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"Il Castello" di Franz Kafka

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/71/Kafka_Das_Schloss_1926.jpg/258px-Kafka_Das_Schloss_1926.jpg

Oggi, come ci ricorda anche il doodle di Google, è il 130° anniversario della nascita di Franz Kafka di cui avevo già parlato qui.
Vi avevo anche già invitato a leggere "Il Processo", e oggi vi parlerò de "Il Castello".

Pubblicato postumo nel 1926, rappresenta l'opera più ambiziosa e importante dello scrittore praghese. Oscuro ed a volte surreale, Il castello parla di alienazione, burocrazia e della frustrazione, apparentemente interminabile, dell'uomo che tenta di opporsi al sistema.

Durante una gelida notte d'inverno, l'agrimensore K. giunge in un villaggio sovrastato dalla figura minacciosa di un Castello. Il protagonista, convocato dal conte padrone del Castello, cerca in tutti i modi di adempiere al proprio dovere, ma uno stuolo di burocrati e funzionari gli impedisce ogni volta di essere ricevuto. Nel frattempo, K. cerca di entrare in confidenza con gli abitanti del villaggio, i quali però, lo trattano sempre in maniera ostile e sospetta. C'è solo una persona che si offre di aiutarlo, ma egli cade addormentato e non la sente. A questo punto si interrompe il racconto che, secondo i progetti originari dell'autore, si sarebbe dovuto concludere con il protagonista K., prossimo alla morte, che viene finalmente accolto dai diffidenti contadini del villaggio.

Il romanzo di Kafka ha dato vita a numerose interpretazioni critiche nel corso del Novecento. Le vicende dell'agrimensore K. rappresentano la proiezione dell'impotenza e delle frustrazioni dell'uomo moderno, il quale si trova schiacciato da una realtà che sfugge ai suoi criteri di valutazione. Il protagonista si sente ovunque solo e alienato, il suo rapporto con il mondo esterno è ormai completamente compromesso, e la presenza cupa e minacciosa del Castello rappresenta un'entità superiore negativa che finisce per determinare e opprimere l'esistenza dell'uomo. In questa prospettiva, si è perduto il senso di ogni cosa. Per Kafka la ragione diventa così inutile: l'essere viene destrutturato fino a perdere la propria identità, come dimostra il nome stesso dell'agrimensore ridotto alla sola lettera K. (l'uso di questa iniziale richiama inevitabilmente il nome dell'autore). Secondo la critica di stampo marxista, "Il castello" raffigura la posizione dell'uomo contemporaneo oppresso dal capitalismo e dalle sue contraddizioni. Di tutt'altro avviso i critici che si ispirano all'esistenzialismo intravedono nelle peripezie di K. la condizione eterna del vivere dell'uomo. C'è, infine, una critica minoritaria che legge il racconto sotto la prospettiva della psicoanalisi: le nevrosi dell'uomo di oggi sono conseguenza dell'impotenza dell'azione del protagonista.

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_castello


Il doodle di oggi in cui si riprende la figura de "Le Metamorfosi", in cui il protagonista si risveglia un mattino nelle sembianze di un gigantesco insetto.


 
Il Castello di Praga che ispirò F. Kafka nel suo romanzo

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