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"La montagna incantata" di Thomas Mann



Sto finendo la lettura di questo romanzo di Thomas Mann, affascinante e misterioso come tutti gli altri che ho letto.
Nonostante sia una lettura impegnata, lo consiglio vivamente a chi ama, come me, quelle ambientazione un po' tenebrose, ma piene di sottili passioni umane.

E' un romanzo dello scrittore tedesco Thomas Mann pubblicato nel 1924. È considerato una delle opere più significative della letteratura del XX secolo.

Mann iniziò a lavorare a La montagna incantata nel 1912, concependo inizialmente il progetto come un racconto breve in cui sviluppare in chiave ironica alcuni dei temi già presenti in La morte a Venezia. L'idea centrale riflette le esperienze ed impressioni relative al soggiorno della moglie, a quel tempo sofferente di una malattia polmonare, nel sanatorio del dottor Friedrich Jessen a Davos in Svizzera, durato diversi mesi. Mann le fece visita nel maggio e giugno del 1912, facendo la conoscenza del personale e dei degenti di questo centro medico cosmopolita. Secondo quanto affermato dallo stesso scrittore in un'appendice più tardi aggiunta al volume, l'esperienza fornì il materiale per il primo capitolo (L'arrivo) del romanzo.
Lo scoppio della prima guerra mondiale interruppe il lavoro sul libro. Il conflitto e le difficili condizioni del dopoguerra indussero l'autore a un sostanziale riesame della società borghese europea che tenesse conto delle perverse tendenze distruttive mostrate da una gran parte dell'umanità cosiddetta 'civilizzata'. Si trovò inoltre a considerare con rinnovata attenzione l'atteggiamento dell'individuo nei confronti di questioni quali la malattia, la morte, la sessualità. Ne conseguì una sostanziale revisione del testo che venne notevolmente ampliato e finalmente completato nel 1924. Der Zauberberg fu pubblicato in due volumi, nel novembre dello stesso anno, da S. Fischer Verlag a Berlino.

La storia è ambientata negli anni precedenti la prima guerra mondiale. Il protagonista è il giovane ingegnere di Amburgo Hans Castorp, agli inizi della carriera nell'industria navale. La narrazione inizia con la visita di Castorp, programmata per tre settimane, al cugino, militare di carriera, Joachim Ziemssen presso il sanatorio Berghof a Davos, sulle Alpi svizzere, qui ricoverato a causa della tubercolosi.
Poco prima del previsto ritorno, Castorp si sottopone a una visita a causa di una leggera infezione bronchiale e viene persuaso a rinviare la partenza in attesa di un miglioramento delle sue condizioni di salute. La prima metà del romanzo descrive i primi mesi del soggiorno durante i quali il protagonista fa la conoscenza di una serie di personaggi che costituiscono un microcosmo della società europea del tempo. Particolare impressione fa su Castorp l'umanista ed enciclopedista italiano Lodovico Settembrini, allievo di Giosuè Carducci, che ne diventa una sorta di mentore. Un'altra rilevante figura è costituita da Madame Chauchat, moglie di un funzionario russo, di cui Castorp si innamora fin dai primi giorni, ma con cui avrà modo di parlare solo assai più tardi, poco prima della partenza di questa per un lungo soggiorno in Spagna e in altre località europee.
La malattia si rivela in realtà tubercolosi e tratterrà il protagonista lontano dalla vita attiva per sette anni. La narrazione segue la percezione del tempo degli stessi malati per cui esso trascorre quasi inavvertitamente: mentre la prima parte del romanzo descrive il primo anno di soggiorno di Castorp, la seconda tratta dei restanti sei. All'umanista Settembrini si affianca intanto il gesuita Leo Naphta, la cui filosofia a tratti cinica e radicale fa da contraltare alle posizioni moderate dell'italiano, mettendone in luce i limiti senza però fornire una visione organica del mondo che possa essere accettata dall'animo essenzialmente borghese di Castorp. Alle accanite discussioni tra i due intellettuali il protagonista assiste rendendosi via via sempre più partecipe, mentre il cugino Joachim, che spesso lo accompagna, mantiene sempre un marcato riserbo. Quest'ultimo, insofferente all'inattività a cui le condizioni di salute lo costringono, decide all'improvviso e risolutamente di far ritorno al "piano" e alla carriera militare nonostante l'opinione contraria dei medici, i quali invece dichiarano "guarito" Castorp che si rifiuta però di lasciare la clinica. Diversi mesi più tardi, a causa di un aggravarsi della malattia, Joachim fa ritorno a Davos in compagnia della madre e, poco tempo dopo, muore.

Negli ultimi capitoli del romanzo, fa la sua comparsa, accompagnato dalla signora Chauchat, il magnate Mynheer Peeperkorn, ultima figura ad esercitare una forte influenza sul protagonista. Nonostante questi goda dei favori della mai dimenticata dama russa e ne sia dunque rivale in amore, Castorp rimane affascianto dalla forte personalità del ricco edonista olandese. Poco dopo però questi, quasi inspiegabilmente, si suicida.
Nella parte finale del romanzo inizia a serpeggiare nel sanatorio una forte insofferenza e inquietudine; simbolo probabilmente della fine della Belle époque, ma anche delle future contraddizioni della Repubblica di Weimar. Persino le discussioni tra Naphta e Settembrini si fanno più veementi e il primo sfida l'altro a duello. Al rifiuto di Settembrini di sparare all'amico però Naphta si spara in testa uccidendosi. Verso la conclusione, la prima guerra mondiale ha inizio e Castorp scende al "piano" per arruolarsi nell'esercito. La sua eventuale morte in battaglia viene suggerita alla fine del romanzo.

La montagna incantata è caratterizzata da una narrativa densa di erudizione e spesso ambigua che ha determinato un certa varietà di giudizi critici. A fianco di uno scrupoloso realismo nella descrizione di personaggi e situazioni, si ritrova un marcato simbolismo, nei toni con cui viene descritto, ad esempio, il fluire del tempo o le impressioni e meditazioni del protagonista. I personaggi stessi, rappresentano, più o meno apertamente, le diverse tendenze filosofiche del tempo con cui Castorp viene, in questo modo, successivamente in contatto. Il rapporto tra l'ordine e l'equilibrio della morale borghese e il vitalismo estetico, già analizzato in un contesto di malattia e morte in La morte a Venezia, è qui interpretato con sottile ironia e presentato in relazione al più ampio panorama del pensiero europeo del primo Novecento.
Il romanzo si rifà apertamente alla tradizione europea, e particolarmente tedesca, del romanzo di formazione o Bildungsroman, benché, come dichiarato dallo stesso autore, ne sia, al tempo stesso, una parodia. Nei capitoli iniziali, il protagonista mostra una spiccata curiosità sia nei confronti delle scienze naturali che delle discipline umanistiche, spesso in contrasto con l'atteggiamento chiuso e riservato del cugino Joachim. Con il passare del tempo impara però a mantenere una certa distanza dalle posizioni pur affascinanti ma estreme del gesuita Naphta, così come sviluppa anche un certo scetticismo rispetto agli slanci retorici dell'umanista Settembrini. A differenza del tipico impianto del romanzo di formazione, è stato sottolineato come la maturità acquisita da Castorp non sembra avere come scopo un futuro vissuto nella pienezza dello spirito finalmente raggiunta. Pare invece, a causa della prospettata e probabile morte nel conflitto mondiale, quasi fine a se stessa o comunque inutile e inconsistente di fronte all'irrazionalità della guerra.

http://it.wikipedia.org/wiki/La_montagna_incantata


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