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"Il grande Gatsby" di F. Scott Fitzgerald


Quanto mi innervosiscono queste situazioni.
All'improvviso tutti scoprono che esiste un Gatsby; che esiste un romanzo d'amore maledetto così pieno di colpi di scena da togliere il fiato. E poi arriva il solito attore di Hollywood e il solito regista (in questo caso australiano, ma che ha molto, moltissimo dell'americano) che sfruttano l'ignoranza del popolo mondiale e fanno scoprire questa storia come se fosse nuova.

"Il grande Gatsby" è un romanzo del 1925! 1925!
Ve ne siete accorti che l'ambientazione non è contemporanea? E non vi è venuto qualche dubbio? So che queste parole, le persone a cui mi rivolgo, non le leggeranno mai, ma mi spaventa questa ignoranza di fondo.
"Il grande Gatsby" è un romanzo di Francis Scott Fitzgerald. E' uno scrittore per molti controverso e di scarso genio, ma per me è un ottimo letterato.
Il romanzo in questione l'ho letto per la gran parte in inglese e ora lo sto rileggendo in italiano.
Non mi sono certamente fatta mancare la versione cinematografica con Robert Redford del 1974, impareggiabile, imparagonabile rispetto alla versione del 2013 che sta andando al cinema in questo periodo.

Vi riporto qui di seguito quanto Wikipedia VI spiega riguardo il romanzo.

E' un romanzo dello scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald pubblicato per la prima volta a New York il 10 aprile 1925 e definito da T.S. Eliot "il primo passo in avanti fatto dalla narrativa americana dopo Henry James".

Ambientato a New York e a Long Island durante l'estate del 1922, Il grande Gatsby è il più acuto ritratto dell'anima dell'età deljazz, con le sue contraddizioni, il suo vittimismo e la sua tragicità.
La storia, che seguendo la tecnica di Henry James viene raccontata da uno dei personaggi, narra la tragedia del mito americano che aveva retto il paese dai tempi dello sbarco a Plymouth Rock e può essere considerata l'autobiografia spirituale di Fitzgerald che, ad un certo punto della sua vita, chiuso con l'alcolismo e con la vita da playboy, voleva capire quali fossero stati gli ostacoli che avevano fatto inabissare la sua esistenza.

In questo libro, come scrive il suo biografo Andrew Le Vot, Fitzgerald "riflette meglio che in tutti i suoi scritti autobiografici il cuore dei problemi che lui e la sua generazione dovettero affrontare... In Gatsby, pervaso com'è da un senso del peccato e della caduta, Fitzgerald assume su di sé tutta la debolezza e la depravazione della natura umana".

L'adolescente James Gatz, figlio di poveri contadini del Nord Dakota, fugge dalla famiglia convinto di poter trasformare se stesso e costruirsi una nuova identità.

James Gatz: era questo il suo nome vero, o almeno quello legale. Lo aveva cambiato a diciassette anni, nel momento in cui ebbe inizio la sua carriera: quando vide lo yacht di Dan Cody gettar l'ancora nella secca più insidiosa del Lago Superiore.

Egli incontra il ricco proprietario di uno yacht, Mr Dan Cody, che, grato perché il giovane lo ha avvertito della presenza di uno scoglio che avrebbe potuto far affondare la sua imbarcazione, lo assume e gli fornisce una "giacca azzurra, sei paia di calzoni bianchi e un berretto con visiera da yacht".

James, che adotta lo pseudonimo Jay Gatsby, viene inviato a Louisville per un addestramento militare e lì si innamora di Daisy Fay, un'affascinante ereditiera di diciotto anni che ricambia i suoi sentimenti. I due trascorrono insieme un felice periodo e, quando Gatsby è in procinto di partire per la Prima guerra mondiale, si giurano eterna fedeltà. Ma quando Gatsby, che si trova in Europa, viene a sapere che Daisy ha sposato un famoso giocatore di polo di Chicago, Tom Buchanan, giura di riconquistarla.

Fatta definitivamente propria l'identità di Jay Gatsby, il giovane si reca in Inghilterra, dove frequenta l'ambiente di Oxford per cinque mesi, e alla fine ritorna in America dove, diventato ricco grazie al contrabbando e ad altre attività illecite, compra nell'aristocratico villaggio di West Egg – toponimo fittizio utilizzato da Fitzgerald per riferirsi alla località di Kings Point, sulla costa settentrionale di Long Island – un'enorme villa situata sulla sponda opposta del villaggio di East Egg – pseudonimo di Sands Point –, esattamente di fronte alla casa dove Daisy trascorre le estati con il marito Tom. Gatsby, che vuole ad ogni costo riconquistare Daisy, è sicuro che il suo sogno si trasformerà in realtà e da quel momento ogni sua azione sarà tesa a quell'unico scopo.

Nick Carraway, che nel romanzo ha funzione di narratore, esprime la visione di un mondo opposto a quello di Gatsby: conformista, moralista e puritano. Nato, come egli stesso racconta, da una famiglia agiata e influente del Middle West, Nick si laurea a New Haven nel 1915 ed intraprende un tranquillo, anche se non molto redditizio, lavoro in borsa, accontentandosi sempre di alloggiare in appartamenti modesti. Nick, che è un conformista e un moralista, rappresenta un mondo opposto a quello di Gatsby, ma dovrà riconoscere che "c'era in Gatsby qualcosa di splendido, una sensibilità acuita alle promesse della vita".

Anche Nick abita a West Egg, a trenta chilometri dalla città, in un modesto villino confinante proprio con la tenuta di Gatsby:

La mia casa era all'estremità dell'uovo, a una cinquantina di metri soltanto dallo stretto, presa tra due edifici enormi [...]. Quello alla mia destra era qualcosa di colossale sotto tutti i punti di vista: una copia accurata di qualche Hôtel de Ville della Normandia, con una torre da una parte, incredibilmente nuova sotto una barba rada di edera ancora giovane, una piscina di marmo e più di venti ettari di prato e giardino. Era il palazzo di Gatsby. [...] Quanto alla mia casa, era un pugno in un occhio, ma un pugno tanto piccolo da essere trascurabile, così avevo il panorama sul mare, una vista parziale sul prato del mio vicino e la rassicurante prossimità di
gente milionaria, tutto per ottanta dollari al mese.

Una sera Nick viene invitato a cena a casa di Tom Buchanan, che ha sposato Daisy – cugina di Nick "in seconda dal lato paterno" – e conosce l'amica di Daisy, Jordan Baker, con la quale egli intreccerà una breve relazione.
Il matrimonio di Daisy e Tom, pur essendo all'apparenza tranquillo, non ha solide basi. Tom ha per amante Myrtle, la moglie di George Wilson, un meccanico che possiede un'officina sulla strada che porta a New York in una zona squallida e desolata; un pomeriggio, mentre Nick si sta recando a New York in treno con Tom, gliela fa conoscere.
Trascorrono i giorni e Nick, che ogni sera ascolta la musica proveniente dalla casa di Gatsby e osserva il via vai di gente che partecipa agli sfarzosi party che si svolgono nei suoi giardini, non ha ancora conosciuto il suo famoso vicino: l'ha solamente intravisto da lontano, una sera, in piedi davanti alla villa, che tendeva le braccia con un gesto di desiderio verso la "luce verde" che brillava nella notte. Quella luce, come scrive Rollo May 

è simbolo del mito americano: essa allude a nuove potenzialità, nuove frontiere, la nuova vita che ci attende dietro l'angolo [...] Non esiste destino; se esiste, lo abbiamo costruito noi stessi [...] La luce verde diventa la nostra più grande illusione... nasconde i nostri problemi con le sue infinite promesse, e intanto distrugge i nostri valori. La luce verde è il mito della Terra Promessa che genera ideali alla Horatio Alger.

Ma un giorno Nick riceve un invito:

Uno chauffeur in uniforme azzurra, come un uovo di pettirosso, quel sabato mattina di buon'ora attraversò il mio prato con un biglietto straordinariamente cerimonioso del suo padrone; esso diceva che Gatsby si sarebbe sentito onorato se quella sera avessi partecipato alla sua "festicciola".

Alla festa trova Jordan e ha modo così di conoscere Gatsby che mantiene sempre un atteggiamento riservato e moderato. Si reca ad un paio delle sue feste e un giorno Gatsby si reca a trovarlo:

Una mattina alle nove, verso la fine di luglio, l'automobile smagliante di Gatsby sbucò sul viale roccioso che conduceva al mio cancello ... Era la prima volta che Gatsby veniva a trovarmi, benché fossi andato a due delle sue feste, avessi girato con lui sul suo idrovolante, e dopo inviti ripetuti mi fossi servito frequentemente della sua spiaggia.

E inizia a raccontare della sua vita come a voler scacciare le accuse "che davano sapore alla conversazione nei suoi salotti".

Gatsby racconta a Nick che egli era di famiglia agiata e che i suoi erano ormai tutti morti; che era stato allevato in America ed educato a Oxford, che aveva viaggiato e che aveva partecipato alla guerra diventando maggiore. Egli mostra a Nick la medaglia con cui era stato decorato e una fotografia di Oxford presa al "Trinity Quad", convincendolo così che quanto stava dicendo era la verità:

Era la fotografia di una mezza dozzina di giovanotti in maglione a righe sparsi in un cortile al di là del quale si scorgeva una schiera di guglie. C'era Gatsby con l'aria un tantino più giovane e una mazza di cricket in mano. Allora era vero tutto.

In quell'occasione Gatsby gli dice che ha intenzione di chiedergli un grande favore. Così, tramite Jordan Baker, Gatsby chiede a Nick di fargli incontrare Daisy a casa sua. Nel frattempo Nick viene a conoscenza della storia di Daisy e Gatsby attraverso il racconto di Jordan.
Nick invita Daisy a casa sua per prendere un tè e i due si incontrano.

"Sono molti anni che non ci vediamo" disse Daisy con la voce più normale che le riuscì di trovare. "Saranno cinque a novembre".

Dopo una festa di Gatsby alla quale Daisy partecipa con il marito, egli è sicuro di aver ritrovato per sempre la donna tanto amata ed è certo di poter ripetere in tutto il passato e confida a Nick il suo sogno:

Pretendeva nientemeno che Daisy andasse da Tom a dirgli: "Non ti ho mai amato". Dopo che avesse cancellato quattro anni con quella frase, avrebbero potuto decidere sui passi più pratici da fare. Uno di questi consisteva nel ritornare a Louisville, dopo che Daisy fosse stata libera, e sposarsi in casa di lei come se fossero stati ancora al punto di cinque anni prima.

Ma Nick dice: "Non si può ripetere il passato". "Non si può ripetere il passato? Ma certo che si può" risponde Gatsby.

Daisy si recherà quasi ogni pomeriggio da Gatsby illudendolo così nel suo sogno fino a quando, in un afoso pomeriggio, Daisy, Tom, Nick, Jordan e Gatsby cercano sollievo recandosi a New York in un albergo affittato per l'occasione. Qui Tom provoca Gatsby davanti a tutti con insinuazioni sul suo conto fino a quando chiede direttamente a Gatsby cosa vuole da sua moglie: "Voglio sapere che cos'ha da dirmi il signor Gatsby" "Vostra moglie non vi ama" disse Gatsby, "Non vi ha mai amato. Ama me". Ma Daisy è riluttante e quando Gatsby pretende che lei lo dica a Tom ella protesta dicendo" Pretendi troppo". Gatsby cerca di parlarle:

Ma ad ogni parola lei si ritirava sempre più in se stessa, finché lui rinunciò e soltanto il sogno morto continuò a battersi mentre il pomeriggio svaniva, cercando di toccare ciò che era di più tangibile, sforzandosi, infelice e senza disperazione, di raggiungere la voce perduta di là dalla stanza.

Sulla strada del ritorno, mentre passano davanti al garage di Wilson, Myrtle, tenuta chiusa in stanza dal marito che sospetta un suo tradimento, riesce a fuggire ma viene investita dalla macchina di Gatsby guidata da Daisy che non si ferma e prosegue la sua corsa fino a East Egg dove la raggiunge Tom al quale lei si affida pur non rivelandogli la verità.

Myrtle rimane uccisa sul colpo e Wilson, preso dalla disperazione e deciso a vendicarsi, va da Tom con la pistola per ucciderlo.

Ma quando Tom gli rivela che la macchina che aveva investito Myrtle la guidava, come lui credeva, Gatsby, Wilson si reca da Gatsby che sta facendo un bagno in piscina e continua a sperare che Daisy appaia.

Verrà ucciso da Wilson che a sua volta si suiciderà. Lo chauffeur, il maggiordomo, il giardiniere e Nick si avviano correndo verso la piscina:

Vi era, appena percettibile, un movimento dell'acqua mentre il flusso fresco si dirigeva faticosamente verso lo scarico dell'altra estremità della piscina. Con piccole increspature che erano appena ombre di onde il materasso carico si spostava a caso nella piscina. Un alito di vento che riusciva appena a corrugare la superficie dell'acqua bastò a interrompere l'accidentale percorso col suo carico accidentale. Un fascio di foglie, sfiorandolo, lo fece girare lentamente, tracciando nell'acqua un sottile circolo rosso. Fu quando ci eravamo già avviati con Gatsby verso casa, che il giardiniere vide il cadavere di Wilson leggermente discosto nell'erba, e l'olocausto fu completo.

Nick si trova solo ad affrontare la situazione. Telefona a tutti, anche a Daisy, ma viene a sapere che proprio sua cugina è partita da mezz'ora assieme a Tom, senza comunicare la propria destinazione. Due giorni dopo arriva un telegramma da una città del Minnesota firmato Henry C. Gatz, che chiede di rinviare il funerale fino al suo arrivo:

Era il padre di Gatsby, un vecchio solenne, molto sgomento e costernato, infagottato in un gran cappottone da poco prezzo contro la calda giornata di settembre.

Il giorno del funerale Nick chiede al ministro luterano di aspettare ancora mezz'ora. Egli spera ancora che arrivi qualcuno. "Ma fu inutile. Non venne nessuno". In realtà una persona arriva, è l'ubriacone delle feste che Nick aveva trovato tre mesi prima nella biblioteca di Gatsby; costui esclama: "Ma perdio! Ci andavano a centinaia!." E aggiunge: "Povero bastardo".

Dopo il funerale di Gatsby Nick riflette sull'America e in questo modo la tragedia di Gatsby viene ad identificarsi con la perdita dei miti e la fine del sogno americano. Nick decide di abbandonare l'est e di tornare a casa.
L'ultima sera Nick scende alla spiaggia e si stende sulla sabbia lasciandosi andare ai ricordi e gli torna alla mente la capacità di meravigliarsi di Gatsby:

E mentre meditavo sull'antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all'estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C'è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia ... e una bella mattina...

In questi puntini di sospensione si sente l'attimo di disperazione di Nick e poi la ricerca di un mito che dia senso all'assurdità dell'esistenza.
Il romanzo si conclude con un'ultima frase che sembra essere un poscritto:

Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.

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 Lo scrittore

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La versione del 2013 con Leonardo Di Caprio mi ha lasciato molto perplessa: per gli amanti del genere sarà piaciuta, ma la colonna sonora non c'entrava niente con il resto. L'hip hop ballato nella fontana dalle ballerine credo abbia fatto rigirare nella tomba lo scrittore.
Troppo fasto e troppi lustrini: non era sempre e per forza così negli anni '20.
Sì, Leonardo Di Caprio è un grande attore, ma la parte più bella l'ha recitata Tobey Maguire nei panni di Nick Carraway.

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Una simpatica mappa dei personaggi del romanzo

La casa che ispirò F. Scott Fitzgerald, chiamata Lands End, è stata demolita nel 2011 a causa del suo stato di decadenza. Queste sotto sono le poche immagini che sono riuscita a trovare:

http://upstagedbydesign.files.wordpress.com/2011/04/lands-end.jpg?w=500

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Altra ispirazione di Fitzgerald è la villa Beacon Towers di Long Island a Sands Point, ora non più esistente ma sita qui.

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Se guardate sulle mappe di Google sempre accanto alla posizione di Beacon Towers esiste una villa molto simile a quella dove hanno girato l'ultimo film, con la piscina, la scalinata e l'accesso alla spiaggia. Non è quella però. Ma vale la pena dare un'occhiata alle belle ville che costeggiano Long Island.

http://upstagedbydesign.files.wordpress.com/2011/04/rosecliff1.jpg?w=500

La tenuta di Rosecliff dove venne girato il film del 1974.
La villa dove invece è stata girata la versione del 2013 si trova a Sidney.

Il film che vale davvero la pena di guarda è questo:


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Anche in questa versione il personaggio che più mi è piaciuto è stato Nick Carraway interpretato dal bravissimo Sam Waterston.

Questo è il trailer della versione cinematografica del 1926:


E questa la versione del 1949:


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L'Hotel Algonquin


E' da tempo che mi riprometto di riportare quello che ho raccolto relativamente a una "collezione" che sto facendo da alcuni mesi: gli hotel amati dagli scrittori.

Oggi inizio con l'Hotel Algonquin di New York.

E' un hotel storico situato al 59 West della 44th Street a Manhattan. L'hotel è stato designato come uno degli storici simboli di New York.

L'hotel è costituito da 174 camere, inaugurato nel 1902, è stato progettato dall'architetto Goldwin Starrett. E' stato originariamente concepito come un albergo residenziale, ma è stato rapidamente trasformato in una struttura alberghiera tradizionale. Il suo primo proprietario, Frank Case (che ha acquistato l'hotel nel 1927), ha stabilito molte delle tradizioni che ancora lo caratterizzano. Forse la sua più nota è quella di ospitare notabili, letterari e maestri di teatro, la maggior parte membri della Tavola Rotonda Algonquin .
Dopo l'iniziale fase dell'hotel che in realtà affittava camere e suite per lunghi periodi dell'anno, il proprietario lo trasformò in hotel e lo nominò Algonquin dopo aver scoperto che i primi abitanti della zona facevano parte della tribù dagli Algonquin.

Case rimase proprietario e gestore della struttura fino alla sua morte nel giugno 1946. Nel mese di ottobre dello stesso anno, l'Algonquin è stato acquistato da Ben Bodne per poco più di 1 milione di dollari. Bodne intraprese un restauro e una ristrutturazione. Nel 1987 l'hotel venne venduto a un gruppo di investitori giapponesi e nel 2002 divenne parte delle proprietà Miller. Dopo un'ulteriore ristrutturazione costata 3 milioni dollari l'hotel è stato venduto di nuovo nel 2005 alla catena alberghiera HEI Hospitality.

Nel giugno 1919 l'hotel è diventato il luogo delle riunioni quotidiane della Tavola Rotonda di Algonquin, un gruppo di giornalisti, scrittori, pubblicisti e attori che restavano per ore e ore nella sala da pranzo principale dell'hotel. Il gruppo si riuniva quasi quotidianamente e questo successe per oltre dieci anni. Alcuni dei membri principali del circolo furono l'attore Robert Benchley, il giornalista Heywood Broun, lo scrittore di teatro Marc Connelly, la rivoluzionaria scrittice Ruth Hale, il regista di teatro George S. Kaufman e il giornalista Alexander Woollcott.

Il gruppo Algonquin stabilì di attuare significativi cambiamenti negli stili letterari degli inizi del 1900.
Alla fine della prima guerra mondiale, l'hotel divenne luogo di un vero e proprio scambio quotidiano di idee e opinioni condivise tra le figure letterarie altamente stimate. Membri di questa tavola rotonda divennero presto anche Francis Scott Fitzgerald e Ernest Hemingway. Ed è qui che nacque la rivista New Yorker, di cui tutti gli ospiti dell'hotel avrebbero per sempre ricevuto copie gratuite direttamente in camera.

Attualmente l'hotel vanta diverse stanze da pranzo, ma è tradizione chiedere di poter mangiare alla vera "tavola rotonda" dove originariamente si incontravano i grandi letterati e scrittori dei primi anni del '900 americano.
L'hotel ha anche la tradizione di tenere un gatto. La pratica risale al 1930 quando Frank Case trovò davanti alla porta dell'hotel un gatto randagio. L'attore John Barrymore, assiduo frequentatore della Tavola Rotonda, suggerì il nome da dare al nuovo arrivato: Amleto. Decenni più tardi, l'hotel prese un gatto femmina e le diede nome Matilda. Anche l'attuale gatto che gira dietro al computer della reception o sulla sua chaise longue nella hall porta il nome di Matilda.
In linea con la lunga tradizione per i membri più poveri della tavola rotonda di Frank Case, l'Algonquin offre sconti per il pranzo a scrittori in erba e giornalisti. Un tempo essi pagavano il servizio con una copia autografata del loro libro; oggi possono ottenere "solo" uno sconto per il pernottamento.

http://en.wikipedia.org/wiki/Algonquin_Hotel

http://www.vanityfair.com/society/2012/06/new-york-city-manhattan-west-44th-street-harvard-club-new-yorker-algonquin

http://www.thatericalper.com/wp-content/uploads/2012/02/26-cityroom-oakroom-blog480.jpg

http://www.switched.com/2008/12/10/famous-new-york-hotel-offers-kindle-during-your-stay/

Fritz Foord, Wolcott Gibbs, Frank Case e Dorothy Parker. In piedi Alan Campbell, St. Clair McKelway, Russell Maloney e James Thurber.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/cb/Algonquin_Round_Table.gif

Art Samuels, Charles MacArthur, Harpo Marx, Dorothy Parker e Alexander Woollcott

http://untappedcities.wpengine.com/wp-content/uploads/2013/03/rsz_1rsz_frank_case.jpg
Frank Case

http://imgll.trivago.com/contentimages/press/images/vintagebaralgonquin.jpg

http://luxuryrentalsmanhattan.com/sites/default/files/images/Algonquin_Hotel_in_Murray_Hill.jpg
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DIY - Riciclare un vecchio armadio


Dopo molti (troppi) giorni che non scrivo qui sul mio blog, eccomi con un post un po' particolare, anzi... un post niente di speciale.

Non si tratta di un vero e proprio Diy, ma mi è piaciuto documentare con poche foto il mio lavoro che mi ha dato soddisfazioni.


L'armadio sopra doveva essere buttato via, ma l'ho prontamente salvato per riutilizzarlo come secondo armadio per il cambio stagione.
Ripulito, profumato e rinnovato, mi sono armata di kit per conservare gli indumenti: canfora, buste per giacche e cappotti (tra cui anche alcune buste realizzate dalla mamma ricavate con una leggera tenda da doccia mai usata) e grucce.


Il lavoro ha proceduto.


E la conclusione è questa, avendo aggiunto anche le buste sottovuoto per conservare i maglioni invernali.


Riciclate i vostri vecchi armadi anni '50! Non buttateli via!
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Adonis Werther

https://www.facebook.com/lars.j.meyer

Non ho alcuna notizia riguardo questo artista (forse la migliore definizione, però, sarebbe grafico?), ma mi piace molto, quindi gli dedico un posto nel mio blog per mostrarvi i suoi lavori.
Non credo si arrabbierà se lo apprezzo e gli faccio un po' di pubblicità, o comunque faccio conoscere i suoi lavori ai miei lettori.

Ogni volta che vedo un suo lavoro, provo sempre la stessa sensazione: un rebus da risolvere, una caccia al tesoro per scovare l'elemento che fa funzionare tutta l'immagine, un'investigazione per riconoscere tutte le componenti.
Di qualcuno le scrivo già, per le altre aiutatemi voi.

http://fc01.deviantart.net/fs30/i/2008/062/b/0/Angelo_Crystallis_by_AdonisWerther.jpg

In basso a sinistra il viso in bronzo mi ricorda Igor Mitoraj. La piccola piramide di vetro a destra sembra l'entrata del Louvre. L'orologione senza lancette mi rammenta la locandina del film "Hugo Cabret".

http://dphclub.com/static/posts/2008-02/dphclub.com_1203601022sleeping_beauty_by_adoniswerther.jpg

Le lancette sembrano quelle mancanti dall'orologio dell'immagine precedente. C'è sempre la piramide e il ventaglio giapponese proprio non mi viene in mente dove l'ho già visto. E le ali di pietra?

http://dphclub.com/static/posts/2008-02/dphclub.com_1203600932last_of_their_kinds_by_adoniswerther.jpg

Se cercate la parola sul cartellone sopra il faro, finirete qui. Le pale dei mulini a vento sembrano proprio olandesi, ma non ne sono certa. Il riferimento a Gesù mi sembra chiaro, ma il tutto mi ricorda il dipinto "Persistenza della memoria" di Salvador Dalì.

http://3.bp.blogspot.com/_JG06i8JDPYE/TAIa_ZcRzMI/AAAAAAAAA0E/ErtwOcuczwk/s1600/Le_foulard_rouge_by_AdonisWerther.jpg

Qui non capisco se lo sfondo rappresenta una grande città. In ogni caso ricompare la scritta Awesjb sulla cabina telefonica inglese. Il foulard rosso da il titolo al dipinto e per il resto aleggia aria romana e di orologi.

http://fc07.deviantart.net/fs71/i/2010/003/7/0/c__est_la_vie_by_AdonisWerther.jpg

Il treno porta una scritta sulla carrozzeria "Asi es la vida": si tratta del chiaro riferimento alla cittadina boliviana Uyuni famosa per essere diventata il cimitero dei treni. Leggete qui
Dal treno fuoriescono dei tubi colorati e le rotaie delle montagne russe che ricordano un parco divertimento (forse c'è un significato? La morte rappresentata dal treno e i tubi che ricordano il divertimento e la vitalità?).
La croce fatta di tv mi fa venire in mente qualcuno, ma non so chi.
La fiamma c'entra qualcosa con le Olimpiadi? Ma l'imposta rotta non la capisco.


http://www.hybridlava.com/wp-content/uploads/Carousel_de_Montmartre_by_AdonisWerther.jpg

Beh, c'è ovviamente la giostra di Montmartre e il riferimento al dipinto di Magritte "Il castello dei Pirenei". E poi c'è di nuovo un faro e un segnavento in metallo. 
Ma la chiesa? E la statua?

http://th09.deviantart.net/fs45/PRE/i/2009/122/c/3/Erdbeerkorbchen_by_AdonisWerther.jpg

Qui ricompare Awesjb, il simbolo comunista e tutto il resto? Sapete collocarlo? Il cavallo non è certamente quello di Troia, eppure ci deve essere un riferimento.

http://fc08.deviantart.net/fs30/i/2008/113/e/2/Kallipygos_by_AdonisWerther.jpg

Ritorna Magritte. La cupola è San Pietro? E l'edificio con il viso è buddhista? E quello centrale? E l'elefante in pietra? E poi la statua sta seduta su una strana struttura. E guardate dietro quei due elementi che sembrano delimitare una porta. Cosa sono?

http://3.bp.blogspot.com/_LQpS8MCnJtk/TUB5kog6qbI/AAAAAAAAAag/QM8rHo5Z2QA/s1600/The_unreachable_goddess_by_AdonisWerther.jpg

Il braccio ricompare.

http://fc06.deviantart.net/fs71/i/2010/004/d/4/La_femme_d__argent_by_AdonisWerther.jpg

E qui ricompare la fiamma, il foulard rosso, la piramide. L'albero, guardate bene, sembra una ballerina. Ma il resto? Dove sono tutte queste statue e rovine romane? E la nuvola-porcellino che significa?
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Il 1° maggio, quest'anno

http://severinosaccardi.blogspot.it/2010/05/riflessioni-controccorrentenel-giorno.html

Eccomi, non potevo mancare con questo post. Soprattutto quest'anno, la Festa dei Lavoratori DEVE essere particolarmente sentita.
Mi sento di non dover più spiegare l'importanza di questa giornata che già l'anno scorso avevo ampiamente spiegato qui, ma voglio riportare un articolo del quotidiano L'Unità che riprende il profondo discorso del Segretario generale della CGIL, Susanna Camusso appena andato in onda su RaiTre.

Il record senza fine della disoccupazione giovanile, il dramma giornaliero delle aziende che chiudono. Ci sarebbe ben poco da festeggiare per questo Primo maggio. Eppure proprio da Cgil, Cisl e Uil ieri è partito un messaggio di unità e speranza con la prima riunione unitaria degli Esecutivi delle tre Confederazioni dal lontano 12 maggio 2008 e il via libera all’accordo sulla rappresentanza. Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti questa mattina si ritroveranno per festeggiare la festa del lavoro a Perugia, città scelta per ricordare Daniela e Margherita, le due impiegate della Regione barbaramente uccise lo scorso 6 marzo nel palazzo del Broletto, per mano di un imprenditore che si tolse la vita subito dopo. «Priorità Lavoro» è lo slogan scelto e a tenere il cartello ci saranno i lavoratori alle prese con le innumerevoli crisi dell’Umbria: dalle acciaierie Ast di Terni alla Nestlè Perugina, dal Polo Chimico ternano alla ex Merloni di Nocera Umbra. Ma ci saranno anche le lavoratrici e i lavoratori del commercio e del terziario (in sciopero contro le aperture dei negozi nel giorno della Festa dei Lavoratori) e quelli del pubblico impiego, così come le pensionate e i pensionati, i giovani precari e gli studenti. L'appuntamento è alle ore 10 in Largo Cacciatori delle Alpi (Piazza Partigiani), da qui il corteo si muoverà verso via Luigi Masi, poi viale Indipendenza, piazza Italia, Corso Vannucci, fino ad arrivare in piazza IV Novembre per il comizio conclusivo dei tre segretari generali. Ieri mattina invece i vertici di Cgil, Cisl e Uil si sono ritrovati all’auditorium dell’Inail per discutere e approvare un documento comune che lancia una piattaforma condivisa e, come anticipato da l’Unità, fissa per sabato 22 giugno «una grande manifestazione nazionale a Roma» a conclusione di una mobilitazione che partirà sui territori dall’11 maggio.

Il valore dell’unità sindacale ritrovata è stato rimarcato da tutti i protagonisti. «Contro avversari e nemici, torniamo uniti confermando che il sindacalismo italiano è grande riferimento e certezza per i lavoratori e l’accordo sulla rappresentanza è l’energia per far funzionare le relazioni sindacali», ha esordito Bonanni. «La crisi ha spinto i sindacati a convergere, ora dobbiamo indicare delle soluzioni ai problemi dell'economia e convenire a cose essenziali da far fare alla politica», ha proseguito Angeletti, «completando l’insieme delle regole che sostiene il sistema delle relazioni sindacali, regole trasparenti, chiare e democratiche». Dal canto suo Susunna Camusso ha specificato che «le divisioni del passato non si possono nascondere, ma quelle ferite si superano solo costruendo un punto più avanzato. Non si risolve tutto con l’accordo sulla rappresentanza e chi lo pensa lavora per il contrario: si tratta semplicemente di un meccanismo che dà cogenza agli impegni che un organizzazione prende». E alludendo alla sfuriata di Giorgio Cremaschi, unico contestatore dell’accordo che non è stato fatto parlare perché il suo intervento non era fra i previsti, ha detto: «Fare regole certe costa fatica: avremmo qualche notorietà in più gridando al tradimento, ma durerebbe poco perché non risolveremo i nostri problemi». E chiudendo ha ribadito: «È finita la stagione delle divisioni, abbiamo seguito il bisogno di unità che c’è tra i lavoratori, dobbiamo ricostruire la coscienza collettiva per dare gambe ai nostri obiettivi ripartendo dalla democrazia e dalle regole».

Nel documento varato Cgil, Cisl e Uil chiedono il «rifinanziamento della Cig in deroga, il completamento dell’effettiva salvaguardia degli esodati», di «ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti, ai pensionati e alle imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente a tale scopo le risorse derivanti da un’efficace lotta all'evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale». Sulla rappresentanza «Cgil, Cisl e Uil convengono di definire con Confindustria (il 6 maggio è già previsto un incontro) un accordo che regoli la rilevazione e la certificazione della rappresentatività basata sull’incrocio tra iscritti e voto proporzionale delle Rsu». I sindacati convengono di definire un accordo che preveda «la titolarità della contrattazione nazionale per le organizzazioni firmatarie che raggiungano il 5% della rappresentanza per ogni contratto. Gli accordi saranno definiti dalle organizzazioni che rappresentano almeno il 50% più uno della rappresentanza e dalla consultazione certificata dei lavoratori, a maggioranza semplice, le cui modalità attuative saranno stabilite dalle categorie (e qui le interpretazioni già divergono, ndr) per ogni singolo contratto».

http://www.unita.it/italia/1-maggio-festa-lavoro-sindacati-cgil-cisl-uil-bonanni-camusso-angeletti-perugia-concerto-san-giovann-1.497886

Volevo concludere ricordando che la Camusso ha anche citato l'ignoranza di chi ingiuria e discrimina il nostro Ministro per l'Integrazione, Cécile Kyenge, primo e vero simbolo di tolleranza e sensibilità all'integrazione, al passo coi tempi e con la cultura. 
Concetti, questi, evidentemente sconosciuti ai Leghisti.

http://insiemearaimondo.wordpress.com/2011/04/29/1%C2%B0-maggio-il-pd-inaugura-la-nuova-sede-di-verres/

http://www.cobaspisa.it/festa-del-1-maggio-a-lari/
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