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Buon Anno, Bonne Année, Happy New Year, Fröhliches Neujahr!




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DIY - La scatola porta-cavi


Eccomi con un altro DIY tratto da alcune idee nel web e regalato a mia sorella.
Si tratta di una scatola per tenere in ordine i diversi cavi USB che ormai riempiono i nostri cassetti.

Dunque racimolate una scatola (della grandezza che desiderate).


Rivestitela con della carta. Io ho usato quella adesiva che avevo (non dimenticate: tutti i miei DIY sono a costo 0€!).


Ed ecco il risultato.


Nel frattempo mettete a scaldare la colla a caldo e procuratevi quanti più rotoli di carta igienica vi servano per coprire tutta la superficie della scatola. Incollateli tra di loro sui fianchi e sul fondo della scatola.


Ed ecco un comodo e pratico contenitore porta-cavi!

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Léon Gimpel


13 maggio 1878-7 ottobre 1948

E' stato un fotografo francese.

Nato a Parigi nel 1878, ha lavorato per l'azienda di tessuti di famiglia, gestita dal fratello maggiore Eugene. Nel 1897 si accese il suo interesse per la fotografia quando gli fu regalata una Kodak, che ben presto scambiò per una Gaumont Spido che gli permise una maggiore libertà creativa. Nel 1900 lavorò prodigiosamente per documentare l'Exposition del 1900 a Parigi . Nel 1904 il suo lavoro è stato pubblicato regolarmente nelle riviste La Vie au Grand Air, La Vie Illustrée e L'Illustration.

Fotografo inquieto e innovativo, Gimpel sperimenta con grandi prospettive i processi di realizzazione degli autoritratti utilizzando specchi deformanti e la fotografia notturna. In una manifestazione aerea a Bétheny nel mese di agosto 1909, Gimpel salì su una mongolfiera per fotografare la folla sottostante, sperimentando la fotografia aerea. Tuttavia è il suo lavoro pionieristico nel campo della fotografia a colori che è il più degno di nota.
Nel 1904 Gimpel incontra Auguste e Louis Lumière che avevano appena mostrato la loro invenzione all'Académie des Sciences. Limitato dai tempi di esposizione lunghi e necessari, Gimpel rivide il processo per fotografare nature morte e paesaggi: assistito dal suo collega Fernand Monpillard, Gimpel modificò le piastre per la produzione di "istantanee" a colori. Grazie alla sua opera Gimpel fu l'unico fotografo in grado di catturare, a colori, scene di vita quotidiana durante la Belle Époque.

Il 10 giugno 1907 furono pubblicate, per la prima volta, le sue immagini a colori. In effetti uscì una edizione speciale de L'Illustration per mostrare la nuova tecnologia includendo un inserto con quattro autocromi adottati da Gimpel: un gruppo di soldati, due vedute panoramiche di Villefranche-sur-Mer e un tramonto sul lago di Ginevra. Poche settimane dopo, il 29 giugno 1907, Gimpel pubblicò le prime fotografie a colori di notizie di Federico VIII di Danimarca e di sua moglie Luisa di Svezia in visita in Francia in quel periodo.

Gimpel produsse molti lavori utilizzando l'autocromo, probabilmente la più famosa immagine è il quartiere Grenata di Parigi abitato da un gruppo di bambini in abiti di soldati.
Un ruolo fondamentale lo giocarono anche le foto di documentazione sull'esperienza francese nella Prima Guerra Mondiale, in particolare delle trincee sul fronte occidentale e delle fabbriche di munizioni.

Gimpel sposò Marguerite Bouillon nel 1939 e si stabilì a Béarn.
Morì nel 1948 a Sérignac-Meyracq.









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Il bambino con il pigiama a righe


L'altra sera ho rivisto, con dispiacere, questo film.
Sì, è indubbiamente un film da guardare, ma lo consiglio solo a chi è pronto non al solito finale.

E' un film del 2008 diretto e sceneggiato da Mark Herman, adattamento per il grande schermo dell'omonimo romanzo di John Boyne.

Il film è stato distribuito nelle sale italiane il 19 dicembre 2008.

Berlino, anni Quaranta. Bruno è un bambino di otto anni con larghi occhi chiari e una passione sconfinata per l'avventura, che divora nei suoi romanzi e condivide coi compagni di scuola. Il padre di Bruno, ufficiale nazista, viene promosso e trasferito con la famiglia in campagna. La nuova residenza è ubicata a poca distanza da un campo di concentramento in cui si pratica l'eliminazione sistematica degli ebrei. Bruno, costretto ad una noiosa e solitaria cattività dentro il giardino della villa, trova una via di fuga per esplorare il territorio. Oltre il bosco e al di là di una barriera di filo spinato elettrificato incontra Shmuel, un bambino ebreo affamato di cibo e di affetto. Sfidando l'autorità materna e l'odio insensato indotto dal padre e dal suo tutore, Bruno intenderà (soltanto) il suo cuore e supererà le recinzioni razziali.
La drammaticità della Shoah, di un inferno voluto dagli uomini per gli uomini, è inarrivabile e di fatto non rappresentabile ma questo non ha impedito al cinema di provare e riprovare a misurarsi con quella tragedia. L'approccio cinematografico di Mark Herman (regista e sceneggiatore) è diretto e il punto di vista assunto è quello di un bambino, figlio di un gerarca nazista, la cui innocenza (davanti all'orrore) trova corrispondenza soltanto in Shmuel, coetaneo internato all'inferno.

A differenza di La vita è bella e di Train de vie, Il bambino con il pigiama a righe non è una favola dove ognuno ha un proprio e preciso ruolo: al contrario nel film di Herman i due universi, quello del Bene e quello del Male, si lambiscono fino a confondersi e a sconvolgersi. È l'inadeguatezza e la debolezza degli adulti, anche di quelli buoni, a obbligare i bambini a prendere in mano il proprio destino e a determinarlo. I padri e le madri non fanno “magie” come il Guido Orefice di Benigni e il Male che li circonda finisce per inghiottire i loro figli e renderli all'improvviso consapevoli. Il regista inglese è abile a evitare gli stereotipi della storia "cattiva" e della contrapposizione tra infanzia idealizzata e abiezioni del mondo adulto, analizzando la durezza di un'epoca (la Germania nazionalsocialista) e di un'età (l'infanzia).

Muovendosi tra trappole d'apparenza ed eludendo cliché, sentimentalismi e scene madri, Herman mette in scena le ingiustizie e i rapporti di forza che si definiscono già nell'età più verde. Attraverso il minimalismo di episodi quotidiani, immersi nella severità dei colori freddi, il film svolge la memoria, rivisitandola con soluzioni e libertà che rendono la storia intollerabile e lancinante. Per questa ragione, l'autore "chiude la porta" sulla camera a gas, interponendo fra gli spettatori e il volto della Medusa la pietas di un narrare artistico che consenta di guardarla senza soccombere impietriti, atterriti. Tratto dal romanzo omonimo dell'irlandese John Boyne, Il bambino con il pigiama a righe è un film evocativo di un'epoca nera e tragica, rivista attraverso la psicologia di un'amicizia infantile e di una (pre)matura scelta di campo, complicate da una realtà storica di discriminazioni e di selezioni razziali. Immagini che richiamano per tutti la necessità di frequentare (sempre) la Memoria e di non considerare mai risarcito il debito con il nostro passato.

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_bambino_con_il_pigiama_a_righe_(film)





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"Gli anni folli" di Marco Innocenti e Laura Levi Manfredini


Circa un anno fa ho letto questo libro che non riuscivo più a trovare, sepolto tra le pile di tanti altri libri di diverso genere. Lo consiglio a chi, come me, ama il primo Novecento e i suoi personaggi. Riporto, dunque, qui di seguito una recensione dal web.

Hemingway, Pound, Joyce, Fitzgerald, Man Ray, Sylvia Beach, Natalie Barney, Gertrude Stein, Tamara de Lempicka, Djuna Barnes, Kiki de Montparnasse e tanti altri: gli artisti che fecero della Parigi degli anni Venti uno straordinario laboratorio di idee, di sperimentazioni, di creatività. Sono gli uomini e le donne della "generazione perduta", secondo la definizione di Gertrude Stein, che hanno visto la guerra e vivono perennemente oltre i limiti. Artisti ma anche editori, librai, fotografi che con le loro vite e la loro arte hanno segnato in modo indelebile il Novecento. Gli autori ce li restituiscono in un'intensa galleria di ritratti dove le storie si mescolano agli aneddoti. Amori e odi, follia e genio, sregolatezza e affari: nella Parigi degli anni Venti tutto si mescola in un caos creativo che non smette di affascinare.

http://books.google.it/books/about/Gli_anni_folli.html?hl=it&id=mwD9JAAACAAJ


Hemingway a sinistra


Jane Heap, Mina Loy, and Ezra Pound


James Joyce, Sylvia Beach e Adrienne Monnier alla libreria "Shakespeare & Co".


Zelda e Scott Fitzgerald


Natalie Barney e Djuna Barnes
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Buon Natale, Joyeux Noël, Merry Christmas, Fröhliche Weihnachten!


Anche se con un po' di ritardo...



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DIY - Le palline di Natale


Nella casa dei miei nonni paterni ho trovato delle vecchie palline di Natale, alcune di vetro, altre di plastica. Erano davvero molto rovinate: la plastica di un tempo evidentemente non dura come quella dei nostri giorni. Inoltre tutte erano di colore oro e dovendo fare l'albero sui toni dell'argento (e del blu), ho deciso di non buttarle via, ma di recuperarle (come sto facendo un po' con tutto in questi giorni).
Ed ecco il risultato con una semplice bomboletta spray color argento (che potete scegliere tra metallizzato, cromato o mat).


Ecco le palline. Alcune avevano il gancio per essere appese; altre invece mostravano solo il "collo" e non c'era alcun appiglio nè per tenerle in mano e colorarle, né per appenderle.


Con il mio ragazzo abbiamo pensato di risolvere così: una vite nel buco per sostenerle nel momento della colorazione (che ha fatto lui).


Un anello di scotch per appenderle e farle asciugare sullo stendibiancheria.


E un anello di fil di ferro fermato con della colla a caldo per appenderle all'albero.

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Heinrich Heine


Oggi ricorre il 215° anniversario della nascita di questo grande poeta che, sin dai tempi del liceo, mi è sempre piaciuto. Il suo breve romanzo "Notti fiorentine" è un piccolo gioiello della letteratura tedesca ed europea; ve ne consiglio la lettura.
Vi riporto qui di seguito la scheda di Wikipedia per ricordarlo.

Düsseldorf, 13 dicembre 1797 – Parigi, 17 febbraio 1856

E' stato il maggior poeta tedesco del periodo di transizione tra il romanticismo e il realismo.

Nato da una ricca famiglia di banchieri e commercianti ebrei cercò di dedicarsi, fallendo, ad una normale carriera borghese che aveva intrapreso molto malvolentieri.
A Düsseldorf, sua città natale, in cui viveva di fianco ad Andreas Fasolenrath, le vicende della dominazione francese risvegliarono in Heine una forte antipatia verso la Prussia e una precoce tendenza francofila.
Nel 1817 scrisse le sue prime liriche d'amore che gli vennero pubblicate su una rivista tedesca ed iniziò, nella città di Bonn, gli studi di diritto, filosofia e letteratura seguendo le lezioni di August Wilhelm von Schlegel.
Nel 1821 si trasferì all'Università di Berlino e frequentò assiduamente Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Friedrich Schleiermacher e Adalbert von Chamisso, accogliendone il pensiero.

Nel 1822 pubblicò le sue prime importanti liriche che si rivelarono subito di grande originalità per il loro stile di ballata popolare e per il rifiuto ironico di ogni illusione. In queste liriche si sente l'influsso degli scrittori da lui più amati: George Gordon Noel Byron e Joseph Fouqué.
Nel 1823 pubblicò Intermezzo lirico (in tedesco Lyrisches Intermezzo), versi di rara bellezza dove si distingue una spiccata vena di malinconia.
Nel 1825 Heine si convertì al protestantesimo e assunse il nome di Heinrich al posto dell'originario Harry. Nello stesso anno si laureò in giurisprudenza presso l'Università di Gottinga.

Dopo la pubblicazione dei suoi due volumi dei racconti lirici Impressioni di viaggio (Reisebilder, 1826-1831), che sulla trama di un fittizio diario di viaggio tratta una vasta gamma di temi fantastici e morali rifacendosi agli esempi di Michael Sterne e di Jean Paul, egli iniziò a diventare famoso.
Nel 1826 fece un breve viaggio in Inghilterra che risvegliò i suoi interessi per i problemi politici attuali e, in seguito, riunì le liriche precedenti in un unico libro intitolato Libro dei canti (Buch der Lieder) che pubblicò nel 1827.
Nel 1828 fece un viaggio in Italia ("Die Bäder von Lucca", i Bagni di Lucca, e "Die Stadt Lucca", la città Lucca, dove scriverà: "Die Pfaffen in Italien haben sich schon längst mit der öffentlichen Meinung abgefunden" (I preti italiani ormai si sono rassegnati all´opinione pubblica)) e nelle Notti fiorentine (Florentinische Nächte), che pubblicherà nel 1836, si ritroveranno i ricordi di questo viaggio.

Intanto la situazione della società tedesca si stava facendo sempre più critica ed Heine decise di trasferirsi come giornalista nella più libera Francia dove iniziò a frequentare, oltre gli emigrati tedeschi, come Lasalle, Richard Wagner, Alexander von Humboldt, anche molti intellettuali francesi fra i quali Honoré de Balzac, Victor Hugo, Alfred de Musset e George Sand.
Nel 1835 pubblicò Storia della religione e della filosofia in Germania (Geschichte der Religion und Philosophie in Deutschland) nella quale si avverte l'influsso del suo contatto con i sansimonisti, influsso che si avverte anche nella Scuola romantica (Romantische Schule) del 1836.
In quegli anni di permanenza francese, Heine collaborò, per corrispondenza, a diverse riviste tedesche e nel frattempo scrisse resoconti in francese della situazione tedesca.
Nel 1835, data della pubblicazione della sua Storia della religione e della filosofia, venne vietata dalla censura la circolazione dei suoi libri in Germania.
I quattro volumi del Salon (1834-1840) sono tutti pervasi di temi politici. In essi si trovano i frammenti di romanzo Dalle memorie del signor von Schnabelewopski (Aus den Memorien des Herrn von Schnabelewopski) e Il rabbi di Bacharach (Der Rabbi von Bacharach), sulla persecuzione degli ebrei nel Medioevo e anche nell'illuminismo qualcuno si è ispirato a lui.
Nel 1840 lo scrittore, nel suo libro H. Heine su L. Börne darà numerose e aggressive spiegazioni delle proprie idee per rispondere ai connazionali che lo accusavano.
Nel 1843 attaccherà nel suo poema Atta Troll. Ein Sommernachtstraum i suoi avversari politici e letterari con dura ironia.
Nel 1844, dopo un breve soggiorno ad Amburgo, scriverà la satira in versi Germania fiaba d'inverno (Deutschland, ein Wintermärchen), che diventerà una delle più importanti opere della letteratura tedesca di carattere politico e nella quale si avvertirà chiaramente l'influsso dell'amicizia parigina con Karl Marx.
Nel 1851 Heine pubblicherà il libro di poesie Romancero dove descrive, con profonda serietà etica e religiosa, le sofferenze causategli dalla malattia che lo aveva colpito, l'atrofia muscolare, e che lo aveva costretto a letto per otto lunghi anni. Lo stesso sentimento pervaderà le raccolte successive (1853- 1854).
Nel 1854 vedranno la luce gli Scritti vari (Vermischte Schriften) con dissertazioni su giudaismo e Cristianesimo, liberalismo e comunismo che costituiranno la fine della sua attività politica e letteraria.
Heine, morirà per paralisi progressiva il 17 febbraio 1856, a Parigi.

http://it.wikipedia.org/wiki/Heinrich_Heine





La maschera mortuaria


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DIY - La poltrona 2


Ed eccomi qui con la seconda poltrona. Della prima ve ne avevo parlato qui.
Seguendo lo stesso procedimento ho restaurato anche la seconda. L'intenzione era di farla complementare alla prima (a pois neri su sfondo bianco), ma volendo, anche questa volta, fare tutto senza spendere un euro, ho optato per rubare altra stoffa a mia mamma e cambiare stile conferendo a questa seconda poltrona uno stile più neo barocco, quasi da "Alice nel Paese delle Meraviglie".

Dopo aver staccato tutte le vecchie borchie e tutti i chiodi e tolta la stoffa verde, ecco il risultato.


Scelta la stoffa, ho ripreso in mano i cartamodelli realizzati per la prima poltrona.


E ho cominciato a tagliare la stoffa facendo attenzione a far coincidere le righe tra seduta e schienale e tra schienale e schienale posteriore.


Per far sì che le linee coincidessero, ho fermato con gli spillini la riga di riferimento con la corrispondente riga dello strato inferiore della stoffa piegata, così da poter tagliare in base al cartamodello piegato.




Ho, poi, appoggiato le sagome di stoffa sulla poltrona e appuntato con gli spillini la stessa, in modo tale che la riga di riferimento cadesse in mezzo. La stessa riga, infatti, cade in mezzo anche alla spalliera e alla spalliera posteriore.




Ho fermato con la sparapunti la seduta.


E ho proseguito con lo schienale.


L'attenzione è fondamentale negli angoli dello schienale che devono essere curvi senza arricciarsi troppo sulla superficie visibile.



La stoffa in più è stata tagliata.


E ricoperta con la sagoma per lo schienale posteriore.


Anche qui ho usato gli spillini per fermare l'angolo.


Avendo poche borchie a disposizione, ho deciso di utilizzarne anche un secondo tipo in modo simmetrico.



Ho riutilizzato la stessa passamaneria dell'altra poltrona, facendo sempre la stessa operazione di cucitura per stringerne la larghezza.


E ho battuto le borchie.


Ho deciso di colorare i piedi di bianco (il nero non c'entrava molto). Ho usato un semplice smalto laccato bianco ed ecco il risultato finale.



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