Oggi, come ci ricorda anche il doodle di Google, è il 130° anniversario della nascita di Franz Kafka di cui avevo già parlato qui.
Vi avevo anche già invitato a leggere "Il Processo", e oggi vi parlerò de "Il Castello".
Pubblicato postumo nel 1926, rappresenta l'opera più ambiziosa e importante dello scrittore praghese. Oscuro ed a volte surreale, Il castello parla di alienazione, burocrazia e della frustrazione, apparentemente interminabile, dell'uomo che tenta di opporsi al sistema.
Durante una gelida notte d'inverno, l'agrimensore K. giunge in un villaggio sovrastato dalla figura minacciosa di un Castello. Il protagonista, convocato dal conte padrone del Castello, cerca in tutti i modi di adempiere al proprio dovere, ma uno stuolo di burocrati e funzionari gli impedisce ogni volta di essere ricevuto. Nel frattempo, K. cerca di entrare in confidenza con gli abitanti del villaggio, i quali però, lo trattano sempre in maniera ostile e sospetta. C'è solo una persona che si offre di aiutarlo, ma egli cade addormentato e non la sente. A questo punto si interrompe il racconto che, secondo i progetti originari dell'autore, si sarebbe dovuto concludere con il protagonista K., prossimo alla morte, che viene finalmente accolto dai diffidenti contadini del villaggio.
Il romanzo di Kafka ha dato vita a numerose interpretazioni critiche nel corso del Novecento. Le vicende dell'agrimensore K. rappresentano la proiezione dell'impotenza e delle frustrazioni dell'uomo moderno, il quale si trova schiacciato da una realtà che sfugge ai suoi criteri di valutazione. Il protagonista si sente ovunque solo e alienato, il suo rapporto con il mondo esterno è ormai completamente compromesso, e la presenza cupa e minacciosa del Castello rappresenta un'entità superiore negativa che finisce per determinare e opprimere l'esistenza dell'uomo. In questa prospettiva, si è perduto il senso di ogni cosa. Per Kafka la ragione diventa così inutile: l'essere viene destrutturato fino a perdere la propria identità, come dimostra il nome stesso dell'agrimensore ridotto alla sola lettera K. (l'uso di questa iniziale richiama inevitabilmente il nome dell'autore). Secondo la critica di stampo marxista, "Il castello" raffigura la posizione dell'uomo contemporaneo oppresso dal capitalismo e dalle sue contraddizioni. Di tutt'altro avviso i critici che si ispirano all'esistenzialismo intravedono nelle peripezie di K. la condizione eterna del vivere dell'uomo. C'è, infine, una critica minoritaria che legge il racconto sotto la prospettiva della psicoanalisi: le nevrosi dell'uomo di oggi sono conseguenza dell'impotenza dell'azione del protagonista.
http://it.wikipedia.org/wiki/Il_castello
Il doodle di oggi in cui si riprende la figura de "Le Metamorfosi", in cui il protagonista si risveglia un mattino nelle sembianze di un gigantesco insetto.
Il Castello di Praga che ispirò F. Kafka nel suo romanzo
Quanto mi innervosiscono queste situazioni.
All'improvviso tutti scoprono che esiste un Gatsby; che esiste un romanzo d'amore maledetto così pieno di colpi di scena da togliere il fiato. E poi arriva il solito attore di Hollywood e il solito regista (in questo caso australiano, ma che ha molto, moltissimo dell'americano) che sfruttano l'ignoranza del popolo mondiale e fanno scoprire questa storia come se fosse nuova.
"Il grande Gatsby" è un romanzo del 1925! 1925!
Ve ne siete accorti che l'ambientazione non è contemporanea? E non vi è venuto qualche dubbio? So che queste parole, le persone a cui mi rivolgo, non le leggeranno mai, ma mi spaventa questa ignoranza di fondo.
"Il grande Gatsby" è un romanzo di Francis Scott Fitzgerald. E' uno scrittore per molti controverso e di scarso genio, ma per me è un ottimo letterato.
Il romanzo in questione l'ho letto per la gran parte in inglese e ora lo sto rileggendo in italiano.
Non mi sono certamente fatta mancare la versione cinematografica con Robert Redford del 1974, impareggiabile, imparagonabile rispetto alla versione del 2013 che sta andando al cinema in questo periodo.
Vi riporto qui di seguito quanto Wikipedia VI spiega riguardo il romanzo.
E' un romanzo dello scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald pubblicato per la prima volta a New York il 10 aprile 1925 e definito da T.S. Eliot "il primo passo in avanti fatto dalla narrativa americana dopo Henry James".
Ambientato a New York e a Long Island durante l'estate del 1922, Il grande Gatsby è il più acuto ritratto dell'anima dell'età deljazz, con le sue contraddizioni, il suo vittimismo e la sua tragicità.
La storia, che seguendo la tecnica di Henry James viene raccontata da uno dei personaggi, narra la tragedia del mito americano che aveva retto il paese dai tempi dello sbarco a Plymouth Rock e può essere considerata l'autobiografia spirituale di Fitzgerald che, ad un certo punto della sua vita, chiuso con l'alcolismo e con la vita da playboy, voleva capire quali fossero stati gli ostacoli che avevano fatto inabissare la sua esistenza.
In questo libro, come scrive il suo biografo Andrew Le Vot, Fitzgerald "riflette meglio che in tutti i suoi scritti autobiografici il cuore dei problemi che lui e la sua generazione dovettero affrontare... In Gatsby, pervaso com'è da un senso del peccato e della caduta, Fitzgerald assume su di sé tutta la debolezza e la depravazione della natura umana".
L'adolescente James Gatz, figlio di poveri contadini del Nord Dakota, fugge dalla famiglia convinto di poter trasformare se stesso e costruirsi una nuova identità.
James Gatz: era questo il suo nome vero, o almeno quello legale. Lo aveva cambiato a diciassette anni, nel momento in cui ebbe inizio la sua carriera: quando vide lo yacht di Dan Cody gettar l'ancora nella secca più insidiosa del Lago Superiore.
Egli incontra il ricco proprietario di uno yacht, Mr Dan Cody, che, grato perché il giovane lo ha avvertito della presenza di uno scoglio che avrebbe potuto far affondare la sua imbarcazione, lo assume e gli fornisce una "giacca azzurra, sei paia di calzoni bianchi e un berretto con visiera da yacht".
James, che adotta lo pseudonimo Jay Gatsby, viene inviato a Louisville per un addestramento militare e lì si innamora di Daisy Fay, un'affascinante ereditiera di diciotto anni che ricambia i suoi sentimenti. I due trascorrono insieme un felice periodo e, quando Gatsby è in procinto di partire per la Prima guerra mondiale, si giurano eterna fedeltà. Ma quando Gatsby, che si trova in Europa, viene a sapere che Daisy ha sposato un famoso giocatore di polo di Chicago, Tom Buchanan, giura di riconquistarla.
Fatta definitivamente propria l'identità di Jay Gatsby, il giovane si reca in Inghilterra, dove frequenta l'ambiente di Oxford per cinque mesi, e alla fine ritorna in America dove, diventato ricco grazie al contrabbando e ad altre attività illecite, compra nell'aristocratico villaggio di West Egg – toponimo fittizio utilizzato da Fitzgerald per riferirsi alla località di Kings Point, sulla costa settentrionale di Long Island – un'enorme villa situata sulla sponda opposta del villaggio di East Egg – pseudonimo di Sands Point –, esattamente di fronte alla casa dove Daisy trascorre le estati con il marito Tom. Gatsby, che vuole ad ogni costo riconquistare Daisy, è sicuro che il suo sogno si trasformerà in realtà e da quel momento ogni sua azione sarà tesa a quell'unico scopo.
Nick Carraway, che nel romanzo ha funzione di narratore, esprime la visione di un mondo opposto a quello di Gatsby: conformista, moralista e puritano. Nato, come egli stesso racconta, da una famiglia agiata e influente del Middle West, Nick si laurea a New Haven nel 1915 ed intraprende un tranquillo, anche se non molto redditizio, lavoro in borsa, accontentandosi sempre di alloggiare in appartamenti modesti. Nick, che è un conformista e un moralista, rappresenta un mondo opposto a quello di Gatsby, ma dovrà riconoscere che "c'era in Gatsby qualcosa di splendido, una sensibilità acuita alle promesse della vita".
Anche Nick abita a West Egg, a trenta chilometri dalla città, in un modesto villino confinante proprio con la tenuta di Gatsby:
La mia casa era all'estremità dell'uovo, a una cinquantina di metri soltanto dallo stretto, presa tra due edifici enormi [...]. Quello alla mia destra era qualcosa di colossale sotto tutti i punti di vista: una copia accurata di qualche Hôtel de Ville della Normandia, con una torre da una parte, incredibilmente nuova sotto una barba rada di edera ancora giovane, una piscina di marmo e più di venti ettari di prato e giardino. Era il palazzo di Gatsby. [...] Quanto alla mia casa, era un pugno in un occhio, ma un pugno tanto piccolo da essere trascurabile, così avevo il panorama sul mare, una vista parziale sul prato del mio vicino e la rassicurante prossimità di
gente milionaria, tutto per ottanta dollari al mese.
Una sera Nick viene invitato a cena a casa di Tom Buchanan, che ha sposato Daisy – cugina di Nick "in seconda dal lato paterno" – e conosce l'amica di Daisy, Jordan Baker, con la quale egli intreccerà una breve relazione.
Il matrimonio di Daisy e Tom, pur essendo all'apparenza tranquillo, non ha solide basi. Tom ha per amante Myrtle, la moglie di George Wilson, un meccanico che possiede un'officina sulla strada che porta a New York in una zona squallida e desolata; un pomeriggio, mentre Nick si sta recando a New York in treno con Tom, gliela fa conoscere.
Trascorrono i giorni e Nick, che ogni sera ascolta la musica proveniente dalla casa di Gatsby e osserva il via vai di gente che partecipa agli sfarzosi party che si svolgono nei suoi giardini, non ha ancora conosciuto il suo famoso vicino: l'ha solamente intravisto da lontano, una sera, in piedi davanti alla villa, che tendeva le braccia con un gesto di desiderio verso la "luce verde" che brillava nella notte. Quella luce, come scrive Rollo May
è simbolo del mito americano: essa allude a nuove potenzialità, nuove frontiere, la nuova vita che ci attende dietro l'angolo [...] Non esiste destino; se esiste, lo abbiamo costruito noi stessi [...] La luce verde diventa la nostra più grande illusione... nasconde i nostri problemi con le sue infinite promesse, e intanto distrugge i nostri valori. La luce verde è il mito della Terra Promessa che genera ideali alla Horatio Alger.
Ma un giorno Nick riceve un invito:
Uno chauffeur in uniforme azzurra, come un uovo di pettirosso, quel sabato mattina di buon'ora attraversò il mio prato con un biglietto straordinariamente cerimonioso del suo padrone; esso diceva che Gatsby si sarebbe sentito onorato se quella sera avessi partecipato alla sua "festicciola".
Alla festa trova Jordan e ha modo così di conoscere Gatsby che mantiene sempre un atteggiamento riservato e moderato. Si reca ad un paio delle sue feste e un giorno Gatsby si reca a trovarlo:
Una mattina alle nove, verso la fine di luglio, l'automobile smagliante di Gatsby sbucò sul viale roccioso che conduceva al mio cancello ... Era la prima volta che Gatsby veniva a trovarmi, benché fossi andato a due delle sue feste, avessi girato con lui sul suo idrovolante, e dopo inviti ripetuti mi fossi servito frequentemente della sua spiaggia.
E inizia a raccontare della sua vita come a voler scacciare le accuse "che davano sapore alla conversazione nei suoi salotti".
Gatsby racconta a Nick che egli era di famiglia agiata e che i suoi erano ormai tutti morti; che era stato allevato in America ed educato a Oxford, che aveva viaggiato e che aveva partecipato alla guerra diventando maggiore. Egli mostra a Nick la medaglia con cui era stato decorato e una fotografia di Oxford presa al "Trinity Quad", convincendolo così che quanto stava dicendo era la verità:
Era la fotografia di una mezza dozzina di giovanotti in maglione a righe sparsi in un cortile al di là del quale si scorgeva una schiera di guglie. C'era Gatsby con l'aria un tantino più giovane e una mazza di cricket in mano. Allora era vero tutto.
In quell'occasione Gatsby gli dice che ha intenzione di chiedergli un grande favore. Così, tramite Jordan Baker, Gatsby chiede a Nick di fargli incontrare Daisy a casa sua. Nel frattempo Nick viene a conoscenza della storia di Daisy e Gatsby attraverso il racconto di Jordan.
Nick invita Daisy a casa sua per prendere un tè e i due si incontrano.
"Sono molti anni che non ci vediamo" disse Daisy con la voce più normale che le riuscì di trovare. "Saranno cinque a novembre".
Dopo una festa di Gatsby alla quale Daisy partecipa con il marito, egli è sicuro di aver ritrovato per sempre la donna tanto amata ed è certo di poter ripetere in tutto il passato e confida a Nick il suo sogno:
Pretendeva nientemeno che Daisy andasse da Tom a dirgli: "Non ti ho mai amato". Dopo che avesse cancellato quattro anni con quella frase, avrebbero potuto decidere sui passi più pratici da fare. Uno di questi consisteva nel ritornare a Louisville, dopo che Daisy fosse stata libera, e sposarsi in casa di lei come se fossero stati ancora al punto di cinque anni prima.
Ma Nick dice: "Non si può ripetere il passato". "Non si può ripetere il passato? Ma certo che si può" risponde Gatsby.
Daisy si recherà quasi ogni pomeriggio da Gatsby illudendolo così nel suo sogno fino a quando, in un afoso pomeriggio, Daisy, Tom, Nick, Jordan e Gatsby cercano sollievo recandosi a New York in un albergo affittato per l'occasione. Qui Tom provoca Gatsby davanti a tutti con insinuazioni sul suo conto fino a quando chiede direttamente a Gatsby cosa vuole da sua moglie: "Voglio sapere che cos'ha da dirmi il signor Gatsby" "Vostra moglie non vi ama" disse Gatsby, "Non vi ha mai amato. Ama me". Ma Daisy è riluttante e quando Gatsby pretende che lei lo dica a Tom ella protesta dicendo" Pretendi troppo". Gatsby cerca di parlarle:
Ma ad ogni parola lei si ritirava sempre più in se stessa, finché lui rinunciò e soltanto il sogno morto continuò a battersi mentre il pomeriggio svaniva, cercando di toccare ciò che era di più tangibile, sforzandosi, infelice e senza disperazione, di raggiungere la voce perduta di là dalla stanza.
Sulla strada del ritorno, mentre passano davanti al garage di Wilson, Myrtle, tenuta chiusa in stanza dal marito che sospetta un suo tradimento, riesce a fuggire ma viene investita dalla macchina di Gatsby guidata da Daisy che non si ferma e prosegue la sua corsa fino a East Egg dove la raggiunge Tom al quale lei si affida pur non rivelandogli la verità.
Myrtle rimane uccisa sul colpo e Wilson, preso dalla disperazione e deciso a vendicarsi, va da Tom con la pistola per ucciderlo.
Ma quando Tom gli rivela che la macchina che aveva investito Myrtle la guidava, come lui credeva, Gatsby, Wilson si reca da Gatsby che sta facendo un bagno in piscina e continua a sperare che Daisy appaia.
Verrà ucciso da Wilson che a sua volta si suiciderà. Lo chauffeur, il maggiordomo, il giardiniere e Nick si avviano correndo verso la piscina:
Vi era, appena percettibile, un movimento dell'acqua mentre il flusso fresco si dirigeva faticosamente verso lo scarico dell'altra estremità della piscina. Con piccole increspature che erano appena ombre di onde il materasso carico si spostava a caso nella piscina. Un alito di vento che riusciva appena a corrugare la superficie dell'acqua bastò a interrompere l'accidentale percorso col suo carico accidentale. Un fascio di foglie, sfiorandolo, lo fece girare lentamente, tracciando nell'acqua un sottile circolo rosso. Fu quando ci eravamo già avviati con Gatsby verso casa, che il giardiniere vide il cadavere di Wilson leggermente discosto nell'erba, e l'olocausto fu completo.
Nick si trova solo ad affrontare la situazione. Telefona a tutti, anche a Daisy, ma viene a sapere che proprio sua cugina è partita da mezz'ora assieme a Tom, senza comunicare la propria destinazione. Due giorni dopo arriva un telegramma da una città del Minnesota firmato Henry C. Gatz, che chiede di rinviare il funerale fino al suo arrivo:
Era il padre di Gatsby, un vecchio solenne, molto sgomento e costernato, infagottato in un gran cappottone da poco prezzo contro la calda giornata di settembre.
Il giorno del funerale Nick chiede al ministro luterano di aspettare ancora mezz'ora. Egli spera ancora che arrivi qualcuno. "Ma fu inutile. Non venne nessuno". In realtà una persona arriva, è l'ubriacone delle feste che Nick aveva trovato tre mesi prima nella biblioteca di Gatsby; costui esclama: "Ma perdio! Ci andavano a centinaia!." E aggiunge: "Povero bastardo".
Dopo il funerale di Gatsby Nick riflette sull'America e in questo modo la tragedia di Gatsby viene ad identificarsi con la perdita dei miti e la fine del sogno americano. Nick decide di abbandonare l'est e di tornare a casa.
L'ultima sera Nick scende alla spiaggia e si stende sulla sabbia lasciandosi andare ai ricordi e gli torna alla mente la capacità di meravigliarsi di Gatsby:
E mentre meditavo sull'antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all'estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C'è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia ... e una bella mattina...
In questi puntini di sospensione si sente l'attimo di disperazione di Nick e poi la ricerca di un mito che dia senso all'assurdità dell'esistenza.
Il romanzo si conclude con un'ultima frase che sembra essere un poscritto:
Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.
La versione del 2013 con Leonardo Di Caprio mi ha lasciato molto perplessa: per gli amanti del genere sarà piaciuta, ma la colonna sonora non c'entrava niente con il resto. L'hip hop ballato nella fontana dalle ballerine credo abbia fatto rigirare nella tomba lo scrittore.
Troppo fasto e troppi lustrini: non era sempre e per forza così negli anni '20.
Sì, Leonardo Di Caprio è un grande attore, ma la parte più bella l'ha recitata Tobey Maguire nei panni di Nick Carraway.
La casa che ispirò F. Scott Fitzgerald, chiamata Lands End, è stata demolita nel 2011 a causa del suo stato di decadenza. Queste sotto sono le poche immagini che sono riuscita a trovare:
Se guardate sulle mappe di Google sempre accanto alla posizione di Beacon Towers esiste una villa molto simile a quella dove hanno girato l'ultimo film, con la piscina, la scalinata e l'accesso alla spiaggia. Non è quella però. Ma vale la pena dare un'occhiata alle belle ville che costeggiano Long Island.
Il titolo altisonante vi spaventa? E il lungo nome dell'autore ancora di più?
Direi che non c'è da preoccuparsi; è uno dei libri più belli che abbia mai letto in assoluto.
E qui di seguito una citazione che tra tante rispecchia ancora il nostro tempo:
Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi
Ve lo consiglio riportandovi quanto scritto su Wikipedia.
E' un romanzo scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pubblicato postumo nel 1958.
L'autore trasse ispirazione da vicende della sua antica famiglia e in particolare dalla vita del suo bisnonno, il Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa, vissuto negli anni cruciali del Risorgimento e noto anche per le sue ricerche astronomiche e per l'osservatorio astronomico da lui realizzato. Per il tema trattato è spesso considerato un romanzo storico, benché non ne soddisfi tutti i canoni.
Scritto tra la fine del 1954 e il 1957, fu presentato all'inizio agli editori Arnoldo Mondadori Editore e Einaudi, che ne rifiutarono la pubblicazione (il testo fu letto da Elio Vittorini che successivamente sembra si fosse rammaricato dell'errore), avvenuta poi dopo la morte dell'autore da Feltrinelli con la prefazione di Giorgio Bassani, che aveva ricevuto il manoscritto da Elena Croce. Nel 1959 ricevette il Premio Strega divenendo il primo best-seller italiano con oltre 100.000 copie vendute. Nel 1963 fu ridotto nel film omonimo da Luchino Visconti.
Nel 1967 venne anche tratta un'opera musicale di Angelo Musco, con libretto di Luigi Squarzina.
Il titolo del romanzo ha l'origine nello stemma di famiglia dei Tomasi ed è così commentato nel romanzo stesso: «Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra.»
Il racconto inizia con la recita del rosario in una stanza della casa gentilizia del Principe Don Fabrizio Salina, dove egli abitava con la moglie Maria Stella e i loro sette figli. Don Fabrizio è un personaggio particolare, molto alto e con la pelle molto pallida, dedito allo studio dell'astronomia e a pensieri su amore e morte. Egli è testimone del lento decadere del ceto dell'aristocrazia di cui è rappresentante. Infatti, con lo sbarco in Sicilia di Garibaldi e del suo esercito, si afferma una nuova classe, quella dei borghesi, che il principe - come tutti gli aristocratici - disprezza. Il nipote di don Fabrizio, Tancredi, pur combattendo nelle file garibaldine cerca di rassicurare lo zio sul fatto che alla fine le cose andranno a loro vantaggio. Tancredi inoltre aveva sempre mostrato interesse amoroso verso la figlia del principe, Concetta, che ricambiava i suoi sentimenti.
Il principe e la sua famiglia trascorrono un po' di tempo nella loro residenza estiva, a Donnafugata; il nuovo sindaco di questo paese è Don Calogero Sedàra, un uomo di modeste origini e borghese profondamente patriottico. Non appena Tancredi vede la bella figlia del sindaco, Angelica, se ne innamora perdutamente. La ragazza è però una borghese e non ha perciò i modi degli aristocratici, per questo Concetta trova quasi ripugnante il suo comportamento. Angelica però ammalia tutti con la sua bellezza, tanto che Tancredi finirà per sposarla, attratto oltre che dalla sua bellezza anche dal suo denaro.
Arriva il momento di votare in un importante plebiscito il cui esito decreterà se verrà effettuata o meno l'annessione della Sicilia al regno italico. A quanti chiedano al principe un parere su cosa votare, il principe affranto dice di essere favorevole a questa entrata. I voti del plebiscito alla fine vengono comunque truccati dal sindaco Sedara e si arriva perciò all'annessione. Dopo questo un funzionario piemontese, il cavaliere Chevalley, offre a don Fabrizio la carica di senatore del Regno d'Italia, ma il principe rifiuta l'incarico in quanto egli si sente un vero e proprio aristocratico e non si vuole sottomettere alla caduta del suo tempo. Il principe ora conduce una vita desolata fino a quando muore circondato dai suoi cari in una stanza d'albergo a Palermo durante il viaggio di ritorno da Napoli, dove si era recato per visite mediche. L'ultimo capitolo del romanzo, ambientato nel 1910, descrive la situazione delle figlie superstiti del principe, che conducono una vita dedita a una formalistica devozione religiosa e nell'illusione che il nome della famiglia Salina conti ancora come nel passato; ma il passato è però irrimediabilmente perduto.
L'autore
Alcune scene tratte dal film di Luchino Visconti del 1963
Finito di leggere anche il terzo volume, "I Guermantes".
Qui di seguito vi riporto la recensione di Wikipedia e vi consiglio di non arrendervi alla lettura, forse un po' difficoltosa e a volte demoralizzante. Vale la pena di continuare.
E' il terzo volume dell’opera di Marcel Proust "Alla ricerca del tempo perduto" (À la recherce du temps perdu).
Il volume si apre con la descrizione della famiglia Guermantes. Ha inizio la storia d'amore tra Albertine ed il narratore, che riesce a farsi accogliere dai Guermantes. Inoltre il narratore incontra un personaggio strano, il barone di Charlus, e scopre che è omosessuale.
Nel primo tomo del terzo volume, intitolato I Guermantes (tomo 1) ("Le côté de Guermantes I"), il narratore insieme alla sua famiglia si trasferisce dal suo albergo in un appartamento della famiglia Guermantes. Marcel, inoltre, si reca, per la seconda volta nella sua vita, a teatro, per rivedere l’attrice Berma recitare la parte della protagonista Fedra (“Phèdre”) nell'omonimo spettacolo di Racine. Ma stavolta il protagonista non è più interessato all'attrice, ma ad un'altra donna, la principessa di Sassonia, che è amica di Madame Guermantes. Marcel poi si reca a Doncières, dove incontra nuovamente Robert de Saint-Loup, che si trovava lì per prestare servizio militare. Proprio in questa occasione viene affrontato, per la prima volta nell'opera, l'argomento dell'“Affare Dreyfus”, questione che aveva diviso la Francia in quegli anni. Dopo ciò il narratore torna a Parigi, dove scoprirà che sua nonna è malata (morirà proprio nell'inverno successivo). Marcel a Parigi incomincia a frequentare il salotto di Madame de Villeparisis e qui, successivamente, incontra delle sue vecchie conoscenze, tra cui i coniugi Guermantes, il barone di Charlus, Robert de Saint-Loup e sua madre e la signora Swann (Odette de Crecy). Proprio in questo salotto il protagonista scopre l'identità dell’amante di Robert de Saint-Loup, che è la giovane attrice ed ex prostituta Rachel "quand du seigneur". Intanto la malattia di sua nonna peggiora. Allora, per rallegrarla, su consiglio di un neurologo, convinto che tutte le malattie abbiano un'origine nervosa, Marcel decide di portarla negli Champs-Élysées ed è proprio durante questo soggiorno che la donna avrà un attacco di cuore e morirà, nonostante le cure dei medici più famosi.
Nel secondo tomo del terzo volume, intitolato I Guermantes (tomo 2) ("Le côté de Guermantes II"), il narratore recupera il rapporto di amicizia con una sua vecchia fiamma, Albertine. Inizialmente Marcel non sa se l'amore che prova per lei sia vero oppure se sia solo una sensazione di nostalgia verso Balbec, il luogo in cui si erano conosciuti. Ad ogni modo i due torneranno ad essere una coppia con i loro momenti di alti e bassi. Il protagonista, inoltre, apprende una notizia che lo sconvolge, ovvero che il barone di Charlus è omosessuale. Il tema dell'omosessualità sarà sviluppato adeguatamente nei volumi successivi, in cui si narrerà anche delle storie d’amore omosessuali del barone.
Il vero castello dei Guermantes dove, durante una passeggiata il protagonista inciampa nel selciato e ricorda all'improvviso il suo soggiorno a Venezia.
Circa un anno fa ho letto questo libro che non riuscivo più a trovare, sepolto tra le pile di tanti altri libri di diverso genere. Lo consiglio a chi, come me, ama il primo Novecento e i suoi personaggi. Riporto, dunque, qui di seguito una recensione dal web.
Hemingway, Pound, Joyce, Fitzgerald, Man Ray, Sylvia Beach, Natalie Barney, Gertrude Stein, Tamara de Lempicka, Djuna Barnes, Kiki de Montparnasse e tanti altri: gli artisti che fecero della Parigi degli anni Venti uno straordinario laboratorio di idee, di sperimentazioni, di creatività. Sono gli uomini e le donne della "generazione perduta", secondo la definizione di Gertrude Stein, che hanno visto la guerra e vivono perennemente oltre i limiti. Artisti ma anche editori, librai, fotografi che con le loro vite e la loro arte hanno segnato in modo indelebile il Novecento. Gli autori ce li restituiscono in un'intensa galleria di ritratti dove le storie si mescolano agli aneddoti. Amori e odi, follia e genio, sregolatezza e affari: nella Parigi degli anni Venti tutto si mescola in un caos creativo che non smette di affascinare.
Oggi ricorre il 215° anniversario della nascita di questo grande poeta che, sin dai tempi del liceo, mi è sempre piaciuto. Il suo breve romanzo "Notti fiorentine" è un piccolo gioiello della letteratura tedesca ed europea; ve ne consiglio la lettura.
Vi riporto qui di seguito la scheda di Wikipedia per ricordarlo.
Düsseldorf, 13 dicembre 1797 – Parigi, 17 febbraio 1856
E' stato il maggior poeta tedesco del periodo di transizione tra il romanticismo e il realismo.
Nato da una ricca famiglia di banchieri e commercianti ebrei cercò di dedicarsi, fallendo, ad una normale carriera borghese che aveva intrapreso molto malvolentieri.
A Düsseldorf, sua città natale, in cui viveva di fianco ad Andreas Fasolenrath, le vicende della dominazione francese risvegliarono in Heine una forte antipatia verso la Prussia e una precoce tendenza francofila.
Nel 1817 scrisse le sue prime liriche d'amore che gli vennero pubblicate su una rivista tedesca ed iniziò, nella città di Bonn, gli studi di diritto, filosofia e letteratura seguendo le lezioni di August Wilhelm von Schlegel.
Nel 1821 si trasferì all'Università di Berlino e frequentò assiduamente Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Friedrich Schleiermacher e Adalbert von Chamisso, accogliendone il pensiero.
Nel 1822 pubblicò le sue prime importanti liriche che si rivelarono subito di grande originalità per il loro stile di ballata popolare e per il rifiuto ironico di ogni illusione. In queste liriche si sente l'influsso degli scrittori da lui più amati: George Gordon Noel Byron e Joseph Fouqué.
Nel 1823 pubblicò Intermezzo lirico (in tedesco Lyrisches Intermezzo), versi di rara bellezza dove si distingue una spiccata vena di malinconia.
Nel 1825 Heine si convertì al protestantesimo e assunse il nome di Heinrich al posto dell'originario Harry. Nello stesso anno si laureò in giurisprudenza presso l'Università di Gottinga.
Dopo la pubblicazione dei suoi due volumi dei racconti lirici Impressioni di viaggio (Reisebilder, 1826-1831), che sulla trama di un fittizio diario di viaggio tratta una vasta gamma di temi fantastici e morali rifacendosi agli esempi di Michael Sterne e di Jean Paul, egli iniziò a diventare famoso.
Nel 1826 fece un breve viaggio in Inghilterra che risvegliò i suoi interessi per i problemi politici attuali e, in seguito, riunì le liriche precedenti in un unico libro intitolato Libro dei canti (Buch der Lieder) che pubblicò nel 1827.
Nel 1828 fece un viaggio in Italia ("Die Bäder von Lucca", i Bagni di Lucca, e "Die Stadt Lucca", la città Lucca, dove scriverà: "Die Pfaffen in Italien haben sich schon längst mit der öffentlichen Meinung abgefunden" (I preti italiani ormai si sono rassegnati all´opinione pubblica)) e nelle Notti fiorentine (Florentinische Nächte), che pubblicherà nel 1836, si ritroveranno i ricordi di questo viaggio.
Intanto la situazione della società tedesca si stava facendo sempre più critica ed Heine decise di trasferirsi come giornalista nella più libera Francia dove iniziò a frequentare, oltre gli emigrati tedeschi, come Lasalle, Richard Wagner, Alexander von Humboldt, anche molti intellettuali francesi fra i quali Honoré de Balzac, Victor Hugo, Alfred de Musset e George Sand.
Nel 1835 pubblicò Storia della religione e della filosofia in Germania (Geschichte der Religion und Philosophie in Deutschland) nella quale si avverte l'influsso del suo contatto con i sansimonisti, influsso che si avverte anche nella Scuola romantica (Romantische Schule) del 1836.
In quegli anni di permanenza francese, Heine collaborò, per corrispondenza, a diverse riviste tedesche e nel frattempo scrisse resoconti in francese della situazione tedesca.
Nel 1835, data della pubblicazione della sua Storia della religione e della filosofia, venne vietata dalla censura la circolazione dei suoi libri in Germania.
I quattro volumi del Salon (1834-1840) sono tutti pervasi di temi politici. In essi si trovano i frammenti di romanzo Dalle memorie del signor von Schnabelewopski (Aus den Memorien des Herrn von Schnabelewopski) e Il rabbi di Bacharach (Der Rabbi von Bacharach), sulla persecuzione degli ebrei nel Medioevo e anche nell'illuminismo qualcuno si è ispirato a lui.
Nel 1840 lo scrittore, nel suo libro H. Heine su L. Börne darà numerose e aggressive spiegazioni delle proprie idee per rispondere ai connazionali che lo accusavano.
Nel 1843 attaccherà nel suo poema Atta Troll. Ein Sommernachtstraum i suoi avversari politici e letterari con dura ironia.
Nel 1844, dopo un breve soggiorno ad Amburgo, scriverà la satira in versi Germania fiaba d'inverno (Deutschland, ein Wintermärchen), che diventerà una delle più importanti opere della letteratura tedesca di carattere politico e nella quale si avvertirà chiaramente l'influsso dell'amicizia parigina con Karl Marx.
Nel 1851 Heine pubblicherà il libro di poesie Romancero dove descrive, con profonda serietà etica e religiosa, le sofferenze causategli dalla malattia che lo aveva colpito, l'atrofia muscolare, e che lo aveva costretto a letto per otto lunghi anni. Lo stesso sentimento pervaderà le raccolte successive (1853- 1854).
Nel 1854 vedranno la luce gli Scritti vari (Vermischte Schriften) con dissertazioni su giudaismo e Cristianesimo, liberalismo e comunismo che costituiranno la fine della sua attività politica e letteraria.
Heine, morirà per paralisi progressiva il 17 febbraio 1856, a Parigi.
Ho letto questo libro (o libretto), di poche pagine, ma intenso.
Lo consiglio per chi ama, come me, lo scrittore Flaubert. Il volumetto è un degno completamento delle tante biografie di Flaubert.
Questo ritratto di Flaubert, nell'intimità casalinga della sua dimora di provincia, è opera della nipote. Ostile alla paternità - ostile, del resto, alle forme umane della felicità: «Mi sembra una mania mediocre e pericolosa» -, con la sola Caroline, Flaubert accettava il pericolo di esporsi emotivamente: a lei erano dedicate forse le uniche sere sottratte al lavoro instancabile e meticoloso di scrivere. E quando il marito di lei fu travolto nel tracollo economico Flaubert senza pena eccessiva diede fondo a ogni sua sostanza. Poi Caroline si arricchì coi diritti d'autore, e alla morte del grande scrittore begò e macchinò in modo tale da meritarsi la critica acuta di Edmond Goncourt. Eppure, ricevuti questi ricordi intimi, Goncourt si commosse: «Questa biografia è veramente incantevole». Vi si tacciono i momenti scabrosi della vita di Flaubert, che i biografi conoscono, e naturalmente le gravi preoccupazioni che, causa la nipote, angustiarono i suoi ultimi anni. Ma il «grande orso delle caverne» è in tutta la malinconica, tenera, disperata e vana umanità di chi rinuncia a tutto per la pagina laboriosa di un racconto: perfino alla gloria. «Io miro più in alto - ripeteva Flaubert -, a piacermi».
Degne di note sono anche queste seguenti informazioni sull'autrice.
Caroline Commanville, figlia della sorella di Flaubert, restata orfana visse con lo scrittore e la nonna nella casa di campagna vicino Rouen, fino al matrimonio con un commerciante di legnami, presto in difficoltà economiche.
Dopo la morte dello scrittore, visse agiatamente amministrandone la fama.
Morì nel 1931.
Ho appena finito di leggere questo romanzo. Ve lo consiglio.
E' un romanzo breve, pubblicato a Parigi nel 1839, da Henri-Marie Beyle, meglio noto col nome di Stendhal (1783-1842). La storia narra l'amore travagliato tra la fanciulla di illustri origini, Elena di Campireali, costretta a farsi suora, e il brigante Giulio Branciforti, sullo sfondo della campagna tirrenico-romana della metà del Cinquecento.
I critici letterari lo ritengono un primo, ben riuscito, tentativo di scrittura di un nuovo filone artistico che troverà il suo più completo esemplare nel successivo La Certosa di Parma.
La storia ha quasi sicuramente un fondamento storico. Pare, infatti, che Stendhal (amante della cultura e della storia italiana, nonché biografo di Gioacchino Rossini e prodigo conoscitore dei castelli romani), durante un suo soggiorno in Italia nel 1883, si fosse ritrovato in possesso di alcune carte contenenti informazioni su pene capitali e relazioni di omicidi, entrambe di epoca rinascimentale. Di questi curiosi documenti si era fatto trascrivere quattro cronache in particolare: "Vittoria Accoramboni", "I cenci", "La duchessa di Palliano" e "La badessa di Castro", pubblicate in rivista e poi, nel 1839 in un unico libro.
Nel romanzo ci sono continui riferimenti al lago Albano, alla foresta di Fajola, sfondo selvaggio della vicenda, che l'autore deve avere sicuramente visto coi suoi occhi (pare si svolga precisamente nella campagna prenestina della Roma del Cinquecento) e non dimentichiamo che Stendhal sostenne che la più bella foresta italiana fosse quella corrispondente all'odierna Ariccia.
Dal romanzo di Stendhal è stata tratta una fiction televisiva, Il falco e la colomba, che ha come protagonisti Giulio Berruti nel ruolo del brigante Branciforte e Cosima Coppola nel ruolo di Elena di Campireali; al lieto fine di questa libera reinterpretazione si oppone lo stile tragico e sublime del romanzo di Stendhal che vede la fine della badessa profilarsi nella fiera e coraggiosa scelta di scampare alla tortura della santa inquisizione, mediante la propria consegna al suicidio.
Mi sono incuriosita a questo illustratore, notando una certa somiglianza con il game "Limbo" di cui ho parlato qui e fonte di ispirazione per Tim Burton, unico regista forse che davvero apprezzo nel suo ruolo.
Ve ne riporto, dunque, qui di seguito qualche notizia e immagine.
Chicago, 22 febbraio 1925 – Hyannis, 15 aprile 2000
Scrittore statunitense, segue degli studi artistici e diventa un illustratore dal particolare carattere gotico. E' autore celebrato per il suo humour sinistro e misterioso a cui sono devoti molti lettori in tutti i continenti, equamente divisi fra adulti e bambini.
Pubblica vari libri di illustrazioni, in particolare con i gatti, suo soggetto preferito. Gattegoria è apparso per la prima volta negli Stati Uniti nel 1973.
Inoltre ha disegnato anche i set e i costumi per un revival del 1977 del Dracula di Bram Stoker.
"Elegant enigmas"
"The Iron Tonic"
La copertina dell'abbecedario "The Gashlycrumb Tinies"
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
- Ogni lettore è responsabile personalmente dei commenti lasciati nei vari post. Si declina ogni responsabilità per quanto scritto da chiunque: anonimi o utenti registrati.
- Le immagini pubblicate nel blog, che sono state prelevate dalla Rete, riportano i link con l'indicazione della fonte. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore, si prega di avvisare via e-mail e verranno immediatamente rimossi.