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Le ville del Terraglio


Spesso passo in auto sul Terraglio, ma non ho mai l'occasione di fermarmi per fotografare le bellissime ville che lo adornano.
Qui di seguito riporto una breve descrizion e gli "shot" tratti da Google Maps, con l'auspicio di poterci presto tornare e fare delle vere e proprie foto.

Il primo tratto della SS 13 "Pontebbana" prende il nome di Terraglio (Terajo e Teragio in veneto locale).

Procede, praticamente rettilinea, da Mestre a Treviso attraversando i centri di Mogliano Veneto e Preganziol. Tutt'oggi è una delle strade più importanti della zona, con le problematiche tipiche delle grandi arterie (traffico intenso, inquinamento, prostituzione).

Con il termine terraleum si indicava, in latino medievale, un terrapieno ottenuto con il materiale di escavo dei fossati, ovvero un grosso argine sopraelevato. È questa in effetti l'origine del Terraglio, nato grazie al materiale di riporto accumulatosi durante la realizzazione di una via d'acqua che congiungesse Treviso a Mestre. Non è chiaro se la costruzione della strada fosse voluta o accidentale; è probabile infatti che il progetto originale intendesse realizzare solo un canale e che i lavori furono interrotti quando si era già formato un terraleum. Certamente si tratta di una strada di origine relativamente recente (citata a partire dal 1153), essendo l'andamento indipendente dalla centuriazione romana; inoltre, è provato che in precedenza i collegamenti tra Mestre e Treviso erano basati su percorsi alternativi, sebbene alquanto scomodi, tra cui il cosiddetto Terraglio Vecchio o Terraggetto del quale restano ancora alcuni tratti.

In origine la strada usciva dalla Porta Belfredo del Castello di Mestre per entrare nella Porta Altinia di Treviso. Fu uno dei fulcri dell'espansione di Venezia sulla terraferma e per questo vi sorgono su entrambi i lati numerosissime ville venete.

Durante la prima guerra mondiale acquisì importanza perché molte sue ville furono sede di comandi e bivacchi di truppa. Affiancata dalla ferrovia Venezia-Udine, fu servita di una tranvia (1909), sostituita poi da una filovia (1938), a sua volta soppressa a favore degli autobus pubblici (1964).

Sebbene sia opinione comune che l'alberata monumentale di platani risalga alla dominazione napoleonica (lo stesso imperatore percorse la strada nel 1797 e nel 1807), i vecchi documenti dimostrano che essa è stata posta a dimora tra il 1864 e il 1868 in sostituzione di un preesistente doppio filare di pioppo cipressino, piantato, in due diversi interventi, tra il 1828 e il 1832. A partire dagli anni settanta, la gran parte dei maestosi alberi sono stati colpiti dal fungo Ceratocystis fimbriata e solo di recente si è provveduto a sostituire gli esemplari malati con acero riccio, che la Soprintendenza per i Beni Ambientali preferisce al platano perché specie autoctona e maggiormente resistente.

Lungo il Terraglio sorgono oltre una ventina di ville venete (ma molte altre sono state demolite). Di seguito ne è riportato l'elenco (l'ordine segue la direzione Mestre-Treviso):

Sinistra

Comune di Venezia

Villa Pezzana-Tivan - via Terraglio 15
villa Careggi-Papadopoli-Fürstemberg-Agnelli - via Terraglio 63
villa Priuli-Scopinich-Franchin - via Terraglio 67 (con l'annesso palazzetto Priuli-Nalesso, in via Gatta 9)
villa Mocenigo (a nord della precedente, demolita)

Comune di Mogliano Veneto

villa Morosini-Gatterburg-Volpi-Furlanis - via Terraglio 101
villa Padoan - via Terraglio 94
villa Arrigoni-Gris - via Terraglio 72-74
villa Giustiniani-Palma - via Terraglio 4
villa Buratti-Coin - via Marconi 145

Comune di Preganziol

villa Lin-Marcello del Majno - via Terraglio 276
villa Mastini-Marchesi - via Terraglio 252

Destra

Comune di Venezia

Ca' Gradenigo (demolita, presso Caserma Matter)
villa Algarotti-Berchet - via Terraglio 92
villa Accenti - via Terraglio 114 (ora casa di cura Villa Salus)
villa Carlesso - via Terraglio 248

Comune di Mogliano Veneto

villa Venier-Marchesi - via Terraglio 81
villa Rinaldi-Gasparini - via Terraglio 79
villa Pisani-Veronese-Maccatrozzo - via Terraglio 75
villa Zenoni Politeo - via Terraglio 67
Villa Lin, Papadopoli, Bianchi, De Kunkler - via Marconi 44

Comune di Preganziol

villa Querini Stampalia (demolita, ne restano alcune costruzioni delle adiacenze)
villa Rieti-Rota - via Terraglio 381 (ora casa di cura Park Villa Napoleon)
villa Querini, Biadene "la Colombina" - via Terraglio 293
villa Palazzi-Valier, Taverna - via Terraglio 289
villa Albrizzi-Franchetti - via Terraglio 203

http://it.wikipedia.org/wiki/Terraglio





















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Markus Schinwald


Subito scrivo questo post per rendervi partecipe della mia "scoperta".
Alla Biennale di quest'anno ho potuto ammirare un artista che subito ha attirato la mia attenzione.

Il Padiglione dell'Austria merita una visita attenta. Qui, infatti, tra corridoi stretti e lunghi strutturati in blocchi di cartongesso sollevati da terra in modo tali da chiudere lo spazio verso l'alto e lasciare ad altezza della vita il vuoto, si sviluppa un percorso tortuoso e, direi, quasi malinconico che termina in ogni "braccio" con una tela dell'artista Markus Schinwald.
In ognuna di esse si ritraggono giovani uomini e donne ognuno caratterizzato da particolari "apparecchi" applicati al corpo.

Non so purtroppo niente di questo giovane artista, ma indubbiamente il Padiglione austriaco è quello che mi ha maggiormente colpito.
Ne posto qui alcune immagini.










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54. Esposizione Internazionale d’Arte


Anche quest'anno sono andata alla Biennale.

È aperta al pubblico da sabato 4 giugno al 27 novembre 2011 ai Giardini e all’Arsenale la 54. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo ILLUMInazioni, diretta da Bice Curiger e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. La vernice si è svolta nei giorni 1, 2 e 3 giugno 2011. La cerimonia di premiazione e di inaugurazione si tiene ai Giardini sabato 4 giugno alle ore 12.
L’Esposizione, distribuita su 10mila metri quadri tra il Padiglione Centrale ai Giardini e l’Arsenale, forma un unico percorso espositivo con 83 artisti da tutto il mondo. 32 sono i giovani nati dopo il 1975 e 32 le presenze femminili. Quattro partecipanti sono stati invitati a creare dei parapadiglioni, strutture scultoree realizzate ai Giardini e all’Arsenale per ospitare il lavoro di altri artisti. Oltre a favorire nuove forme di collaborazione, i parapadiglioni puntano a rendere più dinamico il percorso espositivo. Bice Curiger ha inoltre incoraggiato l’avvicinamento reciproco degli artisti della sua mostra e quelli delle partecipazioni nazionali ponendo a tutti cinque domande sui temi dell’identità e dell’appartenenza: 1. la comunità artistica è una nazione? 2. quante nazioni ci sono dentro di lei? 3. dove si sente a casa? 4. che lingua parlerà il futuro? 5. se l’arte fosse uno stato, cosa direbbe la sua costituzione? Le risposte, pubblicate nel catalogo, riproducono le voci degli artisti e disegnano una mappa dell’immaginario collettivo contemporaneo.
Tre opere di Tintoretto fanno parte di ILLUMInazioni: l’Ultima Cena (proveniente dalla Basilica di San Giorgio Maggiore), il Trafugamento del corpo di San Marco e la Creazione degli Animali (conservate presso le Gallerie dell’Accademia). Le tre tele, concesse in prestito dalla Soprintendenza per il Polo Museale Veneziano, sono esposte nella sala grande del Padiglione Centrale ai Giardini.
“L’arte di Tintoretto - evidenzia Bice Curiger - è eterodossa e sperimentale e si distingue per un marcato trattamento della luce. La presenza di questi dipinti alla Biennale deriva dalla convinzione che, con la loro immediatezza pittorica, possano rivolgersi ancora oggi a un pubblico contemporaneo”.
La Mostra è affiancata, come di consueto, nei padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia, da 89 Partecipazioni nazionali, numero record per la Biennale Arte (erano 77 nel 2009). Il Padiglione Italia all’Arsenale, organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con il PaBAAC - Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanee, è curato da Vittorio Sgarbi.
Le nazioni presenti per la prima volta sono Andorra, Arabia Saudita, Bangladesh, Haiti. Altri paesi partecipano quest’anno dopo una lunga assenza: India (1982), Congo (1968), Iraq (1990), Zimbabwe (1990), Sudafrica (1995), Costa Rica (1993, poi con l’IILA), Cuba (1995, poi con l’IILA). Sono 37 gli Eventi collaterali della 54. Esposizione, proposti da enti e istituzioni internazionali che allestiscono le loro mostre in vari luoghi della città.
In occasione della 54. Esposizione il Padiglione Venezia ai Giardini, curato da Renzo Dubbini, presenta il video artista Fabrizio Plessi con l’opera MARIVERTICALI.
Per il Presidente Paolo Baratta “la Biennale è come una macchina del vento. Ogni due anni scuote la foresta, scopre verità nascoste, dà forza e luce a nuovi virgulti, mentre pone in diversa prospettiva i rami conosciuti e i tronchi antichi. La Biennale è un grande pellegrinaggio dove nelle opere degli artisti e nel lavoro dei curatori si incontrano le voci del mondo che ci parlano del loro e del nostro futuro. L’arte è qui intesa come attività in continua evoluzione”.
“Dopo 116 anni di vita della Biennale la Forma della Mostra attuale è quella definita in modo compiuto nel 1999 e confermata e perfezionata negli anni successivi. Dico questo - afferma Baratta -  perché è proprio a partire da quell’anno che alla Mostra organizzata per Padiglioni si affianca in modo netto e distinto la Mostra che il curatore nominato dalla Biennale deve organizzare come Mostra internazionale, con un compito chiaro non dovendo egli farsi carico della selezione del Padiglione Italia.”
“I Padiglioni dei Paesi – chiarisce Baratta - sono una caratteristica molto importante della Biennale di Venezia. Una formula antica di presenza degli stati eppure viva e vitale più che mai. Preziosa in tempi di globalizzazioni, perché ci dà il tessuto primario di riferimento sul quale possono essere osservate e meglio evidenziate le autonome geografie degli artisti, sempre nuove, sempre varie. Ci si può chiedere in che misura questi Padiglioni portino con sé, per quanto ampia sia l’autonomia lasciata ai curatori, anche desideri di rappresentazione del Paese che li organizza. Possiamo senz’altro dire che in essi i Paesi rivelano il ruolo attribuito all’arte contemporanea quale messaggera del loro presente e della loro ricchezza culturale. Ma dai Padiglioni vengono anche rivelazioni su realtà e ricchezze più profonde di quelle delle pretese o consuete immagini ufficiali e stereotipate”.
“ILLUMInazioni fa sorgere nuove forme di collaborazione tra gli artisti - spiega Bice Curiger. In un’epoca in cui la 'tecnologia della difesa dei confini' è diventata un’attività fiorente ma ambigua e perfino macabra, parlare di nazioni implica anche che si parli di frontiere. Se si ripone fiducia nell’arte, questa può ravvivare l’orizzonte con lungimiranza e complessità al di là della consueta ridondanza paralizzante dell’attualità quotidiana. In ILLUMInazioni il tema dell’estraneità riveste puntualmente, a livello subliminale, un ruolo non da poco. Nella storia dell’arte non è stata forse assegnata una certa condizione di emarginazione già a Tintoretto, riconosciuto pure quale grande innovatore?”.
 “ILLUMInazioni presenta un’arte attuale - continua Curiger - plasmata da gesti che tendono verso una collettività e riferiscono al contempo di un’identità frammentata, di relazioni temporanee e di oggetti in cui è inscritta la transitorietà”.
http://www.labiennale.org/it/arte/esposizione/54eia/





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August Sander


Herdorf, 17 novembre 1876 – Colonia, 20 aprile 1964

E' un fotografo tedesco.

Sander era figlio di un carpentiere che lavorava nell'industria mineraria. Mentre lavorava in una miniera locale, Sander imparò i primi rudimenti della fotografia assistendo un fotografo che stava lavorando per la compagnia mineraria. Col supporto finanziario di suo zio comprò l'attrezzatura fotografica e allestì una sua camera oscura. Svolse il servizio militare (1897 – 1899) come assistente di un fotografo, e gli anni successivi viaggiò attraverso la Germania. Nel 1901 iniziò a lavorare per uno studio fotografico a Linz, diventandone prima socio (1902) e poi unico proprietario. Nel 1910 lasciò Graz e aprì un nuovo studio a Colonia.

Nei primi anni venti Sander si unì al "Gruppo degli Artisti Progressivi" di Colonia e cominciò a pianificare un catalogo della società contemporanea attraverso una serie di ritratti. Nel 1927 Sander, insieme allo scrittore Ludwig Mathar, viaggiò per la Sardegna per tre mesi, scattando circa 500 fotografie. Comunque, un diario dettagliato dei suoi viaggi non fu mai completato.

Il primo libro di Sander Face of our Time fu pubblicato nel 1929. Contiene una selezione di 60 ritratti tratti dalla serie People of the Twentieth Century (Ritratti del Ventesimo Secolo). Sotto il regime nazista, il suo lavoro e la sua vita personale furono pesantemente limitati. Suo figlio Erich, che era un membro del partito di sinistra Socialist Workers' Party (SAP), fu arrestato nel 1934 e condannato a 10 anni di prigione, dove morì nel 1944, poco prima della fine della sua condanna. Il libro di Sander Face of our Time fu sequestrato nel 1936 e le lastre furono distrutte. Durante il decennio successivo il lavoro di Sander fu rivolto primariamente alla natura e alla fotografia di paesaggio. Quando esplose la seconda guerra mondiale lasciò Colonia e si trasferì in campagna, permettendo così di salvare la maggior parte dei suoi negativi. Il suo studio fu distrutto nel 1944 durante un bombardamento.

Il lavoro di Sander comprende paesaggi, natura, foto di architettura e street photography, ma è famoso soprattutto per i suoi ritratti, come esemplificati dalla serie Uomini del Ventesimo Secolo. In questa serie egli cerca di offrire un catalogo della società tedesca durante la Repubblica di Weimar. La serie è divisa in sette sezioni: i Contadini, i Commercianti, le Donne, Classi e Professioni, gli Artisti, le Città e gli Ultimi (homeless, veterani, ecc.).

http://it.wikipedia.org/wiki/August_Sander








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"Il marchese di Roccaverdina" di Luigi Capuana


Sto terminando la lettura de "Il marchese di Roccaverdina" di Luigi Capuana, ma già ne parlo qui nel mio blog perchè piacevole è stata la riscoperta di questo scrittore, forse troppo poco studiato.

Come sempre vi riporto la trama.

Il marchese di Roccaverdina, pubblicato a Milano dall'editore Treves nel 1901, è il capolavoro di Luigi Capuana e sancisce un "ritorno" alle origini veriste del suo autore, dopo tentativi narrativi sperimentali a sfondo psicologico come Profumo (1892).

Il marchese convive da anni con una serva-amante di origini contadine, Agrippina Solmo; per scongiurare definitivamente una possibile unione matrimoniale, il Roccaverdina comanda al suo fidato sottoposto - Rocco Criscione - di sposarla a patto di non avere rapporti intimi con lei. In seguito, accecato dalla gelosia, il marchese uccide Rocco Criscione ma la colpa dell'omicidio ricade su un certo Neli Casaccio. Quest'ultimo, ingiustamente condannato, morirà in prigione.
Il Roccaverdina decide quindi di sposare Zosima Mugnos, donna di nobili origini in disagiate condizioni economiche, e intraprende la realizzazione di una Società Agricola, destinata a un futuro fallimento. Agrippina Solmo nel frattempo si risposa in seconde nozze con un pastore.
Il protagonista alla fine della narrazione sprofonderà nella follia, sotto il duplice peso di aver ucciso un uomo (Rocco Criscione) e di averne lasciato morire un altro (Neli Casaccio).

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_marchese_di_Roccaverdina
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Raffaele Mainella


Benevento, 31 gennaio 1856 – Lido di Venezia, 27 aprile 1941

E' stato un pittore, decoratore, architetto e grafico italiano.

Trasferitosi adolescente a Bassano del Grappa con la famiglia, si formò alla Reale Accademia di Belle Arti di Venezia, risentendo non poco della cultura tradizionalista cui la scuola si ispirava. Il Mainella si propose subito tra i più promettenti allievi dimostrando subito un'eccezionale intuizione pittorica ed una straordinaria precisione nell'esecuzione dei lavori.

Qui conobbe Fanny Carlini, una delle prime donne iscritte all’Accademia, figlia del celebre ritrattista Giulio Carlini. Nel 1884 Fanny Carlini e Raffaele Mainella si sposano. Giacomo Favretto è testimone di nozze alle quali è presente tutta la famiglia artistica veneziana.

Giovanissimo si dedicò alla pittura ad olio. Predilige il paesaggio veneziano. La critica nota subito e con favore, la finezza, la grande abilità nell’imprimere la vita, l’anima, il brio, le movenze proprie dei veneziani, ciò gli valse presto una grande fama. Dopo qualche tempo decide di dedicarsi all’acquerello. Divenne presto uno dei più quotati acquerellisti d’Italia. Due dei suoi quadri, La noce di Benevento e La regata popolare a Venezia furono acquistati dall’Imperatore di Germania.

Nel 1887, ancora trentenne, già artista noto, gli si aprono le porte della fortuna: l’orientalista svizzero-tedesco, barone von Gonzenbach, dovendo recarsi in Egitto per scrivere una delle sue opere geografiche, portò con sé il Mainella. Lo aveva incontrato nel negozio Naya in Piazza San Marco, a Venezia. Del giovane ammirava il grande estro, la capacità tecnica, la freschezza espressiva, l’armonia che sapeva dare ai quadri. Ricorda Marco Egidio Allegri:

Non poté sfuggire al grande viaggiatore svizzero il complesso delle eccezionali doti del Mainella che univa alla diligenza peculiare della sua epoca, un grande genio ed una grande capacità tecnica nel rappresentare la trasparenza, la luce, il senso insomma di un mondo da sogno. Il viaggio di Raffaele Mainella nel misterioso Oriente ebbe un notevole influsso su tutta la vena artistica del pittore che anche dopo molti anni del suo ritorno in Italia e dei suoi viaggi in Francia, sembra non sappia staccarsi dalla mirifica visione del sole che indora le piramidi.

In questo viaggio lungo il Nilo in una lussuosa Dahabia, mentre il Gonzembach prendeva appunti, il Mainella rubava a quella calda natura lo splendore della luce, la poesia del silenzio, il giallo intenso del deserto, l’intimità ed il pittoresco di certi internindai superbi particolari d’arte moresca. Quei disegni vennero riprodotti nel libro del Gonzenbach Nilfahrt.

Questo viaggio, la navigazione per mesi lungo le coste del Nilo, la permanenza nei villaggi nilotici ed arabi, in carovana nel deserto pernottando sotto le tende, lo affascinarono. Riporta studi, impressioni, acquerelli, i più luminosi della sua collezione – tra cui quelli che riproducono i tramonti nel deserto.

Nel 1898 von Gonzembach parte per la Terra Santa assieme alla famiglia ed al Mainella. Il viaggio dura qualche mese durante il quale il pittore colmò album di schizzi ed eseguì una cinquantina di acquerelli destinati ad illustrare l’altro volume di Gonzenbach: Pilgerrit – Bilder aus Palestina und Syrien. Il libro comprendeva settantaquattro schizzi in nero intercalati al testo e trenta tavole fuori testo tirate in inchiostri azzurri delicatissimi. In queste tavole ci sono tutta l’anima del Mainella e la grande poesia, gli alti silenzi e il desolato misticismo dei luoghi Santi: Gerusalemme, il Monte Oliveto, il Mar Morto, la Valle del Giordano, Gerico, il lago di Meron e di Hermon. Nel dicembre 1895 espose al Salone Schultz a Berlino degli acquerelli eseguiti in quei viaggi in Oriente, destando in quella città un grande entusiasmo.

Nel 1897 la sua ricca collezione di acquerelli di Egitto, Terra Santa e Venezia venne esposta alla Internazionale d’Arte a Venezia ed ha trovato non solo ammiratori ma compratori d’eccezione: Florio, Felice di Polenza, Principe Enrico di Borbone, Baronessa Ernesta Stern, ecc. In quell’anno la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma acquistò l'acquerello Il mercato di Chioggia. Per le Biennali d’Arte Veneziane egli si prodigò incessantemente, come ideatore e coordinatore. Alla V Internazionale veneziana ebbe l’incarico di allestire la Sala della Stampa ed altre quattro salette. Nel 1897 furono da lui ideate quattro bissone del corteo reale.

Il critico francese Le Rouz ed il Conte di Montesquieu invitarono il Mainella a fare a Parigi un'esposizione dei suoi acquerelli. Infatti espose nel 1901, alla Galleria Le Petit, una serie di acquerelli di Venezia, Egitto e Terra Santa. Questi quadri d’ambiente, in cui il Mainella con occhio sicuro e penetrante ha colto l’attimo fuggente, sono d’una grande originalità e furono ammirati ed ebbero vasta fama in Italia e all’estero nei centri più intellettuali ed artistici.

Il suo incontro con Parigi segnò una tappa importante nella sua carriera d’artista. A Parigi decorò palazzi, ville, giardini monumentali. Decorò anche il palazzo della baronessa Ernesta Stern in Fouburg Sant Honorè: il grande salone di ricevimento simile ad una grande cattedrale gotica fu molto apprezzato nel mondo parigino. Per Madame Stern progettò e decorò il Palazzetto Stern in stile gotico a Venezia, sul Canal Grande, e villa Torre Clementina a Cap Martin, sulla Riviera Francese, dove creò elementi decorativi di grande audacia ed originalità. Per M.me Douine-Hériot, proprietaria dei Grandi Magazzini del Louvre, si occupò dell’Abbazia di San Gregorio sul Canal Grande a Venezia dove, ispirandosi all’architettura gotica dell’Abbazia, creò una casa del ‘300 veneziano in ogni suo particolare dal chiostro al refettorio.

La Duchessa di Marquena, Lady Basil Zakarof, gli affidò la creazione di un grande parco nel suo castello di Balincourt nella Francia del Nord: monumenti, colonnati, fontane, statue, tappeti fioriti. Il parco fu classificato come una seconda Versaille. Ultimo lavoro di architettura e decorazione è Villa Herriot a Venezia, alla Giudecca (ora di proprietà del Comune di Venezia).

Durante i mesi estivi Raffaele Mainella si ritirava a Chioggia poi a Pellestrina nell’albergo Maddalena dove si era creato uno studio nel quale continuava la sua opera di acquarellista. Persa gradatamente negli ultimi anni di vita la vista, si spense il 27 aprile 1941 al Lido di Venezia.

http://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_Mainella

 





Villa Herriot, Venezia


Il castello di Balincourt, Arronville
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