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DIY - Le pantofole


Eccomi qui con un nuovo DIY. Questa volta devo anticiparvi che non l'ho realizzato io, ma mia mamma e quindi, visto che ormai ho influenzato un po' tutti con questa passione del fai-da-te, anche lei merita uno spazio per il suo lavoro e non c'è luogo migliore che nel mio blog.

Alcune settimane fa si è rotta una boule dell'acqua calda e quindi era ovvio che qualcosa ci si dovesse fare per non buttarla. Ed ecco la mamma cosa ha ideato (riutilizzando, peraltro, anche un maglione infeltrito).


Tagliate la boule dividendo le due facce.


Appoggiate la forma preventivamente realizzata del vostro piede (magari prendendola da un'altra pantofola) sulla plastica della boule.


E otterrete quanto vedete sopra: due forme esattamente uguali. Decidete voi se ridefinire l'incavo speculare dei piedi o se realizzare delle pantofole da camera/bagno (che non necessitano obbligatoriamente di una forma destra/sinistra specifica).


Con un maglione infeltrito del papà e con un panno di lana cotta, ritagliate rispettivamente l'esterno e l'interno di ciò che sarà la parte superiore della pantofola.


Dal maglione infeltrito, utilizzando la stessa forma di carta usata in precedenza, ritagliate la superficie dove appoggerà il piede. A questo punto potete scegliere se ottenere delle pantofole da casa (e quindi aggiungete un altro strato di lana cotta che andrà a contatto con il pavimento) o delle pantofole con una superficie più ruvida (per fare questo potete lasciare in vista a contatto col pavimento la superficie zigrinata della boule dell'acqua calda).


Unite i tre (o due) strati che avete tagliato impunturando il tutto con molta attenzione.



E questi sono i risultati: la parte interna e la parte a contatto col pavimento.


Rifinite le forme superiori della pantofola con un nastrino o sbieghino di raso o impunturando come avete fatto con le suole. Questa è solo una questione di gusti personali.


Date rigidità e robustezza alla forma a mezzaluna (dovrà essere un po' rigida e restare aperta per infilarvi facilmente il piede) e impunturate a vista alla suola.



Ed ecco le pantofole che mi ha fatto la mia ingegnosa mamma!
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Foto Marvellini

http://theart9.files.wordpress.com/2012/07/marvellini14.jpg?w=620

Come faccio a non parlarvi dello studio fotografico Foto Marvellini... sembra nato appositamente per essere pubblicato sul mio blog, o è il mio blog il luogo ideale per farvelo conoscere.
A tal proposito mi avvalgo di ciò che lo stesso studio scrive nel suo sito:

La storica Foto Marvellini – Milano fu fondata negli anni in cui nacque la fotografia. I Fratelli Marvellini eseguivano, come recitava l’antica pubblicità, “Ritratti per tutti. Anche per chi non vuole essere ritratto”. Con le successive generazioni Marvellini l’archivio crebbe fino a diventare una vasta galleria di personaggi fantomatici.

E in effetti fantastici, bizzarri e ironici sono i personaggi ritratti nelle foto dello studio milanese.
Non ho alcuna notizia ulteriore e forse non ce n'è alcun bisogno; le immagini parlano da sole.
Tutte le immagini sono tratte dal sito www.fotomarvellini.com

Il cugino Italo

Batbarbone

Ritratto della Signora Ragnetti

Ritratto della Signora Elle

Ritratto della Signora Pris

Ritratto della Signora Vulura

Goldrake cilindro

Ritratto della Signora Vader

Raja-Star

Ritratto della Signora Flagello

http://www.collater.al/wp-content/uploads/2012/05/Foto-Marvellini-Gli-antenati-dei-supereroi13-e1338252152821.jpg
Bat che legge

http://www.collater.al/wp-content/uploads/2012/05/Foto-Marvellini-Gli-antenati-dei-supereroi7-560x456.jpg

http://observatorymansions.files.wordpress.com/2012/07/foto-marvellini-ziospider2.jpg
Zio Spider

http://www.collater.al/wp-content/uploads/2012/05/Foto-Marvellini-Gli-antenati-dei-supereroi5-e1338251686476.jpg

http://www.collater.al/wp-content/uploads/2012/05/Foto-Marvellini-Gli-antenati-dei-supereroi3-e1338251522509.jpg
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"Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter" a Palazzo Cipolla a Roma

http://www.romeguide.it/mostre/foto_database/5625.jpg

Circa un mese fa, insieme a mia sorella (visitate il uso blog a questo indirizzo) sono andata a Roma per visitare la mostra "Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter". Da grande appassionata di Modigliani, certamente non potevo lasciarmela scappare. E con mia grande sorpresa si è rivelata una delle più belle mostre che abbia mai visto.
Un'ampia carrellata di Modigliani l'avevo già potuta vedere al Mart di Rovereto (TN) nella mostra "Modigliani scultore", ma ovviamente ciò che veniva maggiormente appronfondito era l'arte scultorea. Nella mostra di Roma, invece, è l'arte pittorica che diventa soggetto di studio; quella di Modigliani, ma anche di tutti gli altri artisti che lo circondavano e che l'hanno conosciuto e che, insieme a lui, fanno parte, con le loro opere, della preziosa Collezione Netter.
Sarebbero troppo poche le parole che potrei spendere per descrivervi questo viaggio nella Parigi degli affascinanti Anni '20 e dunque vi riporto una recensione della mostra invitandovi a visitarla!

"Queste opere non sono state mostrate al pubblico da più di settant’anni, e oggi ricompaiono come per magia, come uscite da un altro mondo".
Con queste parole Marc Restellini, curatore della mostra 'Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter' dà il senso all’esposizione che si apre il 14 novembre 2013 nelle sale del Museo della Fondazione Roma, promossa da Fondazione Roma, Comune di Milano, Palazzo Reale, Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e del Polo Museale della Città di Roma e prodotta e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con la Pinacothéque de Paris.
Più di 120 le opere in mostra per ricostruire il percorso di questi artisti che vissero in un periodo affascinante della storia dell’arte nel quartiere di Montparnasse agli inizi del ‘900: Modigliani, Soutine, Utrillo, Suzanne Valadon, Kisling e molti altri.

Modigliani era sbarcato a Parigi nel 1906 sentendo che quello era il posto dove avrebbe potuto 'salvare il suo sogno'. Va a vivere a Montparnasse che, in quegli anni, diventa il quartiere degli artisti; non solo pittori, ma anche scrittori, come Hemingway e Miller, intellettuali come Jarry e Cocteau, rifugiati politici come Lenin e Trockij.
I luoghi di incontro sono le trattorie a buon mercato e le bettole-cantine in cui si tira tardi parlando di arte e politica e non di rado le discussioni terminano in risse. Le condizioni di vita sono per tutti assai misere, ma è il fuoco sacro dell’arte, la consapevolezza che le loro opere stanno cambiando per sempre i canoni estetici, a dare la forza a Modigliani e compagni di andare avanti.
Se l’Impressionismo, pur avendo apportato una rivoluzione nel modo di dipingere, non usciva in fondo dai canoni del naturalismo, con i lavori di Modigliani, di Soutine, di Utrillo, l’arte diventa autonoma dal soggetto ritratto e dalle tradizioni culturali e artistiche dei paesi di provenienza dei singoli artisti, generando la prima vera rivoluzione nel mondo dell’arte e il ribaltamento dei canoni sino ad allora conosciuti. È in questo contesto - che di lì a poco verrà definito bohémien - che, come scrive il curatore Marc Restellini: 'Questi spiriti tormentati si esprimono in una pittura che si nutre di disperazione. In definitiva, la loro arte non è polacca, bulgara, russa, italiana o francese, ma assolutamente originale; semplicemente, è a Parigi che tutti hanno trovato i mezzi espressivi che meglio traducevano la visione, la sensualità e i sogni propri a ciascuno di loro'.
E ancora: 'Quegli anni corrispondono a un periodo d’emancipazione e di fermento che ha pochi eguali nella storia dell’arte. Ovunque in Europa era in corso una rivoluzione estetica, preludio a un’evoluzione dei costumi; ed è a Parigi, ‘l’unico luogo al mondo in cui la rivolta ha il diritto di cittadinanza’, prima a Montmartre e poi a Montparnasse, che quegli artisti – tutti ebrei – si sono ritrovati per tentare la sorte'. Ed ebreo era anche Jonas Netter, una figura importantissima per gli artisti in mostra, senza il quale molti tra loro non avrebbero avuto di che vivere e sostentarsi: il percorso espositivo, articolato in sei sezioni, mette a confronto i capolavori acquistati nell’arco della sua vita da Jonas Netter, che, affascinato dall’arte e dalla pittura, diventa un amateur illuminato e acuto riconoscitore di talenti, grazie all’incontro col mercante d’arte e poeta polacco Léopold Zborowski, anche egli ebreo.

Netter conosce Modigliani, Soutine, Utrillo ed entra in contatto con Valadon, Kisling, Krémègne, Kikoïne, Hayden, Ébiche, Antcher e Fournier. La loro produzione lo affascina e lo spinge a sostenerli generosamente e a comprare dal mercante i loro lavori: egli diventa quasi un “mecenate”, ispirato e geniale insieme tanto che, quando Modigliani è costretto a trasferirsi in Costa Azzurra a causa di problemi di salute, compra dal giovane italiano abbastanza tele da permettergli di affrontare il viaggio, durante il quale poi l’artista lavorerà intensamente. Di Modigliani Netter ammira l’originalità del genio creativo, ama profondamente i suoi volti femminili stilizzati su lunghi colli affusolati, come Elvire au col blanc (Elvire à la collerette) del 1917-18 e Fillette en robe jaune (Portrait de jeune femme à la collerette) del 1917, entrambi esposti insieme a Portrait de Zborowski del 1916 e Portrait de Soutine, anch’esso realizzato nel 1916 dopo l’incontro tra i due artisti che stringono una solida amicizia, al punto che è proprio Modigliani a presentare a Netter Soutine. Di Chaim Soutine sono esposti in mostra oltre venti olii – una vera e propria mostra dentro la mostra – tra cui L’Homme au chapeau, L’Escalier rouge à Cagnes e La Folle.
Allo stesso modo Netter scopre i quadri del cosiddetto periodo bianco di Utrillo, soprattutto vedute, tra le quali in mostra Place de l'église à Montmagny, Église de banlieu e Rue Muller à Montmartre. Netter decide di proteggere questo eterno fanciullo disincantato, preda sin dall’adolescenza dei fumi dell’alcool, innamorato della madre, Suzanne Valadon, valente e originale pittrice, anche ella presente con le sue opere in mostra, come Ketty nue s'étirant o Église de Neyron.

Se oggi noi ammiriamo questi lavori come capolavori assoluti dell’arte, non dobbiamo dimenticare tuttavia che all’epoca in cui videro la luce venivano considerati veri e propri obbrobri. È per questo che l’intuizione di Netter appare una vera e propria profezia, oltre che un atto coraggioso e spesso disinteressato. Poco si sapeva di quest’uomo tale era la sua discrezione. Oggi, grazie al lavoro di ricostruzione di Restellini, possiamo farci un’idea del suo volto grazie al ritratto che gli fece, riconosciuto da vecchie fotografie familiari, Kisling, anch’esso in mostra.
E la leggenda vuole che sia stato proprio Modigliani a presentare Kisling a Netter. A causa del suo atteggiamento così discreto, di Jonas Netter non rimane nulla di personale. Tranne le opere che amò e collezionò e che anche noi oggi possiamo contemplare.

http://www.romeguide.it/mostre/modiglianipalazzocipolla/modigliani.html#mostra

http://www.newyorkmilano.com/service/modiglianimostra/wp-content/uploads/2013/02/Elvireconcollettobianco1.jpg

Amedeo Modigliani - Elvire con colletto bianco

http://www.newyorkmilano.com/service/modiglianimostra/wp-content/uploads/2013/02/RitrattodiJeanneHe%CC%81buterne1.jpg

Amedeo Modigliani - Ritratto di Jeanne Hébuterne

http://files.offi.fr/evenement/44643/images/600/446155e9982c777799913e1bda977a35.jpg

Chaïm Soutine - L'homme au chapeau

http://www.newyorkmilano.com/service/modiglianimostra/wp-content/uploads/2013/02/trenudiincampagna1.jpg

Suzanne Valadon - Tre nudi in campagna

http://danielacanublog.files.wordpress.com/2013/11/paris-street.jpg

Maurice Utrillo - Strada di Parigi
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