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Claude Cahun


25 ottobre 1894 – 8 dicembre1954

Era un artista francese, fotografo e scrittore. 
Il suo lavoro ha assunto caratteristiche sia politiche che personali; spesso ha giocato con i concetti di genere e sessualità.
Nata come Lucy Renée Mathilde Schwob a Nantes, Claude era la nipote dello scrittore Marcel Schwob e la pronipote dell'orientalista David Léon Cahun. A causa dei problemi mentali della madre Lucy venne cresciuta con la sua nonna paterna, Mathilde Cahun.

Ha cominciato a fare fotografie e autoritratti fin dal 1912, quando aveva 18 anni e continuò ad autoritrarsi fino al 1930.
Intorno al 1919, assume lo pseudonimo di Claude Cahun, con l'intenzione di dare ambiguità alla sua personalità (visto il nome sia maschile che femminile). In precedenza aveva usato i nomi di Claude Courlis e Daniel Douglas. 
Durante gli anni '20 si stabilisce a Parigi con la sorellastra Suzanne Malherbe. 
Per il resto della loro vita insieme, Cahun e Malherbe (che adottò anche lei lo pseudonimo "Marcel Moore") collaborarono a varie opere scritte a più mani, sculture, fotomontaggi e collage. 
Claude pubblicò alcuni articoli e romanzi, in particolare nella rivista "Mercure de France" e divenne amica di Henri Michaux, Pierre Morhange e Robert Desnos.
Intorno al 1922 insieme a Malherbe trasformarono la loro casa in un salone per gli artisti. Tra i clienti abituali c'erano Henri Michaux e André Breton e letterarati e imprenditori come Sylvia Beach e Adrienne Monnier.
Il lavoro di Cahun comprendeva la scrittura, la fotografia e il teatro. E' ricordata per le sue messe in scena basate su autoritratti e tableaux con tocchi di Surrealismo.

Tra i suoi scritti pubblicati ricordiamo "Eroine" (1925); si tratta di una serie di monologhi basati su personaggi femminili delle fiabe e si intrecciano con paragoni spiritosi con le immagini contemporanee della donna; "Aveux non avenus" (1930), un libro di saggi e di sogni, illustrato con fotomontaggi e numerosi saggi su riviste e giornali.
Nel 1932 entra a far parte della "Association des écrivains et rivolutionaires des Artistes" dove incontra André Breton e René Crevel. In seguito si associò al gruppo surrealista e partecipò a una serie di mostre.

Nel periodo della Seconda Guerra Mondiale venne coinvolta nella Resistenza. Nel 1944 entrambe le sorelle vennero arrestate e condannate a morte, ma le condanne non furono in realtà mai eseguite. 
Tuttavia la salute di Claude non migliorò e morì nel 1954.








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"Il tempo di Modigliani" al Museo Colonna di Pescara


Le circa cinquanta opere esposte consentono di delineare il contesto artistico della Livorno in cui Modigliani si è formato alla fine dell’Ottocento, con dipinti di Fattori, Micheli, Romiti, Natali, Benvenuti, Lloyd, Martinelli, Ghiglia. Ne esce, da questa prima sezione, l’immagine di una città vivace culturalmente e artisticamente, capace di fornire a un giovane di talento come Modigliani non solo gli strumenti tecnici per iniziare una carriera pittorica, ma anche stimoli e suggestioni che lo rendono partecipe del clima moderno, e in grado di inserirsi in un contesto d’avanguardia una volta spiccato il grande salto verso la Ville Lumière.

La mostra prosegue poi con un serie di importanti disegni di Modigliani che tracciano il suo percorso artistico, dagli inizi influenzati dallo stile di Toulouse-Lautrec, con una matita su carta che ritrae l’amico critico Mario Buggelli, al segno nitido del carboncino, che delinea volti e corpi di “cariatidi”, del periodo scultoreo (anni ‘10-‘11 del novecento), ai ritratti dal segno più sottile degli amici come Vlaminck, delle compagne, come Beatrice Hastings, dei personaggi del suo mondo artistico, come Hanka Zborowska, moglie del suo mercante Leopold. Tra questi, spicca il disegno scelto per la copertina del catalogo, una Testa scultorea di grande impatto, influenzata dall’arte africana, che Modigliani spedisce al fratello Umberto, a Milano, per ringraziarlo dell’aiuto economico, insieme a una lettera (anch’essa esposta) in cui gli racconta delle mostre a cui partecipa, del lavoro che svolge, terminando con quello che oggi ci appare un amaro presagio, alla luce del dramma che lo porterà a morire a trentasei anni: ”In pectore sento che così finirò un giorno o l’altro per farmi strada”.

La terza parte della mostra inserisce Modigliani nel contesto della capitale dell’arte in cui arriva nel 1906 e muore nel 1920, e in cui il pittore diventa uno dei più grandi artisti del novecento: Parigi. Opere di Picasso, Vlaminck, dell’amico fraterno Max Jacob, di Valtat, Soutine, Utrillo, Picabia tracciano un ricco affresco del mondo delle avanguardie artistiche dei primi vent’anni del secolo scorso, e di quel mondo di bohème che rappresenta l’humus in cui si sviluppano i più grandi movimenti artistici dell’epoca.

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_1159347332.html




Renato Natali - Chiaro di luna, 1915-1920


Benvenuto Benvenuti, Bastioni di Livorno, anni '20


Oscar Ghiglia, Calle, 1925 ca.



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Franca Florio, la Regina di Sicilia


Palermo, 27 dicembre 1873 – Migliarino Pisano, 10 novembre 1950

All'anagrafe Donna Franca Jacona della Motta dei baroni di San Giuliano era discendente di una famiglia dell'aristocrazia siciliana.

Fu la moglie dell'industriale palermitano Ignazio Florio ed è stata uno dei personaggi più noti della Belle époque internazionale e veniva chiamata dai siciliani Donna Franca, la regina di Sicilia.
Il Kaiser Guglielmo II la soprannominò "stella d'Italia", mentre Gabriele D'Annunzio la chiamò "l'Unica".

Donna intelligente, colta e di gran classe ed estrema raffinata eleganza, ebbe un grandissimo ruolo nei tanti affari del marito, armatore, industriale (il famoso marsala Florio), albergatore, banchiere che fu uno dei maggiori capitalisti dell'inizio del XX secolo.

Grazie ai Florio, la Sicilia ad inizio secolo era un punto di convergenza internazionale di una élite che trascorreva fra Palermo e Taormina lunghi periodo dell'anno.

L'indebitamento cronico e l'incapacità di rinnovare le antiquate strategie imprenditoriali, unitamente al concentramento dei fulcri economici-finanziari italiani nel nord del Paese, causarono il tracollo economico di Casa Florio, ponendo fine a un impero economico che aveva rappresentato un unicum, nel panorama imprenditoriale meridionale; Donna Franca Florio terminò la propria esistenza con dignità, ma fra gli stenti ed i dolori leniti dalle gioie che le dettero le adorate figlie ed i nipoti, avendo dovuto subire il declino della famiglia e la tragedia della seconda guerra mondiale.

http://it.wikipedia.org/wiki/Franca_Florio







Ritratta da Boldini
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Van Gogh in 3D. Serena Malyon


Non ho alcuna notizia riguardo questa artista che mi piace molto.
Ripropone i dipinti di Van Gogh sottoforma di piccole miniature; il tutto senza eliminare alcun elemento e soprattutto senza costruire la miniatura.
Sono foto!




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Dante Gabriel Rossetti


Londra, 12 maggio 1828 – Birchington, 10 aprile 1882

Fu un pittore e poeta britannico, tra i fondatori del movimento artistico dei Preraffaelliti insieme a William Hunt, Ford Madox Brown e John Everett Millais.

Si interessò sin dalla giovinezza a Dante ed ai poeti del Dolce Stil Novo, passione ereditata dai genitori, ma anche ai romantici inglesi, allenovelle gotiche e agli scrittori americani come Edgar Allan Poe. I suoi dipinti sono ascrivibili alla corrente europea del simbolismo.

Figlio di Gabriele Rossetti, uno studioso italiano emigrato in Inghilterra, Dante Gabriel Rossetti nacque a Londra e venne battezzato con il nome di Gabriel Charles Dante Rossetti. Nonostante la sua famiglia e i suoi amici più stretti lo chiamassero "Gabriel", adottò ben presto il nome pubblico di "Dante Gabriel", desiderando un accento maggiormente letterario al proprio nome dati i suoi interessi nella poesia.

Fratello della poetessa Christina Rossetti e del critico William Michael Rossetti, si dedicò alla letteratura sin dalla tenera età, in particolare alla poesia. Tuttavia, il suo interesse nelMedioevo italiano lo spinse ben presto anche verso l'arte e la pittura: studiò presso Ford Madox Brown e divenne anche amico di William Holman Hunt in seguito all'esposizione del suo dipinto La vigilia di Sant'Agnese, molto ammirato da Rossetti. Il dipinto illustrava alcuni versi di una poesia dell'allora giovanissimo John Keats, che Rossetti imitò con il suo The Blessed Damozel (La damigella benedetta).

Negli anni successivi, l'Italo-britannico Dante Gabriel Rossetti sviluppò insieme ad Hunt la filosofia della Confraternita dei Preraffaelliti, occupandosi in particolar modo dei lati più medievaleggianti.

Pubblicò traduzioni di Dante ed altri poeti italiani medievali e iniziò una serie di dipinti con lo stile e le tecniche proprie dei pittori italiani prima di Raffaello, da cui il nome del movimento.

I suoi dipinti Girlhood of Mary, Virgin (Infanzia di Maria Vergine) e Ecce Ancilla Domini (Ecco l'ancella del Signore) rappresentavano entrambi Maria come una giovane emaciata e repressa, mentre la sua opera poetica incompleta Found (Ritrovato) è il suo unico dipinto con un soggetto moderno ovvero una prostituta riscattata da un possidente terriero che riconosce in lei il suo antico amore. Tuttavia, Rossetti fece evolvere la propria poetica e la propria pittura verso temi sempre più intrisi di simbologia e mitologia, tralasciando il realismo. La sua maggiore opera poetica è, oltre a The Blessed Damozel (1850), la collezione di sonetti chiamata The House of Life (1870-81).

Pur avendo ottenuto il supporto del critico John Ruskin, l'accoglienza fredda ai suoi dipinti da parte del pubblico lo indusse a ritirarsi progressivamente dalle esposizioni pubbliche e a dedicarsi a pitture ad acquerello, che vendeva privatamente. Per questi lavori, intorno al 1850, trasse principalmente ispirazione dalla Vita Nova di Dante Alighieri, che Rossetti aveva tradotto in inglese, e dalla Mort d'Arthur di Sir Thomas Malory. La sua particolare interpretazione del ciclo arturiano e dell'arte medievale ebbe particolare influenza anche su alcuni suoi amici dell'epoca, quali William Morris e Edward Burne-Jones, oltre ad essere ben accolta dalla committenza privata.

La sua vita subì una svolta terribile con la morte della moglie Elizabeth Siddal, che era stata in precedenza sua modella, morta suicida per una overdose di laudano, causata da una forte depressione; dopo aver dato alla luce un figlio morto. Rossetti seppellì un plico con le sue opere poetiche incompiute insieme al suo corpo e cadde in depressione: in questo periodo, avvertendo affinità con la propria vicenda, si dedicò soprattutto alle opere dantesche e al tema della morte di Beatrice. Risalgono a questo periodo opere come Beata Beatrix, pietra miliare del simbolismo.

È questa la prima fase di un lungo percorso di idealizzazione della donna che interesserà l'intero movimento fino a John William Waterhouse: la sua successiva amante, Fanny Cornforth, venne quindi rappresentata come la personificazione dell'erotismo carnale, mentre un'altra delle sue amate, la moglie del pittore William Morris Jane Burden, venne esaltata quale Venere celeste.

Parallelamente a questo percorso sulla figura femminile, Rossetti iniziò ad interessarsi di animali esotici facendone in breve una vera e propria ossessione; in particolare il vombato attirò a tal punto la sua attenzione da fare della gabbia che ospitava tale animale allo zoo di Londra, in Regent's Park, un luogo di incontro con gli amici. Nel settembre del 1869 acquistò il primo di due cuccioli di vombato, chiamato Top, cui il pittore si affezionò a tal punto da lasciarlo dormire sulla tavola durante le cene con gli amici. Pare che proprio il vombato di Rossetti abbia ispirato Lewis Carroll per il dormouse di Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Durante questo periodo, gli amici di Rossetti lo convinsero a riesumare il plico di poesie dalla tomba della moglie, che egli pubblicò poi nel 1871. I versi, carichi di erotismo e sensualità, offesero l'opinione pubblica; in particolare uno dei poemi, Nuptial Sleep (Sonno nuziale), che descriveva il sonno di una coppia dopo un rapporto sessuale, venne stigmatizzato per un avvertito cattivo gusto da parte del gusto puritano britannico. A queste critiche fece seguito l'opera The House of Life, una serie di poemi che analizzavano lo sviluppo fisico e psicologico di una relazione amorosa. Successivamente, Rossetti si dedicò ad alcuni versi per i propri dipinti, come Astarte Syriaca, e lavorò con William Morris ad alcuni disegni per la loro manifattura (in particolare a motivi per vetrate e carta da parati).

Verso la fine della propria vita, Rossetti cadde in uno stato di indolenza probabilmente a causa delle droghe di cui faceva uso: visse gli ultimi anni in solitudine e morì a Birchington-on-Sea nel Kent.

http://it.wikipedia.org/wiki/Dante_Gabriel_Rossetti


Dante Gabriel Rossetti, Christina Rossetti, William Michael Rossetti con la madre nella loro casa nel Chelsea, Londra. (Fotografía di Lewis Carroll, 1863)






Vi invito a visitare la casa del padre del pittore, letterato patriota esule a Londra ma nativo di Vasto (CH) a picco sul mare.

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Il blog compie un anno!

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Paolo Salviati


Fu tra i più attivi fotografi veneziani della seconda metà dell’Ottocento, pur essendo la sua biografia ancora oggi poco conosciuta. Alcune interessanti notizie sono verificabili nel Registro Anagrafe del Comune di Venezia del 1857, nello Stato Famiglia del 1854 e nel Registro della popolazione di Venezia di inizio Novecento, conservati presso l’Archivio Storico Municipale.

Paolo Salviati nacque a Venezia il 23 maggio 1818, ed è quindi quasi coetaneo di Carlo Naya (nato nel 1816). Nel 1854 risulta domiciliato al numero civico 1121 del Sestiere di San Polo (ubicato nell’attuale Pasina San Silvestro, nei pressi dell’omonimo campo), ma trascorse forse un breve periodo lontano da Venezia, poiché nel citato Stato Famiglia viene segnato il suo rientro in città il giorno 11 marzo 1854 (tre anni prima dell’arrivo di Naya). Due anni più tardi è domiciliato al numero 1414 del sestiere di Santa Croce (nell’attuale Calle Orsetti, che collega la Lista dei Bari con Campo Nazario Sauro), con moglie e cinque figli (dei quali una sola femmina, morta in tenera età). Curiosamente, nello Stato Famiglia del 1854, Salviati è indicato, oltre che come fotografo, anche come falegname (la dicitura è però barrata e potrebbe perciò trattarsi di un errore di trascrizione dell’addetto alla compilazione del registro). Da questo momento in poi Salviati entra attivamente nella vita artistica e culturale della città. Possedeva un negozio ed alcune vetrine in Piazza San Marco, sotto i portici delle Procuratie Nuove, ai numeri civici 44, 45 e 76 ed un altro (forse il laboratorio?) in Calle dell’Arco 3500, nel sestiere di Castello, poco distante dalla chiesa di Sant’Antonin (cfr. I. Zannier, Alcuni fotografi della Venezia dell’800, in: I. Zannier, Archivio Naya, O. Böhm Editore, Venezia, 1981).

Tra il 1880 e il 1882, Salviati compare nel gruppo dei fotografi veneziani citati in giudizio e condannati ad un cospicuo risarcimento danni, per aver contraffatto e venduto abusivamente alcune fotografie di Carlo Naya. Gli altri fotografi coinvolti sono: Carlo Ponti, Beniamino Giuseppe Coen e Antonio Perini, tutti con rivendita in Piazza San Marco. Le stampe venivano acquistate nel negozio di Naya da alcuni clienti complici, quindi riprodotte nello stabilimento di un altro importante fotografo, Tommaso Sargenti, soprattutto per opera della vedova, considerata la “regista” dell’intera operazione, ed infine rivendute nei suddetti ateliers. Al di là dei sui esiti giudiziari, questo episodio testimonia l’ampia diffusione e l’alto valore di mercato raggiunto dalla fotografia a Venezia nell’ultimo ventennio del XIX secolo, al punto da creare concorrenza e competizione tra i fotografi più rappresentativi (per il processo in questione: Leopoldo Bizio, Processo per contraffazione di fotografie. Tip. Naya, Venezia, 1882; la relazione è stata pubblicata, tra gli altri, da Italo Zannier in Archivio Naya, op. cit; un altro commento si trova in I. Zannier, Storia della fotografia italiana, La Terza, Bari, 1986, pp. 229-230).

Oltre che per la fotografia di architettura e di paesaggio lagunari, Paolo Salviati era particolarmente apprezzato nel ritratto, un genere allora molto richiesto, e per la tecnica del ritocco cromatico. Si tratta, questa, di un’operazione assai diffusa all’epoca, che consisteva nel colorare i negativi a mano, allo scopo di mascherare i difetti di un'immagine o per conferire una maggiore vivacità alla veduta. Come si evince dal Registro della popolazione di Venezia conservato nell’Archivio Storico Muncipale, Salviati morì a Venezia il 20 gennaio 1894.

http://www.albumdivenezia.it/easyne2/LYT.aspx?IDLYT=410&Code=AlbumVE&ST=SQL&SQL=ID_Documento=280








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La Casa natale di Gabriele D'Annunzio



Corso Manthoné, 116 - Pescara

Il Museo “Casa Natale di Gabriele d’Annunzio” si svolge al primo piano dell’edificio che fu proprietà della famiglia d’Annunzio a partire dall’800. L’immobile, passato al demanio dello Stato nel ’57, fu affidato dal 1969 alla Soprintendenza ai BAAAS dell’Aquila. Un primo allestimento museografico, con esposizione di documenti d’archivio, fotografie e cimeli provenienti dal Vittoriale di Gardone Riviera, fu realizzato dalla “Fondazione d’Annunzio”, in occasione della mostra “L’Abruzzo nella vita e nell’opera di Gabriele d’Annunzio”, inaugurata nel 1963 e curata da M. Masci e D. Tiboni.

Tale esposizione fu conservata fino al 1993 quando, in occasione dei restauri interni del Museo, fu possibile organizzare un nuovo percorso museale, con sistemazione di pannelli didattici nei quali si possono trovare notizie sulla famiglia del Poeta, arricchite da riferimenti letterari e fotografici, e sulla ricostruzione degli avvenimenti che lo videro protagonista di episodi clamorosi durante la prima Guerra Mondiale e dell’impresa di Fiume. Sono illustrati anche i paesi e i luoghi d’Abruzzo che d’Annunzio ha trattato nelle sue opere letterarie e gli artisti ai quali è stato legato da sentimenti di profonda amicizia, come il pittore Francesco Paolo Michetti e i componenti del Cenacolo di Francavilla al Mare. Altri pannelli sono dedicati alla ricostruzione storico-architettonica dell'antica Fortezza di Pescara e al suo successivo sviluppo urbanistico fino all’unificazione avvenuta nel 1927 con la vicina Castellammare Adriatico, grazie all’intervento del Poeta.

Il percorso prevede la visita delle singole stanze della “casa-museo”, che conservano arredi e mobili d’epoca e decorazioni parietali di particolare pregio artistico. Ogni stanza è illustrata con una didascalia che ripropone quei brani del “Notturno” in cui il Poeta ricorda con parole ricche di sentimento sia gli ambienti e gli oggetti sia le persone a lui care.

Il museo si svolge al primo piano dell'edificio che fu di proprietà della famiglia d'Annunzio: un primo allestimento museografico, con esposizioni di documenti d'archivio, fotografie e cimeli provenienti dal Vittoriale degli Italiani di Gardone riviera fu realizzato dalla Fondazione d'Annunzio in occasione del centenario della nascita del Poeta. Tale esposizione fu conservata fino al 1993 quando, in occasione dei restauri interni, venne organizzato un nuovo percorso museale,che prevede la visita delle singole stanze della casa-museo che conservano arredi e mobili d'epoca e decorazioni parietali di particolare pregio artistico. Ogni stanza è illustrata con una didascalia che ripropone brani del Notturno in cui il Poeta ricorda con parole ricche di sentimento sia gli ambienti sia le persone a lui care.
Il Museo è arricchito da pannelli didattici nei quali sono riportate notizie sulla famiglia del Poeta, con riferimenti letterari e fotografici e sulla ricostruzione degli avvenimenti che lo videro protagonista di episodi clamorosi durante la prima Guerra Mondiale e nell'impresa di Fiume.

http://www.casadannunzio.beniculturali.it/



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