una ventina di chilometri dalle altre isole; il Cretaccio, un grande scoglio argilloso a breve distanza da San Domino e San Nicola; La Vecchia, uno scoglio più piccolo del Cretaccio e prossimo a questo.

Abitate già in antichità (IV-III secolo a.C.), le isole per secoli furono soprattutto un luogo di confino. In epoca romana l'imperatore Augusto vi relegò la nipote Giulia che vi morì dopo vent'anni di soggiorno forzato. Nel 780 Carlo Magno vi esiliò Paolo Diacono che, però, riuscì a fuggire.

La storia dell'arcipelago non è però solo legata agli esiliati, più o meno illustri, che qui furono confinati, ma soprattutto alle vicende storiche, politiche ed economiche dell'abbazia di Santa Maria a Mare (definita da Émile Bertaux la Montecassino in mezzo al mare).

Secondo il Chartularium Tremitense il primo centro religioso fu edificato nel territorio delle isole adriatiche nel IX secolo ad opera dei benedettini come dipendenza diretta dell'abbazia di Montecassino. Certo è che nell'XI secolo il complesso abbaziale raggiunse il massimo splendore, aumentando a dismisura possedimenti e ricchezze, cosa che portò alla riedificazione da parte dell'abate Alderico della chiesa con consacrazione nel 1045 effettuata dal vescovo di Dragonara.

La magnificenza di questo periodo è testimoniata dalla presenza tra le mura del monastero di ospiti illustri, tra i quali Federico di Lorena (divenuto poi papa Stefano IX) e Dauferio Epifani (successivamente papa Vittore III). Con la bolla di Alessandro IV del 22 aprile 1256 venne confermata la consistenza dei beni posseduti dalla comunità monastica. L'intero complesso rimase un possedimento dell'abbazia di Montecassino per circa un secolo, nonostante le pressanti richieste di autonomia e le proteste dei religiosi tremitesi.

Nel XIII secolo, oramai svincolata dal monastero cassinese, aveva possedimenti in terraferma dal Biferno fino alla città di Trani. Secondo le cronache dell'epoca le tensioni mai sopite con il monastero laziale e i frequenti contatti con i dalmati, invisi alla Santa Sede, portarono i monaci del complesso a una decadenza morale che spinse nel 1237 il cardinaleRaniero da Viterbo ad incaricare l'allora vescovo di Termoli di sostituire alla guida dell'abbazia l'ordine di San Benedetto con i Cistercensi.

In seguito, Carlo I d'Angiò munì il complesso abbaziale di opere di fortificazione. Nel 1334 l'abbazia fu depredata dal corsaro dalmata Almogavaro e dalla sua flotta, proveniente dalla città dalmata di Almissa, i quali trucidarono i monaci mettendo fine alla presenza cistercense nell'arcipelago.

Nel 1412, in seguito a pressioni e lettere apostoliche, e su diretto ordine di papa Gregorio XII, dopo il rifiuto di diversi ordini religiosi, una piccola comunità di Canonici Lateranensi, proveniente dalla chiesa di San Frediano in Lucca e guidata da Leone da Carrara si trasferì sull'isola per ripopolare l'antico centro religioso. I Lateranensi restaurarono il complesso abbaziale, ampliandone inoltre le costruzioni, soprattutto con la realizzazione di numerose cisterne ancora oggi funzionanti ed estesero i possedimenti dell'abbazia sul Gargano, inTerra di Bari, Molise e Abruzzo.

Nel 1567 l'abbazia-fortezza di San Nicola riuscì a resistere agli attacchi della flotta di Solimano il Magnifico.
L'abbazia fu soppressa nel 1783 da re Ferdinando IV di Napoli che nello stesso anno istituì sull'arcipelago una colonia penale. Nel periodo napoleonico l'arcipelago fu occupato dai murattiani che si trincerarono all'interno della fortezza di San Nicola resistendo validamente agli assalti di una flotta inglese (anno 1809). Di questi attacchi sono visibili ancora oggi i buchi delle palle di cannone inglesi sulla facciata dell'abbazia. In seguito a tale evento, Murat concesse la grazia ai deportati che avevano collaborato alla resistenza contro gli inglesi. Fu così che ebbe fine la prima colonizzazione delle Tremiti, effettuata mediante l'insediamento di colonie penali.

Nel 1843 re Ferdinando II delle Due Sicilie con l'intento di ripopolare le isole vi fece insediare molti indigenti provenienti dei bassifondi napoletani, che poterono così sfruttare proficuamente la pescosità di quell'area marittima, dando luogo così ad una seconda colonizzazione delle Tremiti.
Nel 1911 furono confinati alle Tremiti circa milletrecento libici che si opponevano all'occupazione coloniale italiana. A distanza di un anno circa, un terzo di questi erano morti di tifo esantematico. 
In epoca fascista l'arcipelago continuò a essere luogo di confino, ospitando tra l'altro anche il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini e Amerigo Dumini. Vi furono confinati anche diverse centinaia di omosessuali (nell'isola di San Domino) anche se non esisteva nessuna legge contro l'omosessualità.
L'autonomia comunale risale al 1932.
Nel 1987 Mu'ammar Gheddafi, in virtù delle deportazioni di cittadini libici effettuate soprattutto dal governo Giolitti a partire dal 1911, dichiarò che l'arcipelago era parte della Libia. Tali pretese territoriali seguivano la tensione diplomatica che sussisteva con l'Italia.

Nelle isole Tremiti la popolazione parla una lingua napoletana (il dialetto ischitano) anziché il dialetto foggiano, parlato nella vicina terraferma: questo è spiegabile in quanto l'isola fu popolata da Ferdinando II nel 1843 con pescatori provenienti da Ischia e da famiglie di mercanti del Regno delle due Sicilie che continuarono a parlare e a diffondere la lingua d'origine anche a distanza di tempo.


http://it.wikipedia.org/wiki/Isole_Tremiti
















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Konstantin Alekseyevich Korovin



Mosca, 23 novembre 1861 - Parigi, 11 settembre 1939

E' stato uno dei maggiori rappresentanti russi dell' Impressionismo.

Konstantin è nato a Mosca da una famiglia di mercanti, che in realtà, però, risultano da alcuni documenti ufficiali come "contadini della regione di Vladimir Gubernia". Suo padre, Aleksey Mikhailovich Korovin, conseguì una laurea e si interessò molto alle arti e alla musica che diffondeva, perfino, nell'azienda di famiglia fondata dal nonno di Konstantin.
Il fratello maggiore Sergey Korovin è stato, anch'egli, un notevole pittore della corrente realista.
Nel 1875 Korovin è entrato alla Scuola di Mosca di Pittura, Scultura e Architettura, dove ha studiato con Vasily Perov e Alexei Savrasov. Suo fratello Sergey era già stato studente presso la stessa scuola. Durante i loro anni di studio i fratelli Korovin furono amici di altri studenti, poi divenuti famosi come Valentin Serov e Isaac Levitan; Konstantin mantenne queste amicizie per tutta la vita.
Nel biennio 1881-1882, Konstantin trascorso un anno presso la Accademia Imperiale delle Arti a San Pietroburgo, ma tornò deluso alla Scuola di Mosca di Pittura, Scultura e Architettura. Qui studiò con un nuovo insegnante Vasily Polenov fino al 1884.
Nel 1885, Konstantin si recò a Parigi e successivamente in Spagna.

Parigi fu uno shock per me ... impressionisti ... in loro ho trovato tutto quello che mi è stato vietato di fare e che mi riporterebbe a Mosca

Questo è quanto scrisse in seguito al suo folgorante incontro con gli Impressionisti.

Nel 1885 il pittore, lavorò per il Teatro dell'Opera di Parigi e progettò l'arredamento per il palcoscenico per l'Aida di Giuseppe Verdi,  il Lakmè di Léo Delibes la Carmen di Georges Bizet.
Nel 1888, Konstantin viaggiò fino all'Italia e la Spagna; qui realizzò il dipinto "Sul balcone. Donna Leonora e Donna Ampara". Il suo stile fu, indubbiamente, influenzato dalla cultura impressionista e dalla nascente Art Nouveau..
Nel 1888, il pittore rimase affascinato dai paesaggi della costa della Norvegia e del Mare del Nord. Nel 1894 intraprese un secondo viaggio nei paesi scandinavi; questo anno coincise con la costruzione della Ferrovia del Nord e Konstantin ne interpretò spesse volte l'aria che vi si respirava.
All'inizio del XX secolo, l'artista concentrò la sua attenzione sul teatro occupandosi di diverse scenografie.
Nel 1905, Korovin divenne Accademico di Pittura e nel 1909-1913 professore alla Scuola di Mosca di Pittura, Scultura e Architettura.
Uno dei temi preferiti dell'artista era Parigi. Dipinse un cafè parigino (1890), il Cafè de la Paix (1905), La Place de la Bastille (1906), Paris at Night, Le Boulevard Italien (1908), Night Carnival (1901), Parigi di sera (1907) e tanti altri luoghi conosciuti della città.
Durante la prima guerra mondiale, Konstantin lavorò sotto mentita identità presso l'esercito russo, ma spesse volte si trovò a dover combattere in prima linea.

Dopo la Rivoluzione d'Ottobre, Korovin ha continuato a lavorare in teatro, progettando le scenografie per Le Valchirie e il Sigfriedo di Richard Wagner, così come per lo Schiaccianoci di Pyotr Ilyich Tchaikovsky (1918-1920).
Nel 1923 si trasferì a Parigi su consiglio del suo medico per rimediare alle pessime condizioni del suo cuore e dare attenzioni al suo figlio portatore di handicap.
Qui ci sarebbe dovuta essere una grande personale del pittore, ma poco prima che la mostra venisse allestita, tutti i dipinti vennero rubati e il pittore rimase senza un soldo e dovette, per anni, cercare di sbarcare il lunario dipingendo solo temi facilmente vendibili (i lunghi inverni russi e i boulevards di Parigi).

Konstantin morì a Parigi l'11 settembre 1939.
Il figlio Alexey (portava lo stesso secondo nome del padre) ripercorse le tappe paterne diventando, anch'egli, un notevole pittore. A causa, però, di un incidente avvenuto durante la prima infanzia, Alexey aveva entrambi i piedi amputati e questo lo demoralizzò a tal punto da suicidarsi nel 1950.



Valentin Serov - Ritratto di Konstantin Korovin, 1891


Idillio nordico, 1886


Saint Denis


Montmartre


Sulla barca, 1888


L'ora del tè


Venezia, 1894


Café de la Paix
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"Dalla parte di Swann" di Marcel Proust


Ho finito da alcuni giorni di leggere questo romanzo (la lettura è difficoltosa: ho acquistato il volume de I Mammut della Newton Compton Editori che raccoglie tutti e 7 i romanzi del ciclo "Alla ricerca del tempo perduto"; il libro è di spessore quasi 7 cm!).

Dalla parte di Swann o La strada di Swann (Du côté de chez Swann) è il primo volume dell’opera di Marcel Proust Alla ricerca del tempo perduto (À la recherche du temps perdu). A volte viene pubblicata separatamente solo la seconda delle tre parti di cui è composto, Un amore di Swann, che costituisce un romanzo nel romanzo.

Nella prima sezione del primo volume, intitolata Combray ("Combray"), il protagonista, che coincide col narratore (e infatti si chiama Marcel), racconta della propria infanzia trascorsa nella città di Combray. La storia procede in modo molto lento con una dettagliata descrizione psicologica del narratore, attraverso un ricordo dei problemi che egli vive da ragazzo. In questa sezione è presente uno degli episodi più famosi del libro, quello in cui il protagonista, dopo aver imbevuto nel tè una madeleine, ricorda come egli era solito mangiarne da piccolo la domenica mattina prima della messa. Ricorda anche altri dettagli della sua infanzia a Combray, tra cui persone, come la zia Léonie e la gente del villaggio, ma anche luoghi, come la vecchia casa grigia sulla strada, il giardino, le vie, le escursioni quotidiane ed il parco dei signori Swann. Questo primo volume dell’opera, inoltre, funge da preludio, introducendo temi e personaggi principali della “Recherche”, i quali subiranno una metamorfosi nel corso del tempo a partire da ora fino alla fine dell’opera. Infatti è in questa sezione che viene introdotta la famiglia Swann e anche quella Guermantes.

La seconda sezione del primo volume, intitolata Un amore di Swann (“Un amour de Swann”), rappresenta un punto di svolta, l’andamento del romanzo si fa più veloce ed interessante, diventando una sorta di “romanzo nel romanzo”. Il protagonista (Charles Swann) ricorda la sua passione travolgente per Odette de Crécy,  una donna di mondo, raffinata ed opportunista al tempo stesso. L’attrazione per Odette, che Swann incontra per caso in un circolo letterario, il salotto di Madame Verdurin, lo spingerà a frequentare questo salotto borghese. Il protagonista andrà spesso a trovare Odette, la quale gli dimostrerà una certa tenerezza e sarà proprio questo sentimento a far nascere in lui l’amore. Odette si faceva mantenere dalla famiglia, ma poi inizia a farsi mantenere da Charles, pur mostrandosi, al tempo stesso, disponibile verso altri uomini. Da qui nasce nel protagonista una gelosia morbosa, per cui lui vorrebbe conoscere il passato di Odette in maniera anche troppo dettagliata. Nel frattempo, Madame Verdurin capisce che il suo salotto rappresenta per Charles solo il luogo in cui incontrare la sua amata. Da ciò nasce tra i due un’antipatia reciproca e la presenza di Charles non sarà più gradita. Proprio per questo motivo Odette continuerà a frequentare il circolo letterario, che diventerà per lei luogo di rifugio e tradimento. La storia d’amore si trasforma così in un rapporto tormentato, tanto da diventare la storia di una malattia: Charles da una parte vorrebbe lasciare Odette, ma dall’altra sa di non poterne fare a meno, nonostante tutto; Odette, invece, capisce di avere sempre più potere su di lui e ne approfitta, tanto da convincerlo in seguito a sposarla.

Nella terza sezione del primo volume, intitolata Nomi di paesi: Il nome (“Nom de pays: Le nom”), il narratore sogna ad occhi aperti di viaggiare, visitando varie località. Combray rappresenta per l’autore un mondo infantile, chiuso e protettivo, che si contrappone ai paesi che invece vorrebbe visitare e sui quali fantastica a lungo, anche solo sui loro nomi, che gli ispirano suggestioni di vario tipo.

http://it.wikipedia.org/wiki/Dalla_parte_di_Swann 

Riporto qui di seguito un bellissimo passaggio nel quale si comprende cosa Proust intende con l'espressione "dalla parte di Swann".

C'erano infatti, intorno a Combray, due "parti" per le passeggiate, e così opposte che, in effetti, non si usciva di casa per la stessa porta, se si voleva andare da una parte o dall'altra: la parte di Méséglise-la-Vineuse, che chiamavamo anche la parte di Swann, perchè per andarci si passava davanti alla proprietà del signor Swann, e la parte di Guermantes. Di Méséglise-la-Vineuse, per la verità, non ho mai conosciuto altro che la "parte" e certi forestieri che venivano la domenica a passeggiare a Combray, persone che, questa volta, la zia stessa e anche tutti noi non "conoscevamo affatto", e da questo indizio, ritenevamo "persone che saranno venute da Méséglise".


Marcel Proust bambino come si racconta nel romanzo



Il castello di Tansonville, nei dintorni di Illiers, da modello per la casa di Swann


Il sentiero dei biancospini (foto Gabriella Alù) dove, per la prima volta, Marcel vede Gilberte Swann


Il castello di Mirougrain, modello della casa di Vinteuil


Intorno a Combray
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L'uomo che non c'era


Hanno sempre fascino i film in bianco e nero; quelli attuali in questo stile vintage ancora di più. E i fratelli Coen anche questa volta non hanno sbagliato.
Il film l'ho guardato tutto d'un fiato e lo consiglio per chi ama lo stile tra il comico, grottesco e drammatico di questi fenomenali registi.

E' un film del 2001 dei fratelli Joel ed Ethan Coen. Narra la vicenda di un taciturno barbiere della provincia statunitense degli anni cinquanta, Ed Crane, impersonato dall'attore Billy Bob Thornton. Del cast fanno parte Frances McDormand e le star televisive James Gandolfini e Tony Shalhoub.

È lo stesso protagonista Ed Crane a raccontare in prima persona la sua storia di aiutante barbiere poco loquace, annoiato e sognatore, in un salone di proprietà del cognato Frank. Crane sa che sua moglie Doris lo tradisce con "Big Dave", amico comune e proprietario del grande magazzino nel quale lei lavora come contabile. Fatalisticamente, però, finge di non sospettare nulla, lasciando correre per il quieto vivere. Chiaramente deluso e stanco della sua vita di routine, sembra trovare sollievo solo nelle (innocenti) attenzioni verso Birdy, giovanissima e acerba pianista dilettante.

Ad accendere la fantasia di Crane, oltre alla giovane pianista, è un losco uomo d'affari, Craighton Tolliver, un truffatore piovuto da non si da dove, il quale lo invita (come peraltro ha già fatto con "Big Dave", senza successo) a partecipare ad un nuovo tipo di business: il lancio di una catena di moderne tintorie dotate di lavaggio a secco. Il pittoresco figuro, tuttavia, si rivela pronto - dopo aver convinto Ed a partecipare all'investimento fittizio con metà della quota iniziale - a «svaporarsi come i gialli a Nagasaki.»

A questo punto inizia il dramma: Crane decide di assecondare i suoi timidi sogni di riscatto, ed accetta di partecipare all'affare delle lavanderie a secco. Per procurarsi i soldi, ricatta "Big Dave" fingendosi un anonimo pronto a denunciarlo per adulterio: "Big Dave" paga ma entra in rovina, perché è costretto a rinunciare ad espandere i suoi affari e deve chiedere all'amante di falsificare i libri contabili. Sospetta di Tolliver, che aveva tentato con lui la stessa truffa con la stessa cifra, lo trova e lo picchia a morte, non prima di aver scoperto il gioco di Crane. Dave organizza un incontro per picchiare (e forse uccidere) anche Crane, ma è Crane ad ucciderlo con un coltellino.

Del delitto viene accusata Doris, che non ha un alibi ed è associata a Dave nella truffa contabile; per pagare la parcella di un famoso avvocato Ed si vede costretto ad ipotecare il negozio da barbiere, ma quando sembra che la causa volga verso un esito positivo Doris si uccide in prigione: era incinta di "Big Dave". Il fratello diventa alcolista, ed è Crane, rimasto più solo di prima nella vita e nel lavoro, che tiene in piedi il negozio; nel frattempo, inizia ad interessarsi a Birdy, fino ad accompagnarla a San Francisco ad una audizione presso un rinomato maestro di piano, il quale però la giudica priva di vero talento.

Durante il viaggio di ritorno una ingenua e riconoscente Birdy tenta un approccio sessuale con Crane. Lui si oppone e la rifiuta ma si distrae, l'auto sbanda e finiscono all'ospedale. Al suo risveglio Crane viene accusato di omicidio: non di Birdy, che si è salvata, nè di "Big Dave", il cui caso è ormai chiuso, ma di Tolliver, dopo che il suo cadavere viene ripescato assieme alle carte firmate da Crane.

Con il negozio in mano alla banca, stavolta è la casa che viene venduta per pagare lo stesso avvocato per il nuovo processo; ma una scenata in aula del cognato rovina l'arringa e condanna definitivamente Crane alla sedia elettrica, a cui egli decide di avviarsi in completa rassegnazione.

http://it.wikipedia.org/wiki/L'uomo_che_non_c'era





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Palazzo Diedo


Cannaregio 2386 - Fondamenta Diedo - Trovalo nella mia mappa

Questo grande palazzo, la cui facciata, prospetta sul rio di Santa Fosca, è ben visibile sostando per un attimo sul Ponte di Sant'Antonio che corre lungo la Strada Nova.
Venne costruito dall'architetto Andrea Tirali negli anni 1710-20 con una pianta tripartita e con un'inconsueta posizione delle scale.
La facciata presenta all'altezza dei due piani nobili un notevole numero di aperture, sette per piano, tutte con balconcino delle quali le tre centrali sono unite. Notevole è il grande portale d'acqua.
Più composito è l'affaccio posteriore, che guarda al rio del Trapolin che, con ogni probabilità, ha subìto più di un'alterazione rispetto al disegno originario. Il palazzo è, complessivamente, ben conservato sia all'interno che all'esterno.
In questo edificio nacque Antonio Diedo (1772-1847) grande e geniale architetto che, tuttavia, mai se ne fece vanto perché era convinto che questa fabbrica fosse stata costruita con molti difetti e che fosse poco consona ai canoni della vera architettura.

Oggi è sede del Tribunale di Sorveglianza di Venezia.


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La ricostruzione del Campanile di San Marco


Quest'anno si è succeduto il 100° anniversario della ricostruzione del Campanile di San Marco che dopo essere crollato nel 1902, nel 1912 fu ricostruito "dov'era com'era".

Posto qui alcune foto che attestano questa ricostruzione.


25 aprile 1903, posa della prima pietra







10 dicembre 1912, cerimonia d'inaugurazione



Ettore Tito - Inaugurazione del nuovo campanile
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