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Jeanne Hébuterne nel Rock


Purtroppo al momento non ho tempo di pubblicare quanto sto raccogliendo relativamente a un approfondimento sul pittore Amedeo Modigliani, ma credo sia comunque interessante fare conoscere o fare ri-conoscere quanto lega Jeanne Hébuterne alla cantante Patti Smith.

Patti Smith fotografata da Anne Leibovitz - http://www.erbadellastrega.it/_NewSite/articolo.php?mcat=1&cat=1&art=1050

Jeanne Hébuterne

La sacerdotessa maudite, come viene chiamata dai suoi fans, si ispira alla vita di Jeanne Hébuterne, compagna di Amedeo Modigliani, per scrivere la sua canzone "Dancing barefoot".
Vi riporto qui di seguito il testo e la traduzione.

Dancing barefoot

She is benediction
She is addicted to thee
She is the root connection
She is connecting with he

Here I go and I don't know why
I fell so ceaselessly
Could it be he's taking over me...

I'm dancing barefoot
Heading for a spin
Some strange music draws me in
Makes me come on like some heroin/e

She is sublimation
She is the essence of thee
She is concentrating on
He, who is chosen by she

Here I go and I don't know why
I spin so ceaselessly,
Could it be he's taking over me...

She is re-creation
She, intoxicated by thee
She has the slow sensation that
He is levitating with she ...

Here I go and I don't know why,
I spin so ceaselessly,
'til I lose my sense of gravity...

(oh god I fell for you ...)

The plot of our life sweats in the dark like a face
The mystery of childbirth, of childhood itself
Grave visitations
What is it that calls to us?
Why must we pray screaming?
Why must not death be redefined?
We shut our eyes we stretch out our arms
And whirl on a pane of glass
An afixiation a fix on anything the line of life the limb of a tree
The hands of he and the promise that s/he is blessed among women.

(oh god I fell for you ...)

--

Ballando a piedi nudi

Lei è benedizione
Lei è dedita a te
Lei è il collegamento radicale
Lei si sta collegando con lui

Ecco che vado e non so perché
Mi sento così continuamente
Può darsi che lui stia perdendo
Sto danzando a piedi nudi

Quasi piroettando
Una strana musica mi tira dentro
Mi fa andare avanti come certa eroina
Lei è sublimazione

Lei è l'essenza di te
Lei si sta concentrando su di lui
Che è stato scelto da lei
Vado e non so il perché

Roteo così senza sosta
Può darsi che mi stia trasportando
Sto danzando a piedi nudi
Quasi piroettando

Una strana musica mi tira dentro
Mi fa andare avanti come certa eroina
Lei è ri-creazione
Lei, intossicata da te

Lei ha la lenta sensazione
Che lui stia levitando con lei
Vado e non so il perché
Roteo così senza sosta

Finché perdo il mio senso di gravità
Sto danzando a piedi nudi
Quasi piroettando
Una strana musica mi tira dentro

Mi fa andare avanti come certa eroina

(Oh Dio ti ho sentito)

La trama della nostra vita
Trasuda nell'oscurità come un viso
Il mistero della nascita, dell'infanzia stessa
Le visite alle tombe
Che cos'è che ci chiama?
Perché dobbiamo pregare urlando?
Perché la morte non può essere ridefinita?
Noi chiudiamo i nostri occhi, 
Allunghiamo le nostre braccia
E ruotiamo su una lastra di vetro
Un fissarsi su ogni cosa
La linea della vita il ramo dell'albero
Le mani di lui e la promessa che
Lei è beata tra le donne

(Oh Dio ti ho sentito)

Qui di seguito il video per sentire questa bella canzone.

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Peste a Roma di Jules Elie Delaunay


1869, Olio su tela

Nonostante tale dipinto si discosti nettamente dai miei gusti artistici, "Peste à Rome" di Jules Elie Delaunay mi è sempre piaciuto, o per meglio dire mi ha sempre impressionato, ogni volta che sfogliando un catalogo o studiando per un esame all'università ha incontrato il mio sguardo.
Vederle dal vivo al Musée d'Orsay di Parigi ha consolidato la mia opinione: è davvero una tela suggestiva, più di tante altre maggiormente conosciute.

Vi riporto qui l'indiscutibile analisi del museo nel quale è conservato il dipinto.

I primi disegni preparatori di questo quadro risalgono al 1857 e sono ispirati da una visita dell'artista alla chiesa romana di San Pietro in Vicoli dove è conservato un affresco del 1476 raffigurante un'epidemia di peste. Nel periodo in cui Delaunay dipinse questa tela, la peste non rappresenta più un flagello come nelle epoche passate ed è proprio attraverso una trasposizione letteraria che l'artista evoca tale malattia: in un passaggio tratto dalla Leggenda dorata di Jacques de Voragine e che narra la storia di San Sebastiano, si legge: "Apparve allora, in tutto il suo splendore, un angelo buono il quale ordinò a quello cattivo, armato di un punteruolo, di battere sulle case di modo che, tanti colpi riceveva una casa, tanti sarebbero stati i suoi morti".

Attorno ad un vuoto centrale che alcuni edifici, un gruppo di fuggiaschi e la statua equestre di Marco Aurelio chiudono sullo sfondo, il pittore ha collocato, in ombra, in basso a sinistra, i corpi di molte vittime di fronte alle quali, sul lato destro ed in piena luce si stagliano le figure di due angeli che annunciano il terrore. Nell'angolo inferiore destro due personaggi hanno trovato rifugio ai piedi della statua di Esculapio (dio romano della medicina), parzialmente visibile in una nicchia posta sopra di loro. Sull'angolo opposto, in alto a sinistra, l'artista raffigura preti in abito talare bianco che avanzano in processione sorreggendo una croce dorata.

Vita e morte, paganesimo e cristianesimo si contrappongono in questa pittura che oscilla tra simbolismo e genere fantastico e che fu una delle opere più celebri e più commentate tra quelle esposte al Salon parigino del 1869.

http://www.musee-orsay.fr/it/collezioni/opere-commentate/pittura/commentaire_id/peste-a-roma-3655.html?tx_commentaire_pi1%5BpidLi%5D=509&tx_commentaire_pi1%5Bfrom%5D=841&cHash=f8d39d8480





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Van Gogh copista 3ª parte


Eccomi con un altro approfondimento sempre su Van Gogh come copista.
Questa volta ho scelto un unico soggetto, rimaneggiato due volte, che si costituisce di altre opere al suo interno. Una sorta di meta-opera.

Julienne François Tanguy era proprietario di un colorificio parigino. Van Gogh, ma come lui molti altri artisti dell'Impressionismo e del Post-impressionismo, si riforniva presso di lui.
[http://it.wikipedia.org/wiki/Ritratto_di_p%C3%A8re_Tanguy]




Rue Clauzel, 13 - Parigi


Il dipinto di cui vorrei parlarvi si intitola "Ritratto di Père Tanguy".
La prima versione dell'opera è del 1886; la seconda è del 1887. E sta proprio qui la fondamentale differenza: nel giro di pochi mesi, Van Gogh sviluppa una differente integrazione delle stampe giapponesi sullo sfondo del dipinto.

Ci sono anche altre versioni del 1887 (una è la copertina di questo post, l'altra è appena qui sotto) dello stesso soggetto che però non vedono coinvolte particolarmente (tranne che sullo sfondo del disegno, il Monte Fuji) le tendenze giapponiste della copia.



Emile Bernard - Ritratto del Père Tanguy

In entrambe, invece, le opere che voglio qui analizzare compaiono gli attori Kabuki, gli alberi di ciliegio, il Monte Fuji; ma è nella seconda versione che il pittore fa propria l'influenza del giapponismo. Il segno, infatti, è preciso e dettagliato quasi a voler dividere l'attenzione e lo sguardo tra soggetto ritratto e sfondo.
Lascio a voi il gusto di ritrovare altre influenze in questa bellissima opera.

Prima versione del 1886



a


Hiroshige II - Campanelle dei giardini a Iriya

b


Utagawa Kunisada - Neve

c


Vincent Van Gogh - Natura morta con uva, pere e limoni

d


Katsushika Hokusai - Il monte Fuji in primavera

e


Utagawa Kunisada - Geisha

f


Katsushika Hokusai - Vento
g


Utawaga Kunisada - Un attore nei panni della geisha Chokichi


Seconda versione del 1887



A


Hiroshige II - Campanelle dei giardini a Iriya

B


Utagawa Kunisada - Neve

C


Utawaga Hiroshige - Viaggiatori nella neve

D


Katsushika Hokusai - Bambino e Fuji

E


Utawaga Hiroshige - Il ciliego di Yoshitsune vicino a Noriyori

F


Utawaga Kunisada - Attrice
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Van Gogh copista 2ª parte


Eccomi con un nuovo post di questa serie.


Edgar Degas - L'assenzio (1876, Parigi, Musèe d'Orsay)


Edouard Manet - La prugna (1877, Washington, National Gallery of Art)


Vincent Van Gogh - Agostina Segatori al Cafè du Tambourin (1887, Amsterdam, Van Gogh Museum)
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Van Gogh copista 1ª parte


Rispolvero una vecchia ricerca universitaria (la cui ricerca ha trovato il supporto di mia sorella) che ho sempre ritenuto interessante in cui dimostravo le influenze subìte da Van Gogh nella realizzazione di alcuni suoi più famosi dipinti e schizzi.
E' lunga e dunque vi invito a seguirla in tutte le sue parti.

A voi lascio i commenti.


La Venere di Milo (100 a.C. ca., Parigi, Louvre)


Eugène Delcroix - La Libertà guida il popolo (1830, Parigi, Louvre)


Vincent Van Gogh - Busto di Venere (1887, Amsterdam, Van Gogh Museum)

Da questo disegno, come da altri, nacquero molteplici modelli in gesso dalla mano di studenti degli Istituti d'Arte francesi ai quali, questi disegni, vennero dati in dotazione (e posseduti anche dallo studio Cormon) per le esercitazioni degli allievi.

Dopo il soggiorno ad Anversa, Van Gogh si trasferisce a Parigi dove sogna di frequentare l'atelier Cormon, di poter disegnare gli antichi al Louvre, al Luxembourg.
Un giorno, tra la fine di febbraio e i primi di marzo del 1886, arriva improvvisamente a Parigi: manda un biglietto al fratello Théo  non appena giunto in stazione e gli dà appuntamento da mezzogiorno in poi al Salon Carrè del Louvre dove si sarebbe appostato per copiare i classici.

Sarò al Louvre a partire da mezzogiorno, o anche prima, se vuoi mi troverai là.

(Lettera al fratello Thèo, marzo 1886)
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"Modigliani" su Il Giornale dell'Arte - Marzo 2012


Per gli appassionati di Amedeo Modigliani, posto qui di seguito due interessanti articoli su Il Giornale dell'Arte, n° 318, marzo 2012.




Aggiornamento da Il Giornale dell'Arte, del n° 319, Aprile 2012.

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L'Art Nègre


Il termine "Primitivismo"  viene usato con vari significati nella storia e nella critica d'arte.

Nel senso più ampio viene riferito all'arte delle società al di fuori dell'Occidente, del Vicino Oriente e delle civiltà orientali, anche se gran parte di quest'arte venne prodotta da popoli molto sofisticati. L'arte precolombiana, quella dei nativi dell'America settentrionale, quella dell'Africa Nera e dell'Oceania rappresentano le principali aree abbracciate dalla definizione. In origine il termine aveva una connotazione degradante o paternalistica, perché queste forme d'arte apparivano generalmente rozze o addirittura selvagge agli occhi degli occidentali, ma oggi viene usato come un'etichetta convenzionale, senza che implichi alcun giudizio di valore. Per estensione è stato applicato ad altri campi dell'arte che appaiono poco sofisticati in confronto a determinati standard. Una volta era ampiamente riferito, per esempio, alla pittura europea prerinascimentale, in particolare alle scuole italiane e olandesi (come nell'espressione "i primitivi fiamminghi"); il Rinascimento aveva stabilito l'idea di pittura come imitazione della natura che dominò l'arte occidentale per secoli, così i dipinti dei periodi precedenti furono a lungo considerati mancanti dei requisiti tecnici che erano stati fissati come norma. Oggi questo utilizzo del termine primitivo è molto meno comune e la parola non ha più connotazioni spregiative.

Nel contesto dell'arte moderna, il termine è stato usato in riferimento all'uso da parte degli artisti occidentali delle forme o dell'immaginario derivato dall'arte delle società cosiddette primitive, o più vagamente per descrivere un approccio in cui l'artista cerca di esprimere o celebrare le forze naturali usando procedimenti poco convenzionali o tecniche che evitano i metodi normalmente associati alla formazione del pittore o dello scultore.
In senso più ampio, il termine primitivismo è stato usato per abbracciare diversi fenomeni come l'arte infantile, l'arte naïf (che a volte è nota come arte primitiva), l'arte dei malati di mente ("art brut") e l'arte dei graffiti. Queste variegate forme artistiche vengono associate le une alle altre e all'arte dei popoli "primitivi" da un convincimento secondo il quale questo modo "innocente" di esprimersi può avere la freschezza e l'onestà emotiva che spesso manca all'arte occidentale ufficiale.

Per secoli, l'arte dei popoli "primitivi" fu conosciuta in Occidente soprattutto come prodotto coloniale e attirò l'attenzione sia per il suo valore di curiosità che per il suo valore venale quando era realizzata con materiali preziosi (nel 1520 Dürer si entusiasmò per i tesori aztechi spediti all'imperatore Carlo V dalle "nuove terre dell'oro"). Sebbene l'idea del "nobile selvaggio" non corrotto dalla civiltà occidentale abbia avuto un certo seguito nel XVIII secolo, bisogna aspettare gli anni Novanta del XIX secolo perché il primitivismo abbia un impatto significativo sull'arte occidentale -con l'opera di Gauguin, che tentò di fuggire dal 'morbo della civiltà' tra i nativi di Tahiti.
Dal 1905 circa molti altri artisti d'avanguardia seguirono il suo esempio di coltivare l'arte primitiva come fonte d'ispirazione, trovando in essa una vitalità e una sincerità che ritenevano fosse stata espulsa dall'arte occidentale. E' questo il caso di Amedeo Modigliani.
Di solito seguirono Gauguin più nello spirito che nel corpo, anche se Nolde e Pechstein, per esempio, visitarono l'Oceania. A Parigi molti artisti collezionavano maschere africane (che potevano essere comprate per poco prezzo nei negozi di curiosità); tra questi Derain, Matisse, Picasso e Vlaminck; la loro influenza è particolarmente evidente nelle Damoiselles d'Avignon di Picasso, il dipinto che sta a fondamento del cubismo. Altri artisti studiarono l'arte primitiva nei musei -Henry Moore, per esempio, rimase impressionato dalle potenti forme monolitiche della scultura maya che vide al British Museum.

Tale "appropriazione" visiva della cultura dei popoli "primitivi" è stata a volte interpretata come una specie di sfruttamento, simile allo sfruttamento degli schiavi o delle risorse da parte delle potenze coloniali. Comunque alcuni artisti moderni sembrano essersi accostati all'arte primitiva con uno spirito ben lontano dal cinismo o dall'opportunismo. Per esempio, nel 1931 i surrealisti usarono l'arte tribale nella loro mostra parigina "La verità su le colonie", che rappresentava una protesta contro la recente apertura di una mostra ufficiale che celebrava il colonialismo francese.

http://sullarte.it/dizionario_arte/p/primitivo.php





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