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"La stanza del vescovo" di Piero Chiara


Ho letto tutto d'un fiato un libro, la scorsa nottata: "La stanza del vescovo" di Piero Chiara.
Un romanzo bellissimo di cui consiglio la lettura; vi racconto poco per non anticipare niente e lasciar gustare questo grande libro e scrittore.

E' un romanzo di Piero Chiara ambientato sul Lago Maggiore. 
Narra la vicenda di Mario Temistocle Orimbelli, che dopo essere stato lontano dall'Italia per dieci anni, prima e durante la seconda guerra mondiale, una volta tornato a casa cerca di sopperire alla monotonia matrimoniale con avventure boccaccesche. La storia, ambientata in primo luogo ad Oggebbio, dopo una prima parte da commedia, diventa gialla, drammatica e infine tragica.

Da questo libro è stato tratto l'omonimo film per la regia di Dino Risi e l'interpretazione di Ugo Tognazzi, Patrick Dewaere ed Ornella Muti.

http://it.wikipedia.org/wiki/La_stanza_del_vescovo

Vi riporto qui uno stralcio.

Nel tardo pomeriggio di un giorno d'estate del 1946 arrivavo, al timone di una grossa barca a vela, nel porto di Oggebbio sul Lago Maggiore. L 'inverna, il vento che nella buona stagione si alza ogni giorno dalla pianura lombarda e risale il lago per tutta la sua lunghezza, mi aveva sospinto, tra le dodici e le diciotto, non più in su di quel piccolo abitato lacustre, dove decisi di pernottare.
Trovandomi, come quasi sempre, solo a bordo, lavorai una mezz'ora per ormeggiare la barca in buona posizione, incappare le vele e prepararmi la cuccetta per la notte, sempre sotto gli occhi di un signore di mezza età, che fin da quando aveva gettato l'ancora nella melma del porticciolo aveva preso come passatempo lo spettacolo del mio arrivo. Cosa solita a quel tempo nei nostri porti, dove spesso sostavano villeggianti o padroni di ville annoiati. per i quali l'arrivo di una barca mai vista, d'un battello o d'una draga, bastava a dissolvere la malinconia di quel loro stare sul lago, dove speravano di trovare distensione e diletto, finendo invece col raccogliervi rompi mento infinito di scatole se proprietari, depredamento d'albergatori se semplici soggiornanti, e tutti, verso sera, struggimento di cuore al pensiero delle spiagge marine, che tra bunker e fortini appena smantellati andavano già riempiendosi di nudi femminili, di friggitorie di pesce, di dancings e di cinematografi.
Il signore che mi guardava dall'alto del molo, appoggiato come un capitano di nave alla sbarra di ferro del parapetto, non poteva tuttavia venir assegnato a nessuna di quelle categorie di scontenti del lago che si accorgono, troppo tardi, di aver sbagliato scelta. Aveva l'aria di starci con gusto nel paese e di godere il silenzio che aveva alle spalle, dove le poche case lungo la riva, il ristorante, la tabaccheria e il botteghino sempre chiuso della Navigazione parevano dipinti su un telone, tanto erano privi di vita e di un qualsivoglia movimento di persone o di merci.
Dietro le case, una parete di lauri, magnolie, pini, acacie, canfore, e più sopra castagni e querce, incombeva sull'acqua dove stavo trafficando, rendendola cupa e verde come il fondo di uno stagno. Sempre sotto lo sguardo pacifico del terraiolo che stava affacciato al parapetto, tirai sopra la barca il telo impermeabile col quale la coprivo di notte, poi feci forza sul cavo di ormeggio per approssimarmi con la poppa al terrapieno del porto. Mollai il cavo e con un salto fui a terra.
Arrivato in cima alla scaletta di granito che portava sul molo, mi trovai così vicino all'unico testimone del mio arrivo, che fu naturale per entrambi salutarci con un cenno del capo e un" buona sera " a mezza voce, come si usa per civiltà e buona creanza anche fra estranei in montagna e in mare o comunque per acqua, quando si viaggia e si incontrano altri viaggiatori.


Oggebbio, sul Lago Maggiore dove è ambientata la vicenda


Villa Castelli (Stresa, Via Torino) che nel film è stata utilizzata come Villa Cleofe.


Dall'alto, da satellite (Google Maps)


Vista dall'Isola Bella


La villa negli anni '50







Una scena del film: dal terrazzo si vede l'Isola Bella


L'imbarcazione "Tinca" usata per girare il film

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DIY - La soupe à l’oignon


Finalmente ho trovato il tempo di cucinare la Soupe à l'oignon e respirare un po' di air de Paris a casa.

Vi riporto la ricetta che ho seguito.

Ingredienti per 4 persone:

500 g di cipolle ramate, bianche e scalogno
80 g di burro
1 cucchiaio di farina
brodo di manzo q.b.
2 foglie di alloro
salvia
baguette tagliata a fette
50 g di gruyère o emmenthal a fette
50 g di gruyère o emmenthal grattugiato
parmiggiano grattugiato
sale

Preparate il brodo di carne, facendo attenzione a schiumarlo prima di aggiungere carote, cipolla, sedano e erbe aromatiche.





Nel frattempo mondate e tagliate ad anelli sottili tutti i tipi di cipolle. 




Fate fondere il burro in una casseruola ed unitevi le cipolle, facendole cuocere a fuoco lento per circa 20-25 minuti mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.




Quando inizieranno a diventare dorate aggiungete la farina per 2 minuti fino a quando il tutto prenderà un po' di colore.


Unite il brodo caldo e aggiungete ora l’alloro. Regolate di sale e di pepe e portate ad ebollizione. Coprite e proseguite la cottura a fuoco basso per circa 40 minuti, mescolando di tanto in tanto.


Tagliate la baguette a fette, posizionatele su di una teglia e fatele dorare sotto al grill del forno da entrambi i lati. 





Posizionate le fette tostate sul fondo di 4 piccole zuppiere; poi tagliate delle fettine sottili di gruyère o emmenthal e appoggiatele sulle fette. Cospargete tutto con il parmiggiano grattuggiato.



Aggiungete alcuni mestoli di brodo di cipolle.
Poi coprite con un altro strato di fette tostate e spolverate il tutto con l'ultimo parmiggiano grattuggiato.


Mettete in forno attivando il grill fino ad ottenere una crosticina dorata e servite caldo. E poi mangiate!

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La storia di Gino


E' da tempo che volevo raccontare la breve storia di Gino il gondoliere.

Negli anni '60, Gino il gondoliere nato e vissuto da sempre nella sua Venezia, si trasferì in un'altra località.


Inizialmente triste e affranto per l'abbandono della sua città natale, poi si rincuorò trovando in un piccolo paese vicino alle valli di Comacchio acque accoglienti e fedeli nelle quali continuare a navigare con la sua gondola.


Nel 2011, Gino, però, dopo tanti anni di navigazione adriatica, decise di cambiare vita trasferendosi finalmente in montagna, tra le Alpi innevate.


Ma ben presto, la vita montanara cominciò a stargli stretta: senza un corso d'acqua dove remare Gino davvero non ce la poteva fare.
E così decise di trasferirsi, pensando, questa volta definitivamente, nella Ville Lumiére: sulla riva della Senna sicuramente avrebbe trovato la sua strada e avrebbe fatto nuove conoscenze con i marinai dei bateaux mouches.


Il giorno portava in giro lungo la Senna i turisti che venivano a visitare la capitale francese; tutti erano davvero senza parole: Gino il gondoliere veneziano con la sua gondola a Parigi! Che invenzione originale!
La sera, Gino si ritirava nel suo piccolo e modesto appartamento di Montparnasse dove per ore leggeva e sfogliava volumi di arte e si appassionava al periodo degli années folles della città che ormai amava come la sua Venezia. Quando il suo amico Bois non era fuori casa per fare il modello per alcuni famosi pittori, insieme bevevano assenzio e leggevano la storia della città di Livorno dove presto, forse, sarebbero andati insieme.


Un giorno, però, Gino decise di tornare nella sua terra: gli mancava troppo il tramonto sulle acque della laguna, il campanile nella foschia di novembre, le grosse onde come quelle del quadro di Hokusai che il suo amico Bois gli aveva mostrato che, spesso, avevano sfidato la sua piccola gondola negli anni della sua gioventù.


Così tornò a Venezia per continuare a navigare nelle sue acque, portando con sè tutti i bei ricordi del passato.
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Montparnasse 19


Anche intitolato "Les amants de Montparnasse", questo film del 1958 fu diretto da Jacques Becker. La storia si basa sulla vita del pittore italiano Amedeo Modigliani, in particolare sul suo ultimo anno di vita, vissuto appunto nel quartiere di Montparnasse.
Esistono almeno due versioni del film. La più lunga ha durata di circa due ore e presenta un maggior numero di scene concernenti il personaggio di Léopold Zborowsky.

Originariamente fu diretto da Max Ophüls, ma il regista morì presto di malattia cardiaca reumatica e il suo amico Jacques Becker assunse, dopo la sua morte, la direzione della pellicola.

Gli attori principali sono: Gérard Philipe nel ruolo di Amedeo Modigliani, Lilli Palmer nel ruolo di Béatrice Hastings, Lino Ventura nel ruolo di Morel, Anouk Aimée in Jeanne Hébuterne e Pâquerette in Madame Solomon.





Locandine








Durante le riprese


Con Foujita

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