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"Anche mio zio Gustave Flaubert era un letterato" di Caroline Commanville


Ho letto questo libro (o libretto), di poche pagine, ma intenso.
Lo consiglio per chi ama, come me, lo scrittore Flaubert. Il volumetto è un degno completamento delle tante biografie di Flaubert.

Questo ritratto di Flaubert, nell'intimità casalinga della sua dimora di provincia, è opera della nipote. Ostile alla paternità - ostile, del resto, alle forme umane della felicità: «Mi sembra una mania mediocre e pericolosa» -, con la sola Caroline, Flaubert accettava il pericolo di esporsi emotivamente: a lei erano dedicate forse le uniche sere sottratte al lavoro instancabile e meticoloso di scrivere. E quando il marito di lei fu travolto nel tracollo economico Flaubert senza pena eccessiva diede fondo a ogni sua sostanza. Poi Caroline si arricchì coi diritti d'autore, e alla morte del grande scrittore begò e macchinò in modo tale da meritarsi la critica acuta di Edmond Goncourt. Eppure, ricevuti questi ricordi intimi, Goncourt si commosse: «Questa biografia è veramente incantevole». Vi si tacciono i momenti scabrosi della vita di Flaubert, che i biografi conoscono, e naturalmente le gravi preoccupazioni che, causa la nipote, angustiarono i suoi ultimi anni. Ma il «grande orso delle caverne» è in tutta la malinconica, tenera, disperata e vana umanità di chi rinuncia a tutto per la pagina laboriosa di un racconto: perfino alla gloria. «Io miro più in alto - ripeteva Flaubert -, a piacermi».

Degne di note sono anche queste seguenti informazioni sull'autrice.

Caroline Commanville, figlia della sorella di Flaubert, restata orfana visse con lo scrittore e la nonna nella casa di campagna vicino Rouen, fino al matrimonio con un commerciante di legnami, presto in difficoltà economiche.
Dopo la morte dello scrittore, visse agiatamente amministrandone la fama.
Morì nel 1931.

http://www.sellerio.it/it/catalogo/Anche-Mio-Zio-Gustave-Flaubert-Era-Un-Letterato/Commanville/385

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Il Duca del Mare


Mi ha sempre incuriosito conoscere qualcosa in più riguardo questo personaggio, un po' per il suo nome altisonante, un po' perchè ha avuto un ruolo di spicco che però non è abbastanza conosciuto e documentato dai libri di storia. Vi indico ciò che si scrive su Wikipedia, invitandovi ad interessarvi a questo grande uomo che, nonostante militare (e io non amo affatto questa categoria) si è dimostrato di nobili principi.

Torino, 19 giugno 1857 – Roma, 24 marzo 1948

Paolo Emilio Thaon di Revel è stato un ammiraglio epolitico italiano. Figlio di Ottavio Thaon di Revel e della prima moglie, Guglielmina Doria di Cirié, dopo la nomina a grande ammiraglio ricevette il titolo di primo duca del mare. Fu presidente della Società Geografica Italiana dal 1921 al 1923.

Trascorse la sua infanzia nella Villa Revel di Castagneto Po, fino a quando entrò in Marina, nel 1873.

Guardiamarina nel 1877, nel 1879 partecipò alla circumnavigazione del globo a bordo della fregata Garibaldi. La sua carriera proseguì con le nomine a Sottotenente di vascello nel 1880, Tenente di vascello nel 1886 e Capitano di corvetta nel 1896, quando fu per quattro anni Aiutante di Campo di re Umberto I. Promosso a Capitano di vascello nel 1906, ottenne il comando dell'Accademia Navale di Livorno.

In seguito, come Contrammiraglio partecipò alla Guerra libica (1911-1912), affondando nel porto di Beirut due navi turche e contribuendo alla distruzione dei porti lungo i Dardanelli. Capo di Stato Maggiore della Marina dal 1913 al 1915, spinse allo sviluppo dei navigli leggeri e alla costituzione di un'aviazione navale.

Entrata l'Italia nella Prima guerra mondiale, sostenne l'impiego dei treni armati e dei MAS; un suo piano condusse alle azioni concluse con l'affondamento delle corazzate austriache Santo Stefano e Viribus Unitis. Dopo la rotta di Caporetto, sostenne il mantenimento della linea del Piave e della Laguna di Venezia. Sul finire della guerra condusse il bombardamento di Durazzo, ed organizzò la rapida occupazione delle isole e delle coste dell'Istria e della Dalmazia.
Senatore dal 1917 e Ammiraglio nel 1918. Fu presidente della Società Geografica Italiana dal 1921 al 1923.
Dall'ottobre 1922 entrò nel cosiddetto primo governo nazionale in qualità di Ministro della Regia Marina, e come uomo di fiducia di Vittorio Emanuele III; da questa carica rassegnò le dimissioni nel maggio 1925, dopo la riforma con cui Mussolini istituiva la carica di capo di stato maggiore generale, affidandola a Badoglio. Fu fatto Duca Thaon di Revel del Mare il 24 maggio 1924, e nominato Grande Ammiraglio il 4 novembre 1924. Nel 1932 fu nominato primo segretario di S.M. per il Gran Magistero dell'Ordine degli Ss. Maurizio e Lazzaro e nel 1936 insignito del Collare dell'Annunziata. Da questa data si ritirò dalla vita politica, entrando nella cerchia dei collaboratori di corte di Vittorio Emanuele III ed ebbe poi parte nell'azione dei capi militari per destituire Mussolini nel primo semestre del 1943.

Fu presidente del Senato dal 1943 al 1944.
Le sue spoglie riposano nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, accanto a quelle del generale Armando Diaz.
In suo onore è stata nominata Borgo Revel la frazione Calciavacca del comune di Verolengo, in provincia di Torino.

http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Emilio_Thaon_di_Revel


L'Accademia navale di Livorno

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DIY - L' applique


Eccomi con un nuovo DIY che mi vede solo in parte "artigiana", ma che comunque mi ha impegnata per non poco tempo e con un certo dispendio di energie.
E' da tempo che rifletto sulla tipologia di applique che meglio si addice all'arredamento di casa e sono approdata ad una scelta che, fondamentalmente, mi ha molto soddisfatto sia dal punto di vista estetico che economico (costo 0,00€).

Ecco un "tutorial" (si dice così?) che vi aiuterà nel caso in cui la mia idea vi possa aiutare.

Non volendo ricevere vile denaro :-D in cambio di un semplicissimo favore (per me di nessun impegno, ma solo di un po' di tempo; per il vicino di grande importanza), ho chiesto al mio vicino di casa di creare per me, con le sue attrezzature di fabbro per hobby, la struttura in ferro delle applique che avevo progettato con un semplice schizzo su un post-it.


Dunque, fondamentale è avere un vicino quasi-fabbro disponibile.


Come vedete è stato tutto predisposto per due punti luce scontrati. I fori sulla fascetta sono ovviamente indispensabili per fissare l'applique al muro.
La linea che univa i lati corti nella parte più verso il muro non è stata realizzata (giustamente). Io, non intendendomene, l'avevo disegnata, ma potete vedere come si ottiene un miglior effetto estetico rendendo la struttura più leggera.

Procuratevi poi il materiale di copertura. La mia scelta, a mio parere, è stata perfetta. Avendo già un elemento (quasi autocostruito) nello stesso materiale, ho deciso di mantenere la stessa linea guida e optare, anche per queste appliques, per il TNT (tessuto non tessuto).
Per chi non lo conoscesse eccolo qui sotto in un'immagine.


E questo è l'uso più comune che se ne fa.


Anche in casa mia, la sua destinazione d'uso è stata, fino a poco tempo fa, la stessa (per la copertura dell'orto), ma ora me ne sono appropriata per realizzare l'applique.


Appoggiate, dunque, il tessuto su un piano e prendete la forma in base alla struttura metallica dell'applique. Fate ben attenzione di non tagliare "a filo" della struttura ma di lasciare 1 cm su ogni lato così da poter fare un buon lavoro di rifinitura pulita sui bordi.


Cercate del filo bianco (o se volete, per contrasto, di un qualsiasi altro colore) da ricamo.


Dopo aver tagliato la forma, appoggiatela sulla struttura.


Fermate il TNT con degli spillini.


Nel mio specifico caso era fondamentale poter rifinire al meglio anche i pochi cm vicino alla fascetta di metallo che farà da supporto. Tagliate, dunque, il TNT come in foto.


Per evitare che con la luce accesa si veda quel cm in più lasciato nel taglio, ripiegatelo al suo stesso interno e fatelo aderire il più possibile alla struttura.



Cominciate a cucire. Il punto che ho scelto è il cosiddetto "punto festone".



Il punto sopra citato si realizza così:


Questo è l'effetto conclusivo.


E questo è l'effetto dell'applique sul muro da accesa.




E da spenta.

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Henri Manuel



1874 - 1947

E' stato un fotografo parigino, primo in questo ruolo assunto dal governo francese tra il 1914 e il 1944.
Nel 1900, Manuel aprì uno studio di ritratto insieme al fratello Gaston, il quale si specializzò, appunto, nella fotografia di ritratto.
Henri, invece, prese la stessa strada, ma in maniera diversa: il fotografo, infatti, divenne ben presto molto famoso grazie ai suoi ritratti di persone provenienti dal mondo della politica, dell'arte e dello sport, così come divenne anche fotografo d'arte e di architettura. Ben presto i suoi ritratti vennero pubblicati anche dalle agenzie di stampa e nel 1910 lo studio di Maneul iniziò a fornire un servizio commerciale alle stesse agenzie per la realizzazione di fotografie su richiesta, meglio conosciute come "l'Agence universelle de reportage Henri Manuel".
Con gli anni lo studio divenne il più grande studio fotografico di Parigi e uno dei principali centri dove i giovani aspiranti fotografi, come Thérèse Bonney poterono applicarsi prima di intraprendere un proprio stile e lavorare autonomamente.

Nel 1925, i fratelli trasferirono la propria attività al numero 27 di rue du Faubourg, a Montmartre dove ampliarono il loro raggio d'azione fino a lavorare per Chanel, Patou, Poiret e Lanvin.
Nel 1941 lo studio aveva prodotto oltre un milione di immagini, distribuite tra fotografie di moda, fotografie per le agenzie di stampa, ritratti personali e altre immagini.
Lo studio fu stato chiuso durante la seconda guerra mondiale e la maggior parte delle lastre fotografiche furono distrutte; solo 500 se ne salvarono e sono attualmente conservate nella Médiathèque de l'architecture et du patrimoine di Parigi.


Ritratto di Raoul Pugno


Colette


Lo scultore Antoine Bourdelle nel suo atelier a Montparnasse



Claude Monet nel suo atelier




Parigi, 1924



Ritratti di Henri Manuel di Henri de Toulouse-Lautrec
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Peste a Roma di Jules Elie Delaunay


1869, Olio su tela

Nonostante tale dipinto si discosti nettamente dai miei gusti artistici, "Peste à Rome" di Jules Elie Delaunay mi è sempre piaciuto, o per meglio dire mi ha sempre impressionato, ogni volta che sfogliando un catalogo o studiando per un esame all'università ha incontrato il mio sguardo.
Vederle dal vivo al Musée d'Orsay di Parigi ha consolidato la mia opinione: è davvero una tela suggestiva, più di tante altre maggiormente conosciute.

Vi riporto qui l'indiscutibile analisi del museo nel quale è conservato il dipinto.

I primi disegni preparatori di questo quadro risalgono al 1857 e sono ispirati da una visita dell'artista alla chiesa romana di San Pietro in Vicoli dove è conservato un affresco del 1476 raffigurante un'epidemia di peste. Nel periodo in cui Delaunay dipinse questa tela, la peste non rappresenta più un flagello come nelle epoche passate ed è proprio attraverso una trasposizione letteraria che l'artista evoca tale malattia: in un passaggio tratto dalla Leggenda dorata di Jacques de Voragine e che narra la storia di San Sebastiano, si legge: "Apparve allora, in tutto il suo splendore, un angelo buono il quale ordinò a quello cattivo, armato di un punteruolo, di battere sulle case di modo che, tanti colpi riceveva una casa, tanti sarebbero stati i suoi morti".

Attorno ad un vuoto centrale che alcuni edifici, un gruppo di fuggiaschi e la statua equestre di Marco Aurelio chiudono sullo sfondo, il pittore ha collocato, in ombra, in basso a sinistra, i corpi di molte vittime di fronte alle quali, sul lato destro ed in piena luce si stagliano le figure di due angeli che annunciano il terrore. Nell'angolo inferiore destro due personaggi hanno trovato rifugio ai piedi della statua di Esculapio (dio romano della medicina), parzialmente visibile in una nicchia posta sopra di loro. Sull'angolo opposto, in alto a sinistra, l'artista raffigura preti in abito talare bianco che avanzano in processione sorreggendo una croce dorata.

Vita e morte, paganesimo e cristianesimo si contrappongono in questa pittura che oscilla tra simbolismo e genere fantastico e che fu una delle opere più celebri e più commentate tra quelle esposte al Salon parigino del 1869.

http://www.musee-orsay.fr/it/collezioni/opere-commentate/pittura/commentaire_id/peste-a-roma-3655.html?tx_commentaire_pi1%5BpidLi%5D=509&tx_commentaire_pi1%5Bfrom%5D=841&cHash=f8d39d8480





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DIY - Le scarpe


Pochi giorni fa ho voluto riesumare dalla scarpiera queste scarpe con un tacco quasi a spillo. Le ho pagate una cifra abbastanza alta 4-5 anni fa e le ho indossate solo due volte. 
Poi la punta è passata di moda. E inoltre, diciamolo, si era irrimediabilmente rovinata essendo l'intera scarpa rivestita in stoffa.

Ho riflettuto lungamente. Poi, circa dieci giorni fa le ho portate da un calzolaio proponendogli di tagliare la punta e farle diventare le classica scarpe da pin-up, così


Mi è stato detto che non c'era niente da fare e che obbligatoriamente la scarpa necessita sempre di una punta "dura". Dunque me le sono riportate a casa e ho proposto a mia mamma di aiutarmi a rifarle.

Ed ecco il mio DIY per recuperare e ricreare le scarpe di Marylin Monroe.

Dopo essermi fatta dare gli attrezzi più utili (che non sono quelli di un calzolaio) da mio papà, ci siamo messe all'opera.


Ho scollato la suola (che per fortuna era di gomma e non di cuoio) fino al limite segnato precedentemente con un pennarello che delimitava la forma effettiva della futura suola.


Ho tagliato la suola e la punta facendo attenzione a lasciare un po' più di stoffa da poter rivoltare all'interno del "buco" che avrei creato con la forbicina.
Mia mamma ha dato una forma elegante al foro in punta e ha ripiegato la stoffa di rivestimento, incollandola all'interno.
Ovviamente la forma del buco è a vostro piacimento: si può fare più largo (cosa che io non ho potuto realizzare essendoci troppa poca distanza con il bordo della scarpa) o più stretto (che però non dava risalto almeno un po' alle dita dei piedi).

Abbiamo poi fermato il tutto per una notte con delle pinzette.


Ed ecco le mie nuove scarpe da pin-up!
Aspetto il ritorno della primavera per poterle indossare.

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